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Affitti troppo cari nelle principali città italiane

È sotto gli occhi di tutti che gli affitti delle case sono eccessivi in rapporto al costo della vita, anche se è vero che i costi per l’acquisto di una casa sono, anch’essi, lievitati in modo anomalo.

Se ne è accorto anche NOMISMA, il quale in base ad una recente ricerca ha rilevato che sono 3,6 milioni le famiglie italiane in difficoltà per l’alto costo della casa. Dal 1998 ad aggi sembra che gli affitti siano cresciuti del 64%, e che in media, per prendere in affitto una casa, bisogna spendere dal 30% al 60% delle entrate di una famiglia. La conseguenza è che, negli ultimi 20 anni, il 50% degli affittuari ha optato per l’acquisto, mentre il restante è sempre più pressato dal crescendo delle azioni di sfratto per morosità, che mettono ogni anno 100.000 famiglie a rischio mentre ben 22.000 perdono effettivamente l’alloggio.

Una situazione questa insostenibile, di cui lo Stato continua a non farsi carico.
Ma per quelli che hanno fatto il grande passo dell’acquisto, non va meglio. Infatti la scelta di mutui a tasso variabile fatta al momento dell’acquisto, in una situazione di offerta economica dei tassi di interesse particolarmente vantaggiosa, e il conseguente, attuale, aumento continuo dei tassi che ha portato le rate a lievitazioni medie del 20%, condurrà sempre più, i nuovi proprietari di casa a divenire insolventi nei confronti delle banche, con le catastrofiche conseguenze che ne deriveranno, con sequestri immobiliari e vendite giudiziarie.

Ad oggi sembra siano già 2.000.000 le famiglie in zona critica per il rimborso dei mutui, e questo dato pare sia destinato ad aumentare.
È evidente che non bastano le Leggi per la “libera negoziabilità dei mutui”, ma occorrono provvedimenti urgenti e concreti atti a salvaguardare sia chi ha comprato la casa, con tutti i sacrifici del caso, e sia chi, non potendoselo permettere, continua a sopravvivere pagando affitti insostenibili.

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La crisi del settore edile nel 2012

Un calo del 14 per cento nel settore delle costruzioni tra il 2011 e il 2012, questo segnala l’Istat dopo aver rielaborato gli ultimi dati di dicembre scorso.

E se ci arriva l’istituto nazionale per le statistiche, in un’analisi dei dati sul tempo lungo di un anno, significa che il blocco dei cantieri è una realtà ormai comune negli scenari urbani delle principali città italiane.

Anche perchè si tratta appunto di un dato nazionale, che molto probabilmente cela cali ancora più accentuati in determinate realtà locali ad alta concentrazione di opere edili per ragioni strutturali.

Dopo un anno di crisi economica le aziende chiudono i cantieri. Ma il dato va arricchito di parecchio.

E’ il sistema finanziario quello che ha bloccato l’intero ciclo del mattone, a Roma come in tutta Italia.

Il blocco dei mutui ha scoraggiato il mercato immobiliare inibendo direttamente le intenzioni di acquisto.

La stretta creditizia che ha interessato le imprese edili, a monte potremmo dire, ha poi favorito la chiusura sistematica dei nuovi cantieri.

Favorendo quel circuito vizioso al ribasso che ha lasciato il settore nella stagnazione più totale.

Così mentre il costo del denaro cresce, i costi per i materiali e dell’energia crescono per colpa della crisi e delle manovre fiscali; e il consumo finale è strozzato dalle contingenze, rimandato, nel migliore dei casi, o del tutto soffocato per difficoltà di accesso al mutuo da parte delle famiglie.

Dal 2013 possiamo aspettarci un miglioramento oggettivo delle condizioni produttive nel settore edile ed immobiliare?

Si, a patto che qualcosa si muova proprio nel ganglio economico che ha paralizzato il continente, quel reparto bancario che oggi più che mai avrebbe il compito di sottrarre i cittadini dalla morsa monetarista che ha governato l’Unione Europea per tanti anni, e invece pianificare un’economia in grado di costruire l’Europa che vorremmo, sul piano fiscale, finanziario ma anche concretamente materiale (infrastrutture, accesso ai beni primari come la casa e altre filastrocche simili, filiera corta dell’ideologia europeista ante litteram).

