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Buoni motivi per evitare il trasloco fai da te

Non frequentemente come negli Stati Uniti, ma anche noi italiani di tanto in tanto traslochiamo. Chiunque ci sia già passato sa che non è uno dei momenti più semplici della propria vita.

Forse anche per circostanze di contesto che accompagnano spesso un trasloco, anche volendo prescindere dalla fascia anagrafica di riferimento.

Ci si trasloca in occasione di un matrimonio o di un divorzio. Quando si compra la casa dei propri sogni o quando molto semplicemente siamo stati sfrattati dal nostro affittuario.

Sono molte le circostanze similari, tutte contraddistinte da una costante universale: lo stress.

Perché non si tratta di trasportare solo dei mobili o impacchettare alcuni scatoloni: siamo coinvolti emotivamente, nel bene o nel male, e oltretutto burocraticamente vessati da ogni genere di accidente, in un paese dove quasi nulla è semplice e lineare.

L’atto fisico di trasportare le proprie sostanze per la città è sempre preceduto e seguito da operazioni burocratiche, ed accompagnato da stress emotivo di varia natura.

Chiunque abbia traslocato anche solo un armadio, e fatto magari una voltura per allacciarsi alla luce o al gas, sa di cosa sto parlando.

Proprio per questo oggi, dopo qualche anno di traslochi fai-da-te alle spalle, sono sicuro delle righe che sto per scrivere.

Sono certo che potrò darvi spunti sereni e ponderati, ma decisivi per risparmiarvi tutti i supplizi inutili dei traslochi ‘fatti in casa.

traslochi milano

1 – Come consumatori avveduti siamo abituati a ritenere superfluo l’utilizzo di professionisti per operazioni che, sulla carta, pensiamo di poter gestire per conto nostro. E’ quasi sempre una sottostima che pagheremo a caro prezzo, poi. Se esistono ditte specializzate in traslochi c’è senz’altro un buon motivo.

2 – Tutto, se preso singolarmente e a riposo, pesa poco e può essere trasportato con l’utilitaria di casa. Trasferire un’intera esistenza fatta di oggetti grandi e piccoli con la strategia della formica è uno stillicidio che pagheranno le vostre spalle (e la vostra auto!!).

3DOPO che avrete affrontato un trasloco fai-da-te anche di modeste dimensioni comprenderete immediatamente che le tariffe della maggior parte dei traslocatori professionisti sono assolutamente adeguate e convenienti, rispetto al servizio che vi avrebbero reso. Sono soldi benedetti, credetemi.

4Scegliere un ‘traslocatore’ improvvisato, che diventa tale solo perché ha un furgoncino, tanta energia e un paio di amici, sarà la scelta peggiore che potrete fare. Spenderete soldi comunque, esaurirete le vostre energie fisiche e mentali comunque, non avrete comunque alcuna certezza su tempistiche e modalità del trasloco, sull’adeguato trattamento che avreste voluto riservare ai vostri oggetti, che invece verranno sballottati per la città da qualche sconosciuto senza mestiere.

5 – Ingaggiare una ditta specializzata costa meno ed è più semplice di quanto si creda. Perché quello che vendono è proprio il servizio di facilitarti la vita. Quindi penseranno a tutto, volendo, dalla scatola di cartone iniziale (da riempire) fino alla collocazione in sede dei vostri oggetti, giunti a destinazione, che siano essi piante, pianoforti, enciclopedie o comodini.

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A che serve l’home staging?

L’Home staging è una novità che viene dagli Stati uniti in fatto di compravendita immobiliare. In realtà è un nome nuovo per definire un comportamento che in Italia è già presente da parecchio quando si tratta di immobili da affittare o da vendere.

L’home staging è molto semplice: significa dare una bella ripulita all’appartamento e una rinfrescata per nascondere piccole e grandi magagne dell’abitazione per convincere l’acquirente a firmare il contratto prima che il rattoppo sia troppo evidente.

Naturalmente, non è detto che questo sia un comportamento negativo, se pensiamo a due aspetti che colpiscono oggi il mercato immobiliare:

Il crollo della compravendita di immobili e appartamenti sfitti da anni. Il valore degli immobili è sceso ai livelli degli anni Ottanta. Merito dell’IMU, forse, ma soprattutto della scarsa opportunità di ottenere un mutuo a fronte delle forti garanzie richieste. Quindi, è normale rendere appetibile l’appartamento, aggiustando dove si vedono condizioni precarie e dando un tocco di luminosità alle stanze.

