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Monteverde e villa Pamphili

Uno dei quartieri più eleganti e signorili di Roma è indubbiamente Monteverde, collocato al di là delle mura gianicolensi nella zona sud-ovest della città al confine con Ostiense, Testaccio, Trastevere, Portuense ed il quartiere Aurelio. Si divide in Monteverde vecchio e Monteverde nuovo, entrambe zone molto tranquille, prevalentemente residenziali e poco frequentate dai turisti. La parte vecchia è stata realizzata in base al piano regolatore del 1909, è molto chic, ricca di villini con giardino in stile classico costruiti agli inizi del XX secolo, aree verdi e panorami mozzafiato sulla città. La parte nuova invece risale al periodo fascista, è maggiormente caratterizzata da condomini anche se non di grandi dimensioni ed attività commerciali di vario genere (gelaterie, bar, alimentari, negozi “vecchio stampo”) che conferiscono al quartiere un’aria familiare e confortevole.

Punto forte del quartiere è il parco di Villa Doria Pamphili, meravigliosa villa storica classificata come la più grande di Roma per la sua estensione di 184 ettari ed un perimetro di 9 km: da Porta San Pancrazio fino ad oltre l’Olimpica passando per le mura aureliane. Ideale per una camminata all’aria aperta immersi nella natura tra piante di rilievo botanico anche rare, per andare a correre e fare attività sportive, per una passeggiata culturale tra ville storiche e statue antiche (realizzate tra gli altri da Bernini, Borromini e Valvassori) sparse tra bellissime fontane, laghi, canali,viali di pini, serre ottocentesche e giardini all’italiana.

Di proprietà della famiglia Pamphili ed in seguito anche di quella Doria grazie al matrimonio di Anna Pamphili con Giovanni Andrea Doria nel 1760, la sua realizzazione fu iniziata nel 1644 ma è stata aperta al pubblico nel 1972. Le testimonianze storiche di maggior pregio immerse nel verde del parco sono tante e si possono scoprire camminando tranquillamente.

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Tra le varie troviamo Villa vecchia, edificio cinquecentesco che aveva funzione di alloggio per papa Innocenzo X ed i suoi familiari. Il Casino dell’Algardi chiamato anche casino del Bel Respiro o casino Allegrezze è il punto forte della villa, completato dal giardino segreto e dal giardino del teatro: edificio di pianta palladiana dotato di un grande salone centrale a doppia altezza decorato con stature antiche e stucchi, era principalmente adibito a feste e ricevimenti. Essendo in posizione rialzata da qui si gode inoltre di una favolosa vista sulla città e sulla cupola di San Pietro. C’è poi la Palazzina Corsini, un edificio settecentesco di grande pregio ristrutturato da Andrea Busiri Vici e che oggi ospita la Casa dei teatri (biblioteca e spazio espositivo del comune di Roma).

Una visita a questa splendida villa è un appuntamento imperdibile per i tutti i romani, non solo i residenti nel quartiere Monteverde, in cerca di un oasi di pace e relax nel caos della città con un perfetto mix di natura e cultura.

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La street art a Tor Marancia

Se siete appassionati di street art (della quale ultimamente Roma si sta riempiendo) non potete non aver sentito parlare del lotto di case popolari Ater nel quartiere di Tor Marancia recentemente reso bellissimo ed artisticamente molto ricco dai 20 murales realizzati sulle facciate di un gruppo di palazzi da altrettanti artisti di calibro internazionale. Questa operazione artistica ha contribuito anche a rendere nota questa zona della città poco conosciuta alla maggior parte dei romani prima dell’intervento degli street artist. Siete già andati in esplorazione? Anche se si tratta di un quartiere non facilissimo (c’è un alto tasso di criminalità e di abbandono scolastico) e privo di un vero centro o piazza principale, una passeggiata in zona è vivamente consigliata perché sta diventando un museo a cielo aperto da non lasciarsi sfuggire!