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Il crollo del mercato immobiliare nel 2012

Si è da poco chiuso il 2012 e già sono usciti i primi dati: il mercato immobiliare si trova in una vera e propria fase di stallo.

In tutto il 2012 abbiamo assistito ad un duplice crollo: delle compravendite e dei prezzi.

Le compravendite su suolo nazionale, secondo la Fiaip, sono diminuite del 17% solamente nel 2012. Questo dato è particolarmente importante se pensiamo che dall’inizio della crisi il numero di compravendite è sceso del 40%.

Stessa sorte è toccata ai prezzi medi di compravendita. Dal periodo che intercorre tra l’inizio della crisi ad oggi, abbiamo assistito ad un collo dei prezzi di compravendita pari al 25%, e solo nel 2012 questo ribasso ha toccato circa il 12%. Naturalmente questo dato si riferisce al ribasso medio applicato su suolo nazionale, basti pensare che nella città di Roma ha raggiunto il 15%.

La compravendita oggi è resa più lunga e complicata a causa di diversi fattori:

  • la stretta creditizia imposta dalle banche che non sono più disposte a erogare mutui a persone non in grado di garantire il loro debito mediante altre garanzie di rilievo;
  • il peggioramento delle prospettive economiche, che toglie alle famiglie i progetti a lungo termine;
  • la sempre crescente imposizione fiscale sulla proprietà.

Anche se queste cifre sono fortemente negative, il “mattone” continua ad essere l’unico investimento capace di garantire un buon rendimento a medio-lungo termine.

Gli esperti del settore immobiliare prevedono un ulteriore ribasso per il primo semetre 2013 e auspicano una ripresa per il secondo semestre 2013.

Naturalmente sarà possibile una ripresa del mercato immobiliare solamente se si verificheranno due condizioni essenziali:

  • le banche dovranno ricominciare ad erogare mutui e dare la possibilità anche alle persone più svantaggiate di poter acquistare la prima casa;
  • il nuovo governo dovrà applicare imposizioni fiscali e trubutarie meno penalizzanti per il settore immobiliare.

Solo allora il mercato riprenderà la sua corsa.

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Il nuovo modello per le agenzie immobiliari 2.0

Forte radicamento online, presenza attiva sui principali social media e voglia di mettersi in gioco e comunicare, questa la formula vincente della nuova agenzia immobiliare.

Curare il proprio sito internet e non trascurare alcun canale per approfondire la propria presenza online, essere capace di connettersi con i nuovi bacini di scelta e di informazione, come Facebook o Twitter, vivere la Rete non solo come mero strumento di contatto commerciale ma come vero canale di marketing a 360 gradi.

Oltre alla necessità di innovare i propri strumenti tecnologici o comunicativi una delle novità del nuovo approccio riguarda il modello di relazione con l’utente internet, potenziale acquirente.

Il dialogo tradizionale lascia il passo ad un approccio molto più concreto ed immediato, dove il mediatore accentua le sue funzioni di esperto interlocutore piuttosto che quello di mero piazzista.

Soprattutto velocità, nella generazione dei contatti e nella profilazione commerciale. E precisione nella formazione dei percorsi di lead generation e nella geolocalizzazione dei potenziali target di mercato.

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Le agenzie immobiliari si promuovono sui motori di ricerca

Il mercato degli immobili si sta avvantaggiando sempre di più della nuova tecnologia, di internet in particolare, che sembra rendere l’economia mondiale sempre più piccola e interconnessa. L’intermediazione immobiliare ha scoperto la pubblicità online, in sostanza: perche estremamente facile, basta quasi un click del mouse, sembra. Gli annunci e la stampa non sono gli unici mezzi per fare pubblicità nel settore immobiliare, questo è sicuro; ed Internet è veramente un grande canale per fare pubblicità ai vostri immobili.