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Ma dove si trova Tor Marancia? Parliamo di un quartiere popolare e periferico (ma ormai neanche troppo) che sorge nelle vicinanze dell’Eur, di Ostiense e della Garbatella. Una ex borgata nata alla fine degli anni ’30 in una zona paludosa in piena campagna per accogliere molti sfollati del centro storico della città in seguito agli abbattimenti delle abitazioni in via dei Fori imperiali eseguite dal regime fascista ed anche emigranti del centro e sud Italia: era costituita per lo più da case basse, piccolissime e rudimentali che ospitavano famiglie numerose ed erano soggette a frequenti allagamenti dovuti alle esondazioni del fosso di Tor Carbone tanto da far meritare a questa zona il soprannome di Shangai per la popolosità e per le alluvioni. Nel 1948, considerata la situazione malsana, le case furono abbattute e al loro posto edificati dei caseggiati popolari gestiti dall’Ater (azienda territoriale per l’edilizia residenziale) esistenti ancora oggi.

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Il nome Tor Marancia deriva da un’antica tenuta con torre annessa situata nei pressi dell’Ardeatina e da Amaranthus, un liberto di una famiglia di nobili romani che avevano abitato la zona a forte connotazione agricola. È attualmente visibile una torre alta 15 metri e dotata di merlatura, feritoie e finestre risalente al XIII secolo, testimonianza delle numerose fortificazioni dell’epoca medievale presenti in città. Per una passeggiata nel verde è inoltre visitabile la tenuta di Tor Marancia: un’estesa area naturalistica inserita all’interno del Parco archeologico dell’Appia antica molto interessante dal punto di vista botanico.

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Il lotto Ater attualmente riqualificato rappresenta una testimonianza importante del rinnovamento culturale che sta avvenendo nel quartiere (o almeno del tentativo in questo senso), oggetto ultimamente di maggiore cura ed attenzione grazie anche al coinvolgimento attivo dei cittadini. La bellezza non sarà risolutiva ma può contribuire a cambiare la percezione di un quartiere e ad attrarre l’attenzione su di esso e sui suoi problemi permettendo di cambiare la situazione.

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Dal car sharing al car pooling: nuove soluzioni per muoversi a Roma

Spostarsi in giro per Roma. Basta questa semplice frase a scatenare preoccupazione ed ansia in tutti i romani che devo affrontare questo problema ogni giorno per andare a lavoro, portare i bambini a scuola o semplicemente andare a trovare dei parenti che abitano in una zona opposta della città. Il traffico, è cosa stra-nota, è la croce di tutti gli abitanti di Roma che prendono la macchina ogni giorno (e se piove lasciamo proprio stare!). Ma anche chi si muove con i mezzi pubblici non si trova in una situazione migliore: la metro è sempre piena fino all’orlo e non passa spesso come dovrebbe e gli autobus si fanno attendere ore alla fermata facendo perdere la pazienza anche a chi ne ha ottime riserve.

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Qual è allora la soluzione, se esiste? Un motorino è una buona idea per muoversi velocemente e svicolare tra le auto (sempre con molto attenzione e prudenza ed indossando il casco) ma ultimamente si stanno diffondendo anche a Roma alcune nuove modalità di utilizzo della macchina che si rivelano molto interessanti e convenienti. Parliamo del “car sharing” (con “car2go”, il progetto Enjoy di Eni, il Bee Mobility Sharing) e del car pooling (come Blablacar). Li conoscete? Li avete già provati? Potrebbero piacervi parecchio se vi aprite alla novità.

Con tutti questi nomi si indica una pluralità di servizi alla cui base c’è il concetto innovativo di condivisione dell’automobile che conduce ad un nuova esperienza della mobilità con un notevole risparmio di costi e tempi ed una maggiore praticità. Affidandosi a questi servizi non si possiede più un auto personale con costi di benzina, bollo, assicurazione, manutenzione, parcheggio e così via ma si utilizza l’automobile solo al momento dell’effettivo bisogno condividendola con altri utenti. Si acquisisce una nuova filosofia dello spostamento secondo la quale l’auto viene utilizzata solo in caso di necessità e ci si affida a servizi che permettono tramite l’uso dello smartphone di reperire l’auto disponibile più vicina nell’ambito del servizio scelto.

A Roma servizi come Car2go ed Enjoy stanno riscuotendo sempre maggior successo negli ultimi due anni tra gli automobilisti abituali, affascinati da questo nuovo modo di spostarsi in città con molti meno vincoli ma anche da ragazzi o studenti che ancora non possiedono una macchina personale per ragioni economiche o logistiche e trovano questo servizio molto conveniente e pratico. La tecnologia dà poi un aiuto importante nel semplificare le cose poiché basta utilizzare lo smartphone o il tablet per prenotare l’auto più vicina alla zona in cui ci si trova ed accedere al servizio in modo molto rapido ed intuitivo.

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Il car pooling è qualcosa di un po’ diverso e consiste infatti nella condivisione della propria auto con altre persone che condividono la totalità o parte del proprio tragitto in modo quotidiano o occasionale (per esempio da casa al lavoro oppure in un viaggio): i vantaggi sono divisione delle spese, riduzione dell’inquinamento e compagnia.

Provare per credere!

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Il laghetto dell’Eur e il nuovo acquario di Roma

Vi siete persi la tradizionale fioritura primaverile dei ciliegi (Hanami) in perfetto stile giapponese al laghetto dell’Eur? È un gran peccato perché una passeggiata tra i vialetti del parco colorati di petali rosa dalle più varie sfumature è un momento molto piacevole da vivere per i romani e non ma un giro al giardino è comunque una buona idea in tutte le stagioni. Se siete romani ci sarete sicuramente già stati più di una volta anche se non siete di zona e comunque ci sarà occasione la prossima primavera.

Il vero nome del laghetto delll’Eur è Parco centrale del lago e si tratta di una vasta area verde con al centro un laghetto artificiale: entrambi furono progettati nel 1936 dall’architetto Raffaele De Vico come parte integrante del quartiere Eur in occasione dell’Esposizione universale del 1942 da cui ebbe origine l’intero quartiere nella zona sud di Roma. Furono però realizzati soltanto nel dopoguerra in occasione dei giochi olimpici del 1960.

Il bacino artificiale è chiuso su due lati dal palazzo della banca Unicredit e dalla torre dell’Eni mentre il lato che va verso il mare è sovrastato da una collina in cima alla quale sorge il Palazzo dello Sport. L’area verde è ricchissima di alberi di vario genere e nel laghetto si svolgono varie attività sportive acquatiche, prima fra tutte il canottaggio. Per chi vuole nuotare in un ambiente più ristretto nelle vicinanze si trova anche la piscina delle Rose.

Il progetto originale del Parco centrale del lago prevedeva anche un acquario che non fu mai realizzato ma che vedrà origine, sebbene in un’altra forma e dopo molti anni di progettazione, tra poco. Il progetto antico degli architetti De Vico e Marcello Piacentini è stato infatti rielaborato in chiave moderna e a giugno ha aperto Mediterraneum, il primo acquario di Roma che prenderà forma interamente sotto il laghetto ed avrà una superficie di 14mila metri quadrati.

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Mediterraneum ospiterà in parte un acquario dove sarà possibile ammirare migliaia di pesci provenienti da tutto il mondo ed in parte l’Expo del Mediterraneo, uno spazio espositivo permanente di 4000 metri quadri dotato di tecnologia avveniristica per permettere la divulgazione scientifica su temi ambientali e marittimi ad un vasto pubblico. Tra le principali attrazioni ci saranno elementi multimediali come i pesci robot che potranno essere pilotati dagli utenti attraverso dei touch screen all’interno di vasche per scoprire così informazioni e abitudini delle varie specie ed il cinema 4d per immergersi interamente nei vari ambienti marini.

Una passeggiata all’Eur è d’obbligo a questo punto!

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L’incubo del parcheggio a Roma

È da un po’ di tempo che fervono lavori di sistemazione di alcune strade di Roma, con correzione degli incroci finalizzata a canalizzare il traffico.
In sostanza queste opere modificano i marciapiedi e gli spartitraffico in modo da evitare il parcheggio delle macchine in prossimità dei crocevia.

In teoria sarebbe un scelta giusta, finalizzata ad evitare il parcheggio selvaggio in seconda fila che ormai è divenuto la normalità. Ma solo in teoria, perché così facendo si restringono notevolmente le carreggiate proprio in prossimità degli incroci, ove sarebbe necessario migliorare la velocità di scorrimento con due vetture affiancate, anziché incolonnarle (molto spesso) in fila per una, aumentando così i tempi necessari agli attraversamenti degli stessi.

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L’altro lato negativo è, come detto, la diminuzione dei posti parcheggio che non può essere sottovalutata nelle situazioni di ordinario caos che imperano ogni giorno nella nostra capitale.