Mucchi di navigatori attualmente sono in grado di utilizzare i motori di ricerca come Google e Bing. Un motore di ricerca è utile per cercare ed ottenere ogni genere di informazioni, necessarie ai bisogni di chiunque. Per essere presenti nei motori di ricerca, che possono raccogliere e gestire una quantità di informazioni illimitate rispetto ai tradizionali giornali di annunci pubblicati a mezzo stampa, è sufficiente pubblicare al meglio possibile le nostre offerte, sul nostro sito o su alcuni dei più diffusi portali di annuncistica gratuita. Abbiamo il meglio a costi irrisori. Basta un PC con collegamento a Internet. Tutto quello che dobbiamo fare è scrivere in bella forma il nostro annuncio, la nostra proposta, i motori di ricerca e la Rete faranno il resto.

C’è ancora la necessità di comprare uno scomparto pubblicitario sui giornali, che per’altro sono già sommersi della pubblicità delle principali agenzie di intermediazione a livello nazionale?

L’ottimizzazione per i motori di ricerca si occupa di perfezionare i meccanismi di indicizzazione dei documenti online ed è una tecnica che può essere molto interessante per gli agenti immobiliari: non per nulla negli Stati Uniti qualsiasi agenzia immobiliare ha rapporti o si serve dei pareri di un consulente seo. Perchè la visibilità che i documenti internet possono ricevere è un fattore sempre più decisivo, soprattutto nei settori ad alta competizione come quello immobiliare.

Il consulente seo si accerta che l’homepage dell’azienda immobiliare sia bene indicizzata e facilmente fruibile per gli spider dei motori di ricerca, oltre che per i visitatori in carne ed ossa. In questo modo le probabilità di raggiungere un cliente, e di assicurarsi gli affari migliori, crescono inequivocabilmente.

In poche parole la seo inizia ad essere considerata da molte agenzie immobiliari come una delle chiavi principali nel raggiungimento del successo.
Perchè le aziende hanno capito che se le loro offerte ‘spuntano’ prima di quelle dei competitor, beh ci saranno più occasioni per raggiungere compratori ed affittuari, aumentando esponenzialmente il numero dei clienti possibili.

Nulla di troppo complicato, insomma; basta informarsi e sperimentare.

Autore:
SeoGuru.it – Servizi di web marketing per le agenzie immobiliari

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Il marketing immobiliare in tempo di crisi

Dobbiamo aspettarci un crack del mercato immobiliare, come quello visto negli Usa qualche anno fa?

Per il momento in Italia la crisi ha interessato in via principale il sistema finanziario, portando le banche ad una stretta creditizia che chiaramente non può lasciare del tutto impassibile il resto del sistema economico, nel suo complesso.

D’altra parte il mercato delle abitazioni sta già scontando da mesi la tendenza recessiva, e vede nella crisi finanziaria del paese un segnale di pericolo estremo che rischia di bruciare – letteralmente – il commercio degli immobili nel paese e con esso – fra le altre cose – le aspettative residenziali di un’ampia fetta di italiani, giovani e giovani coppie in particolare.

Gli scenari catastrofistici non si discostano molto dalle previsioni di breve periodo degli analisti più assennati: i mutui immobiliari stanno diventando dei fantasmi, spettri dell’economia che fu, mentre gli immobili invenduti crescono a vista d’occhio.

Va bene, prepariamoci al peggio.

D’altra parte conviene affrontare un momento del genere con la lungimiranza e l’intuito di chi riesce a guardare lontano, gettando il cuore oltre l’ostacolo e preparandosi a rivoluzionare il proprio mercato e innovare , per sopravvivere ma anche per vivere meglio.

Perchè da sempre un momento di crisi è anche un frangente storico in cui si aprono immense opportunità di crescita, soprattutto per chi è in grado di cogliere le nuove sfide e portare nuove soluzioni in un settore anomico e tradizionale come quello immobiliare.

Il leader di mercato di domani sono quelli che oggi affrontano con intelligenza e con coraggio un momento di estrema difficoltà, senza per questo accontentarsi passivamente delle condizioni imposte dal mercato.

Reagire positivamente all’attuale scenario macro-economico significa essere in grado di disegnare uno scenario completamente alternativo.