Se a questo aggiungiamo che i lavori necessari a tali modifiche si protraggono per oltre un mese ad incrocio, otteniamo un netto peggioramento della viabilità, davvero dannoso su strade ad alta affluenza automobilistica, inoltre durante i lavori, a causa della rimozione dell’asfalto, si è verificato anche un allagamento della sottostante stazione della metropolitana, con danni e disagi agli utenti.

Ci chiediamo se non sarebbe meglio spendere il denaro nei più semplici rifacimenti dei manti stradali che, quelli sì, abbisognano di urgenti ed estese cure su tutto il territorio cittadino, ma che pare poco interessino, da sempre, il Governo della città.

In una Italia dove si professano tanti diritti … quando ci sarà anche il diritto a poter circolare su strade decenti e ad usufruire di quella estesa rete di trasporti pubblici (bus, metropolitana, treni) tali da abbattere il problema traffico e permettere a chi usa l’automobile di poter parcheggiare senza ricorrere alla seconda fila e rischiare di dover pagare una gabella?

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Testaccio cuore della romanità

Se si dovesse chiedere ad un romano quale sia il quartiere che più di ogni altro esprime meglio il concetto di romanità la sua risposta sarebbe sicuramente Testaccio. E’ già non vi poteva essere risposta più azzeccata visto che questo quartiere è stato il primo esempio di urbanizzazione della città. Il suo nome deriva dal Monte Testaccio che si trova nei paraggi, un cumulo di cocci e detriti vari accumulatesi negli anni fino a raggiungere l’altezza di 35 metri.

Questo è anche il quartiere che ha dato i natali alla squadra di calcio della Roma, qui si trova il più vecchio ed importante Roma Club della città e tutta la vita del quartiere è colorata di giallo rosso.

Numerosi negli anni sono sorti al’interno del quartiere osterie, ristoranti, fraschette dove poter andare a gustare i piatti della cucina tipica romana. Il sorgere di queste attività era anche favorito dal fatto che il quartiere era la sede del mattatoio comunale e che a poca distanza da esso vi erano i mercati generali.

Testaccio

Negli ultimi anni Testaccio è diventato anche uno dei quartieri centrali della movida romana, infatti oltre ai ristoranti sono sorti numerosi locali notturni, pub, discoteche dove romani e turisti si riversano per passare le loro serate all’insegna del divertimento.

Ma il quartiere si è evoluto anche culturalmente tanto che si è deciso di scegliere proprio Testaccio come sede del MACRO cioè il Museo di Arte Contemporanea di Roma e di portare lì anche una delle sedi della Facoltà di Architettura di Roma Tre.

Insomma se volete passare una serata all’insegna della romanità dovete assolutamente passare da Testaccio dove potrete prima cenare in un ristorante tipico Roma e poi andare a divertirvi in uno dei tanti locali presenti nel quartiere.

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La festa dei Lupercalia

Intrisa di elementi mitici e arcaici, dopo un rito iniziatico , si svolgeva la festa dei Lupercalia, che iniziava nella grotta del Lupercale ed era caratterizzata dalla corsa selvaggia, intorno al Palatino, dei luperci, sacerdoti di Fauno Luperco, cinti solo di pelle di capra durante la festa che si teneva il 15 febbraio di ogni anno.

La grotta è simbolo della romanità stessa in quanto secondo la leggenda vi vennero allattati dalla lupa i gemelli Romolo e Remo, in realtà è uno dei monumenti più antichi di Roma risalendo a prima della fondazione stessa della città.

lupercalia

Gli autori antichi parlano di una grotta circondata da fitta vegetazione, tra cui un albero di fico, nei cui pressi scaturiva una sorgente e doveva trovarsi sulle rive del Velabrum, la palude che veniva inondata dal Tevere durante le piene e che si trovava nei pressi del Circo Massimo.

Il Lupercale fu curato, restaurato e ben tenuto dai Romani fino alla fine del v secolo d. C. dopo questo periodo non si sa più nulla su questo monumento, legato come era a miti leggendari e a feste selvagge!

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L’Auditorium di Renzo Piano

Due parole (rivolte a chi eventualmente non lo conoscesse bene) per menzionare il grande Renzo Piano, architetto italiano noto in tutto il mondo e padre dell’Auditorium, l’ultima grandiosa opera architettonica che la città di Roma ha visto fiorire dai tempi della costruzione del Foro Italico e dell’EUR.

Si può dire che anche la nostra città a questo punto può vantare una grande realizzazione di questo architetto che ha ottenuto riconoscimenti internazionali, universitari e quelli in concorsi nazionali e mondiali. Gli sono state dedicate mostre in Europa, negli Stati Uniti d’America, in Giappone e in Australia. Sbalorditiva è poi la sequenza di opere prestigiose realizzate nelle città italiane ed estere al punto che ci chiediamo quale possa essere il segreto di questo uomo nato a Genova nel 1937. Sicuramente la sua fama è legata alla capacità di portare nel suo lavoro concetti innovativi, uniti all’uso mirato di materiali e tecnologie all’avanguardia, tuttavia non bisogna pensare che le sue opere siano avulse dal vissuto dell’umanità, lui stesso dice del suo mestiere: “Quello dell’architetto è un mestiere antico come cacciare, pescare, coltivare ed esplorare. Dopo la ricerca del cibo viene la ricerca della dimora. Ad un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi offerti dalla natura, è diventato architetto” e poi dice: “Personalmente trovo che la mia voglia di esplorare sentieri non battuti vada perfettamente d’accordo con la mia riconoscenza nei confronti della tradizione. Forse questo è un tratto europeo, forse è specificatamente italiano. Certamente è l’eredità di una cultura umanista”.

Nato dal nulla? No. E’ nato in una famiglia di imprenditori edili e dopo la laurea, ha effettuato esperienze presso gli architetti affermati degli anni sessanta, ha iniziato quindi un lavoro di sperimentazione con esiti originali, dedicandosi allo sviluppo di strutture spaziali a guscio, riproposte pure nell’Auditorium di Roma. E’ degli anni settanta il suo progetto più discusso affidatogli a Parigi da Georges Pompidou, si tratta del palazzo dell’arte contemporanea, che Renzo Piano realizzò con un impianto architettonico innovativo, utilizzando materiali inusuali, tanto più se si considera che il museo si trova nel cuore della capitale francese, tra palazzi d’epoca. Il centro suscitò un fiume di commenti sia in positivo, che in negativo e Renzo Piano divenne famoso anche tra i non addetti ai lavori tecnici. Sicuramente ormai da lui ci si aspetta l’originalità!

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La villa romana sotto l’Auditorium

Quando si mette mano a qualche opera edile, a Roma si è terrorizzati di scoprire nel sottosuolo l’immancabile lembo di muro o qualche “coccetto”, che inevitabilmente ferma i lavori di sbancamento, ma nel nostro caso l’importanza dei reperti archeologici ha comportato addirittura il riassetto del progetto di Renzo Piano. Si tratta di una scoperta di notevole valore storico-topografico, in quanto è andata a colmare in parte l’ignoranza sulle strutture agrarie dei Romani, nella zona territoriale intorno alla città. La fattoria riemersa durante gli scavi, vide la luce nel VI sec. a.C. e per tipologia appartiene ad un modello ben noto di ville che si diffusero in area centro italica a partire dall’età tardo repubblicana, quindi ciò che ha meravigliato gli studiosi è l’averla trovata in sito in un’epoca così precoce, praticamente una rarità.

Contraddistinta da ampia corte centrale, dotata di forno, di pozzo e di torchio oleario, è stata realizzata con una tecnica edilizia elementare: materiale tufaceo deperibile e pavimenti in semplice terra battuta, Con il passare dei secoli i muri (planimetria in viola) realizzati in opera quadrata, molto più solidi e più impegnativi da eseguire, parlano dell’abilità edilizia romana applicata non solo per le grandi opere pubbliche, ma anche per la costruzione delle case rurali. Con il passare del tempo la disposizione originaria degli ambienti venne radicalmente rinnovata (marrone): si fece più marcata la separazione tra la zona residenziale del padrone (pavimentata in signino, un primitivo stadio di mosaico) e quella di servizio dove lavoravano e vivevano i contadini-schiavi.