Significa – per tornare al mercato della casa – rivedere completamente il processo produttivo legato al mattone, dall’edificazione fino all’allocazione dell’immobile.

I leader del mercato immobiliare di domani sono quelli che oggi colgono l’occasione per rivedere l’intera filiera di marketing interna all’azienda, quelli che sono in grado di ridiscutere la propria linea di produzione, comunicazione e vendita per trovare soluzioni originali e concrete.

La stretta creditizia non ferma le idee; le idee brillanti fanno girare il mondo.

Autore:
SeoGuru.it – Servizi di search marketing per le agenzie immobiliari

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De-contestualizzazione dell’architettura contemporanea

L’architettura contemporanea è evidentemente caratterizzata da un’estrema eterogeneità di correnti poetico-stilistiche. È per questo, quindi, che assume una valenza fondamentale l’approccio alla contestualizzazione dell’edificio.

Fino allo scorso decennio, la contestualizzazione di un edificio veniva concepita come allineamento di fatto al tessuto urbano esistente e come corrispondenza stilistica dell’edificio contemporaneo a quelli dell’immediato intorno. È evidente come questo approccio non sia ormai sufficiente alla nostra architettura, specialmente in una città come Roma; in primo luogo perché avremmo solo un’architettura del “mattone”, e in secondo luogo perché è ormai vero che la percezione di un edificio e comunque di uno stralcio della città non è più solo parziale. Con le dinamiche del nostro tempo la percezione della realtà diviene globale: con l’enorme sviluppo fatto nel campo dei mezzi di comunicazione, delle telecomunicazioni, e più in generale dei mass media la percezione di un edificio non può essere concepita strettamente limitata all’immediato intorno, ma deve prevedere la visione globale che la massa ha dello stesso.

È in questa idea di contestualizzazione che Mario Ridolfi, Mario Fiorentino e Wolfgang Frankl già nel 1948 si collocano progettando la sopraelevazione del villino Alatri in Via Paisiello 38.
In questo intervento i tre, muovendo sull’idea di Ridolfi di “architettura organica” contrapposta poeticamente a quella funzionalista, agiscono per differenziazione e continuità con l’edificio preesistente.

Premettendo che l’edificio posto ad angolo fra via Paisiello e via Bellini fu edificato nel 1928 da Marpurgo che lo progettò in un manierato “barocchetto”, è chiara ed evidente la volontà dei tre architetti di contrapporsi e negare l’architettura della preesistenza cercando così di ridonare all’edificio una sua dignità e una sua identità architettonica. In tale intervento è palese la capacità di Ridolfi, Fiorentino e Frankl di intervenire, seppure in maniera antitetica, su una preesistenza, individuandone le geometrie e le regole compositive che vengono poi moltiplicate e sovvertite nell’intervento di sopraelevazione che aggettando viene maggiormente evidenziato. Per Ridolfi quello dell’intervento sull’edilizia esistente esprimendo la volontà di aderire alla complessità dei fattori urbani e più in generale quello della contestualizzazione è il tema che lo coinvolge per tutta la vita.

Questo modo di concepire la contestualizzazione è piuttosto europeo e allineato con le più moderne tecniche di percezione della città moderna. È altrettanto vero che in una città come Roma divengono innumerevoli i fattori vincolanti che derivano dalle preesistenze e quindi  diviene ancor più complesso concepire la localizzazione di un edificio moderno all’interno del tessuto storico. In particolare è necessario che il progettista possegga una sensibilità estrema nei confronti di questi fattori che devono necessariamente e obbligatoriamente essere rispettati in tutte le loro sfaccettature. È evidente che in un intervento come quello de Le grand Arche de La Dèfense a Parigi, progettato dall’architetto danese Johan Otto von Spreckelsen nel 1983 seppure ardito e colossale, i vincoli sono esclusivamente quelli legati alla coassialità con l’Arc de Triomphe e il “National Royal Axis” e alla percezione netta della mutata sky line dalla città di Parigi.