Continuò ad essere abitata fino al II sec. d.C. e come segno dell’instabilità dei confini romani, l’intero perimetro della villa venne cinto da un muro, che la separava dai campi coltivati. Si tratta del normale passaggio dell’abitazione rurale autosufficiente al castello medioevale, dotato di mura per meglio proteggersi dall’assalto nemico. Ma nel nostro caso i muri rasati ad una stessa quota fanno supporre una distruzione intenzionale.

Insomma un reperto importante che si è voluto portare alla luce, come raccordo tra passato e presente: un tempo fattoria, oggi Parco della Musica.

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Scoprire Roma online

Roma è probabilmente la città più visitata del mondo ed in effetti chi nella Capitale ci vive si è reso conto già da diverso tempo di un andirivieni di turisti e visitatori come mai si era verificato negli ultimi anni. Molteplici eventi turistici, fieristici e culturali si sono affiancati agli ormai visti e rivisti monumenti che Roma conserva e offre da migliaia di anni. E’ questa la novità: Roma si è proiettata già da tempo nel terzo millennio e non è più soltanto il Colosseo ad attirare milioni di persone ogni anno, e neanche più soltanto la Fontana di Trevi o la Cappella Sistina. Oggi Roma è in grado di offrire importanti alternative culturali ed ospitare eventi legati agli affari e allo sviluppo di relazioni commerciali.

Ma qual’è il modo più semplice per cercare utili e preziose informazioni su Roma di ieri e di oggi? Una mini-guida in pochi passi consente di scoprire a quali fonti attingere per risparmiare tempo e soprattutto ricavare informazioni attendibili.

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I siti ufficiali ed istituzionali di Roma
La consultazione dei siti web ufficiali ed istituzionali consente sicuramente di ricavare informazioni da fonti attendibili e con le sezioni relative agli eventi e alle manifestazioni culturali curate frequentemente; su tutti, il sito web del Comune di Roma dedicato al turismo rappresenta un’ottima opportunità per conoscere meglio Roma.

I blog dedicati a Roma
Leggere i blog che riguardano Roma rappresenta probabilmente il modo migliore per venire a conoscenza di quei piccoli segreti e aspetti meno conosciuti della Città Eterna che solitamente non è facile trovare nelle guide turistiche. Blogger che pubblicano sui blog notizie in base alla propria esperienza vissuta ed alla propria permanenza a Roma ed altri utenti che commentano le notizie stesse sono di sicuro aiuto per farsi un’idea sui tanti aspetti più o meno popolari che riguardano Roma.

I portali turistici con informazioni su Roma
Le informazioni turistiche relative a Roma più suggestive e corredate di splendide immagini sono sicuramente presenti all’interno dei portali turistici di riferimento. Portali locali e portali turistici nazionali con apposite sezioni dedicate a Roma permettono di ricavare preziose informazioni sui monumenti e sui musei della Città Eterna con guide ed itinerari, inclusi i riferimenti utili. Generalmente i portali turistici offrono informazioni piuttosto uniformate rispetto agli altri portali che curano le notizie su Roma e di conseguenza possono essere di aiuto per un primo approccio alla conoscenza e al sapere su Roma.

I social network e le community
Le reti sociali e le comunità che legano gli utenti da interessi comuni rappresentano canali validi per ricavare informazioni pratiche e valide su Roma. Attualmente molte persone hanno a disposizione più di uno spazio per poter pubblicare immagini e video relativamente ai viaggi o alle frequentazioni di locali e luoghi di Roma. Racconti e storie delle proprie esperienze nella Città Eterna aiutano a formarsi un’opinione su situazioni, posti e circostanze che riguardano Roma.

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Il Quadraro tra storia e street art

Popolare, popoloso ed ultimamente in grande giovane fermento. Il Quadraro è un quartiere che al pari del Pigneto, Ostiense e San Basilio sta vivendo una fase di riqualificazione e rinnovato interesse anche grazie al lavoro di numerosi street-artist italiani ed internazionali. Dove si trova il Quadraro? È nella zona urbanistica 6c di Roma tra il VI municipio ed il quartiere Tuscolano ed è collocato dopo Porta Furba sulla via Tuscolana prima di Don Bosco-Cinecittà.

La costruzione del quartiere (che prende il nome dal latino Guadralis) è iniziata nel primo ventennio del Novecento e fino agli anni ’30 con il termine Quadraro ci si riferiva a tutta l’ampia zona che va da Porta Furba agli stabilimenti di Cinecittà. Successivamente alla costruzione degli stabilimenti con Quadraro si intende la zona di più antica costruzione ed urbanizzazione risalente agli inizi del ‘900 e progettata secondo una struttura urbanistica che prevede villini a due o massimo tre piani e molti spazi verdi.

Prima della seconda guerra mondiale fu un quartiere in grande crescita con la costruzione di uffici postali, cinema, un istituto per ciechi e vari altri edifici tra cui molte osterie e trattorie. Durante la seconda guerra mondiale il Quadraro fu roccaforte della Resistenza e visse un periodo molto difficile con l’occupazione nazista. Il quartiere veniva chiamato dagli occupanti “ nido di vespe” e subì il rastrellamento di numerosi partigiani e collaboratori della Resistenza il 17 aprile 1944.

Oggi da borgata di periferia in cui si è trasformato negli anni seguenti, da quartiere che è più che altro un paese all’interno della città, il Quadraro sta attraversando una forte fase di recupero urbanistico e storico-culturale e può essere una meta interessante per una passeggiata domenicale armati di curiosità. Dando un’occasione a questo quartiere scoprirete che si sta trasformando in un museo a cielo aperto, una galleria d’arte totalmente gratuita (il M.u.r.o) che quasi ad ogni angolo offre opere di giovani e bravissimi artisti di street-art (come sta succedendo anche nei quartieri di Ostiense e San Basilio).

Si può iniziare dal tunnel del Quadraro che da via dei Lentuli conduce a via Decio Mure dove da un lato veniamo accolti nel nostro percorso da una grande bocca-murales di Mr Thoms e dall’altro lato troviamo un coloratissimo murales di Giò Pistone. All’angolo in via dei Pisoni c’è il murales di una donna realizzato da Jim Avignon mentre proseguendo sempre per la stessa strada veniamo meravigliati dal teschio multicolore realizzato da Beau Stanton e dall’alieno verdissimo e pop-surrealista (in compagnia di Topolino) di Ron English.

Arrivando su Largo dei Quintili ci troviamo davanti un murales rievocativo del drammatico rastrellamento del 1944 e sul muro di contenimento di via dei Lentuli veniamo stupiti dai tantissimi artisti che si sono cimentati nella sua riqualificazione ed abbellimento: Daviù, Zelda Bomba, Malo Fanfan, Giò Pistone, Dilkabear e Paolo Pietrangeli. E tanti altri se ne aggiungono continuamente in questa grande raccolta di arte di strada fruibile da tutti.

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La Pineta Sacchetti, polmone verde del quartiere Aurelio-Boccea

Se abitate o avete abitato a Roma in zona Aurelio/Boccea non potete non conoscere il parco della Pineta Sacchetti. È parte integrante del Parco regionale del Pineto e rappresenta una vasta zona naturalista che fa da importante polmone verde per il quartiere. Ci avete mai fatto una passeggiata? Ok non è in cima alla lista delle ville di Roma ma è molto vasto e potete scegliere tra due zone in cui camminare: una alta e pianeggiante ricca di altissime piante di pino domestico ed un’ampia valle (Valle dell’Inferno) popolata da centinaia di specie di uccelli e piante che si estende fino alla zona di Valle Aurelia/Balduina e fino al Policlinico Gemelli.

Il Parco ha anche una storia interessante. La proprietà del terreno era di papa Pio V prima che venisse ceduto nel 1598 alla ricca famiglia Sacchetti. I Sacchetti investirono molto nella cura dello spazio verde e ordinarono anche, su volere del cardinale Giulio Cesare Sacchetti, la costruzione di una sontuosa villa di campagna su progetto di Pietro da Cortona. Oggi purtroppo la villa non esiste più e ne sono rimasti solo pochissimi ruderi, molto probabilmente a causa del cedimento strutturale del terreno su cui sorgeva che ne ha determinato il deterioramento (già alla fine del 1600) e poi l’abbandono per scarse risorse economiche.

pineta sacchetti

Le uniche testimonianze dell’antica villa, chiamata Casino Sacchetti, sono i disegni, le incisioni e le descrizioni fatte dai tanti contemporanei affascinati dalla costruzione. Sembra che il Casino, collocato di fronte alla Valle Aurelia e ai giardini vaticani ed arricchito dalla presenza di una vasta pineta, fosse costruito su cinque piani. Nel primo piano c’era una fontana decorata con scogli naturali, al secondo una fontana geometrica con figure di tritoni, al terzo piano un frontone con scale laterali, al quarto c’era il ninfeo e al quinto piano delle rampe concave di accesso alla sontuosa villa.