Diverso e più paragonabile all’intervento di Ridolfi e Fiorentino è quello del Centre Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers iniziato nell’aprile 1972 e solennemente inaugurato da Giscard d’Estaing il 31 gennaio 1977: in questo caso come per Villa Alatri siamo in pieno centro storico e le dinamiche che influenzano l’architettura sono molteplici; ma tali progettisti hanno avuto il coraggio ma soprattutto la capacità di irrompere nel tessuto urbano esistente con la nuova architettura, quella che ci rappresenta e ci affermerà nel trascorrere della storia futura come noi possiamo godere dell’architettura romana.

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Uso e abuso dei condizionatori

Norme da tener presenti, per non danneggiare la salute.

Il caldo e l’afa delle estati passate hanno visto gli italiani protagonisti di  una vera e propria corsa all’acquisto di condizionatori e ventilatori, con un tasso di crescita del settore del 26 %; molto più alto rispetto alla media europea. Ma se è vero che rinfrescare l’aria rende più sopportabile lavorare di giorno e riposare di notte, quando la temperatura aumenta, è altrettanto concreta la possibilità di “ammalarsi” a causa dell’aria condizionata.

Vediamo quindi quali sono i rischi legati ad un non corretto uso dei condizionatori, e quali invece gli accorgimenti per sfruttarli al meglio, senza conseguenze per la salute.
Occorre fare particolare attenzione a non passare repentinamente da un ambiente molto caldo ad uno molto freddo, poiché esiste il rischio che il sudore presente sulla pelle si raffreddi di colpo, e quindi porti ad un raffreddamento della cute, riducendo così la sua azione protettiva nei confronti delle infezioni.

Anche l’abbigliamento è importante. Conviene sempre indossare indumenti di cotone sulla pelle, per assorbire il sudore, e quindi evitare che una troppo rapida esposizione al freddo produca danni.
Evitare di abbassare eccessivamente la temperatura “artificiale”, impostando il termostato in modo che la differenza di temperatura esterna ed interna non superi i cinque gradi.
Posizionare i bocchettoni in modo che l’aria fredda vada verso l’alto e non “colpisca” direttamente le persone.

Non sistemare il compressore davanti a vasi di fiori, tende o altro che possa impedire la circolazione omogenea dell’aria nell’ ambiente.

Durante la notte spegnere l’apparecchio (o ridurre al minimo la potenza) in quanto dormendo la temperatura corporea si abbassa.

Provvedere con regolarità alla pulizia del filtro ed effettuare una manutenzione periodica dell’ impianto.

La pulizia dei filtri è fondamentale ai fini di una riduzione di quelli che sono i rischi più gravi per la salute in soggetti esposti a condizionatori. I filtri per l’aria  permettono l’allontanamento di Acari, Pollini e Miceti; i primi  se raggiungono le vie respiratorie alla pressione con cui l’aria viene immessa in circolo dal condizionatore possono causare riniti e/o congiuntiviti  oppure crisi di asma bronchiale in soggetti allergici. I miceti , invece, sono funghi che possono riprodursi all’interno degli impianti utilizzati per umidificare e condizionare l’aria e possono scatenare gravi forme asmatiche oppure, replicandosi all’interno dell’apparato respiratorio, possono provocare infezioni potenzialmente gravi in persone con un sistema difensivo indebolito.

L’infezione più comune causata da questi microrganismi è quella da Legionella pneumophila la quale, sopportando temperature di 50 gradi centigradi in acqua, si riproduce senza difficoltà nelle apparecchiature e nelle tubazioni di collegamento;  inalata attraverso goccioline di liquido e vapore la Legionella è in grado di causare una polmonite con esito anche mortale in persone immunodepresse.

Infine vorrei sottolineare che fumare in ambiente condizionato è ancora più dannoso in quanto spesso i condizionatori riciclano la stessa aria aumentando quindi l’esposizione del soggetto alle sostanze tossiche e cancerogene del fumo di sigaretta.

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Il degrado urbano

A volte, mi capita di percorrere le strade della mia città in autobus e, guardando dal finestrino, mi rendo conto che una grande quantità di dettagli mi sfugge quando sono alla guida della mia auto; sono infatti riuscito ad osservare delle lussuose terrazze di cui non conoscevo l’esistenza, ma anche dei palazzi in totale abbandono che non avevo mai visto prima. Quella visione dei palazzi in decadimento mi ha molto colpito, mi ha fatto riflettere sul fatto che situazioni uguali o simili a quella vista dal finestrino del Bus, possano presentarsi ovunque. Quindi quel semplice tragitto in  autobus si è trasformato in un’importante quanto grave constatazione: le città odierne hanno un notevole livello di degrado urbano.

Ovviamente oggi non si ha la stessa concezione di degrado che si aveva nei secoli scorsi; si  prenda, ad esempio, Londra nel ‘700 : le pessime condizioni di vita di quell’epoca non erano neanche paragonabili agli attuali problemi di riqualificazione, anzi, possiamo dire che le città contemporanee, nonostante abbiano molti luoghi in stato di abbandono, costituiscono i “modelli di città ideale”  per i sobborghi del XVIII secolo!
Per quale motivo tutte le  città sono soggette a questa spiacevole tendenza al disfacimento?  La risposta è semplice: la trascuratezza e l’abbandono; quando un’abitazione viene abbandonata, non ha più motivo di essere mantenuta: chi si prenderebbe l’onere di preoccuparsi di una casa che non è di nessuno?

Purtroppo la mentalità della maggior parte delle persone tende al campanilismo,* quindi è molto difficile pensare a ciò che non è proprio; risulta così una generale diffusione di quelle famose frasi “non lo faccio perché non è di mia competenza” . Continuando su queste posizioni si arriva a quella trascuratezza sopra accennata che insieme al concetto di abbandono sono la causa prima del degrado urbano.
Per poter dare delle definizioni di decadimento dell’ambiente urbano si può fare riferimento al concetto di immagine : la vista di tutto ciò che è degradato non corrisponde alla sensazione visiva di ordine , pulizia, funzionalità e spazi aperti. Mentre invece, termini come  disordine, inutilità, saturazione, elementi fatiscenti etc. si legano perfettamente all’idea del degrado. I punti critici potenzialmente soggetti ad esso vanno distinti, viene infatti ritenuto più urgente un edifico fatiscente rispetto ad una strada dissestata per una questione di natura fisica: la vista umana “coglie” in primis  l’edificio di fronte a se, subito dopo la strada. L’effetto visivo, in questo caso, si pone in primo piano rispetto alla funzionalità ( della strada ).

Sia gli edifici  che le strade sono degli oggetti macroscopici in una città, ma se scendiamo nel dettaglio ci si accorge che anche un lampione o una panchina sono soggetti al decadimento e così via tutti gli altri elementi di arredo; pensiamo ad una panchina di legno: quanto tempo può rimanere intatta, considerando il frequente uso che se ne fa? Per individuare elementi in stato di abbandono, molto spesso, si procede a osservazioni mirate e non ad ampio raggio. A Roma esistono dei quartieri che presentano un notevole livello di degrado, anche nel settore –arredo :

San Lorenzo ( III Municipio )
Tor Bella Monaca e Torre Angela ( VIII Municipio )
Ostiense e Testaccio ( XV Municipio )
Primavalle e Torrevecchia ( XIX Municipio )
Aurelio ( XVIII Municipio )

A San Lorenzo i siti in stato di abbandono sono numerosi soprattutto per quanto riguarda i muri; nel VIII Municipio gli edifici e le aree verdi non godono di ottima salute, anche a Ostiense è notevole il degrado delle facciate degli edifici. A Primavalle, a Torrevecchia e all’Aurelio i punti critici sono soprattutto i marciapiedi, le strade e un generale disordine creato dai mezzi di trasporto privato. Quest’ultimo punto, solitamente, viene messo in relazione con un altro tema che è il Decoro Urbano ma ci tengo a ricordare che il decoro e il degrado sono strettamente collegati.