Nel 1860 la famiglia Sacchetti vendette la proprietà terriera alla famiglia Torlonia che ordinò l’ultima ristrutturazione del Casino ed in seguito, viste le pessime condizioni del territorio, ne decretò l’abbattimento. Passeggiando oggi per la Pineta Sacchetti possiamo imbatterci nei ruderi della villa progettata da Pietro da Cortona, in stato di abbandono e ricoperti dalla folta vegetazione della zona. Il Comune di Roma ha in progetto una ristrutturazione e riqualificazione quando ci saranno sufficienti disponibilità economiche.

Nella nostra passeggiata, entrando dall’ingresso nord del parco, potremo invece imbatterci in una divertente opera moderna: uno scimmione scolpito su un tronco di pino da un anonimo artista di strada negli anni 2000. Dopo essere stato danneggiato, un artista anch’esso anonimo ne ha realizzato il restauro proteggendolo con una verniciatura nera ed una recinzione. Fatevi dare il benvenuto al parco dallo scimmione misterioso!

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Villa Sciarra e l’orto botanico: oasi verdi ai piedi del Gianicolo

Tra Trastevere, Monteverde vecchio e il Gianicolo Roma dà sfoggio di due affascinanti e insolite oasi di verde e relax, tra le tante che offre la città: Villa Sciarra e l’Orto Botanico. Difficile scegliere da quale iniziare considerata la bellezza e la particolarità di entrambi. Ma la bella stagione ormai arrivata ci darà più di un’occasione.

Se volete immergervi in un parco grande ma non gigantesco che vi regalerà il fascino dell’abbandono (vediamolo così) e molta eleganza immersa nel verde allora Villa Sciarra fa per voi. La villa urbana si trova ai piedi del Gianicolo addossata alla mura gianicolensi, prende il nome dalla famiglia pontificia degli Sciarra ma può vantare una storia antichissima addirittura precedente all’epoca romana. In origine era infatti il bosco sacro dedicato alla ninfa Furrina mentre più tardi nell’area sorsero gli Orti di Cesare, lasciati poi in eredità al popolo romano.

villa sciarra

Da metà del 1500 in poi la zona fu edificata ad iniziare dalla costruzione di un Casino ed un edificio a due piani con loggia fatto realizzare da monsignor Innocenzo Malvasia. Dopo essere passata ai Barberini e agli Sciarra l’ultimo proprietario della villa fu George Wurts che la acquistò insieme alla moglie nel 1902. Wurts fece ristrutturare la palazzina in stile neo-rinascimentale e si occupò di ridisegnare il giardino sistemandovi varie statue settecentesche, un tempietto, una voliera ed un castelletto neogotico. Passeggiando nella villa si vedono ancora le tracce della passione con cui Wurts si occupò della proprietà.

Alle pendici del Gianicolo nell’antico parco di villa Corsini troviamo l’orto botanico di Roma, uno dei maggiori d’Italia. Ci siete mai stati? È un tuffo in un’altra dimensione in cui si possono ammirare una quantità enorme di specie differenti di piante proprio nel cuore storico della città. È grande ben 12 ettari ed ospita più di 3000 specie diverse di vegetazione. Ci sono palme, boschetti di bambù e delle felci, un roseto bellissimo ricco di colori, un giardino giapponese, conifere, piante acquatiche e un bosco mediterraneo di sempreverdi con lecci e platani che offre anche bellissimi scorci panoramici sulla città visto che si trova nella parte più alta dell’orto botanico.

Tante piccole meraviglie vanno scoperte passeggiando lentamente in questo parco che conserva ancora qua e là tracce dell’architettura settecentesca. Un’esperienza affascinante e naturalistica nel pieno centro città. L’orto botanico è aperto ai visitatori e vi si svolgono mostre, corsi, conferenze, attività per bambini e per le scuole. Che aspettate ad andarci?