Abbiamo affermato che i quartieri sopra elencati presentano gravi problemi relativi all’immagine generale del quartiere e all’arredo urbano ma finora abbiamo affrontato solamente discorsi negativi. Se si analizzano i quartieri semicentrali si può osservare che in alcune zone di Roma, il problema del degrado urbano quasi non esiste! Il quartiere Prati ad esempio, ( XVII Municipio ) è una di quelle zone che ha un’elevata cura dell’immagine, e se questa viene mantenuta sarà ovviamente più difficile trovare siti in via di decadimento. Il fulcro sta nel riuscire realizzare, prima, questa riqualificazione e poi soprattutto mantenere nel tempo il nuovo aspetto. Questa, a mio avviso, è l’unica soluzione possibile per contrastare il problema del degrado urbano, che comunque sia continuerà a durare nel tempo; è assai raro infatti che una volta pulito un muro questo rimanga tale per un lungo periodo. Le soluzioni quindi non saranno mai definitive, ma sicuramente gli interventi di pulizia e riqualificazione possono rallentare il fenomeno. Purtroppo però rimettere a nuovo una porzione di territorio largamente degradato costa molto sia economicamente sia per i tempi.

E’ per questo motivo infatti che spesso, tutto viene lasciato così com’è. Se si ha la fortuna di ottenere i fondi, ogni singolo Municipio si dovrebbe impegnare nella cura dell’immagine della propria zona realizzando riqualificazioni e monitoraggi; in questo modo, l’Amministrazione Comunale avrebbe il compito di semplice coordinatore tra Municipi e non quello di gestire, monitorare e risanare tutto il territorio comunale.
E il cittadino cosa può fare? Potrebbe sembrare strano ma ha un compito importante: mantenere la sua città pulita, fare in modo che le opere realizzate per la comunità rimangano nuove il più possibile; in fondo a tutti piace una città più vivibile.

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Come leggere le inserzioni immobiliari

Chi desidera acquistare un immobile può avere a disposizione innumerevoli mezzi per conoscere l’offerta del mercato: può leggere gli annunci pubblicitari sui quotidiani o sulla stampa specializzata, può recarsi in una agenzia immobiliare, può sfruttare i canali televisivi e le relative televendite, può navigare su internet, o può trovare annunci sui mezzi di trasporto locale (tram, treni e metropolitane).

L’offerta immobiliare oggi più diffusa è quella delle agenzie che utilizzano le proprie vetrine, i siti internet e le brochures per pubblicizzare il prodotto. Sia per le agenzie che per i privati, gioca oggi un ruolo importante la carta stampata: esistono pubblicazioni specializzate periodiche in vendita nelle edicole o distribuite gratuitamente presso alcuni bar, edicole e locali a forte frequentazione, esistono, anche, le inserzioni sui quotidiani a tiratura nazionale.

La forma degli annunci è generalmente sintetica e riporta soltanto alcuni elementi essenziali. Spesso è indicata solo la zona, mentre altre volte anche la via, senza comunque il numero civico. Nelle località di villeggiatura vengono spesso evidenziate la vicinanza agli impianti sciistici, al mare o al lago.

Notizia fondamentale è quella che si riferisce all’età dello stabile: si parlerà di immobile in costruzione, e si acquisterà sulla carta, oppure si parlerà di immobile gia costruito, e allora si indicherà l’epoca dello stabile.

Spesso vengono evidenziate le rifiniture di pregio dell’unità immobiliare e la sua superficie, generalmente indicata in metri quadrati. Se si parla di superficie commerciale si intendono i mq. comprensivi delle mura e di ben precise percentuali che tengono conto dei terrazzi, giardini, soffitte, cantine, ecc., se si parla, invece, di superficie netta si intendono i mq. calpestabili. In alcune zone si preferisce parlare di vani, termine utilizzato per esempio dal Catasto, intendendo per vano quello che ha destinazione principale nell’uso ordinario dell’abitazione (es: 5 vani corrispondono a salone doppio, 3 camere, cucina e bagno).

Attenzione, però, perché se parliamo di vani genovesi includeremo qualunque ambiente faccia parte della nostra abitazione (es: 5 vani genovesi corrispondono a ingresso, salone, camera, cucina e bagno).

Il prezzo dell’immobile è spesso indicato a corpo, calcolando a parte eventuali box o posto auto. Se già esiste un mutuo viene generalmente precisata la parte in contanti e la rata mensile.

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