L’IMU. Sì, per chi compra l’IMU può essere un deterrente, ma il fatto che sia stata sospesa e non interrotta completamente fa ritenere ai proprietari che stanno vendendo che sia la scelta giusta per non avere problemi come l’anno scorso.

L’Home staging può essere un’occasione anche per chi acquista, l’importante è fare la scelta giusta. Infatti, quando si acquista un appartamento, la prima impressione potrebbe indurvi in errore.

L’Home staging, invece, vi mostra i punti di forza dell’appartamento che state acquistando e vi consente di risolvere piccoli problemi di ristrutturazione subito se siete abbastanza accorti, o se avete la possibilità di consultare un esperto.

Questa opportunità rappresenta ulteriori costi per chi cerca di vendere l’appartamento, per lasciarvelo poi al meglio. Le spese sono pari all’1-2% del valore iniziale dell’immobile, valore che è nettamente sceso negli ultimi tempi a seguito della crisi economica.

È noto che chi vende cerca in tutti i modi di rendere irresistibile l’appartamento, ma è anche vero che l’home staging deve essere fatto bene per raggiungere il suo scopo: per chi compra è un sacco di lavoro di meno in ristrutturazione.

Nessun ex proprietario vi dirà di aver fatto home staging o di aver “dato una sistemata” detta all’italiana, ma se volete saperne di più vi consigliamo di passare dall’associazione nazionale Staged Homes (“case aggiustate” o allestite se preferite), che vi darà tutte le informazioni su come riconoscere una casa “rinfrescata” e, perché no, come risistemarla se decideste anche voi di venderla in un secondo tempo.

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Cohousing: pro e contro

Il cohousing è un costume soprattutto statunitense ed è molto simile al nostro “affitto camere”. Nelle abitazioni statunitensi, ogni figlio ha la propria stanza. Intorno ai 18-20 anni, i figli vanno ad abitare al college o si rendono autonomi.

Questo significa che resta una stanza vuota, che viene spesso utilizzata con il cohousing. Come funziona? Il proprietario affitta la stanza lasciata vuota a un altro studente o a un giovane che ha necessità di abitare in zona per lavoro (solitamente, l’età degli inquilini non supera i 35 anni).

L’inquilino (pagando un affitto sulla stanza) vive a casa del proprietario e gli accessori vengono messi in comune per il quieto vivere. Naturalmente, anche l’inquilino ha degli obblighi: non può organizzare una festa con musica a palla se non è casa sua!

Le regole devono essere messe ben in chiaro nel contratto di affitto (che è identico a livello legale alle altre forme di locazione dell’appartamento). Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Iniziamo dai pro. Di questi tempi, avere della liquidità aggiuntiva fa sempre comodo, considerato che anche le bollette verrebbero divise equamente a metà tra proprietario e inquilino. Inoltre, se il proprietario è anziano o solo, avere la compagnia dell’inquilino (non di una badante!) potrebbe essere utile.

L’inquilino ha il vantaggio di risparmiare sull’affitto di un appartamento: considerato il target, alla fine serve solo un posto dove dormire e dove ristorarsi dopo una lunfa giornata al lavoro o all’università.

Passiamo agli svantaggi. Non sempre ci può essere compatibilità di carattere con l’inquilino, anzi. Entrambi ci perdono in termini di privacy. Negli States l’idea di avere un estraneo che gira per casa è più naturale rispetto al Bel Paese.

Tutto questo solo per un aiuto sulle spese. Sono in tanti quelli che ci pensano per cercare di tirare la cinghia e nelle grandi città il cohousing diventa un modo per combattere il generale rialzo dei prezzi per quanto riguarda gli affitti.

Ecco qualche dato: nel 2012 (fonti TG2 del 9 Gennaio 2013) si è rivolto al cohousing il 14% in più di proprietari rispetto al 2011, che aveva visto un aumento sul 2010 dell’11%.

Molte città si stanno già adeguando alla novità: è il caso di Bologna, che ha deciso di sfruttare il cohousing per risolvere i problemi degli studenti fuori sede che abbiano un reddito basso (ISEE alla mano), in accordo con l’Adisu locale.

Voi cosa ne pensate di questo fenomeno? Affittereste una stanza della vostra casa o accettereste di stare in affitto in casa del vostro proprietario? Vivete già un’esperienza simile e volete raccontarla? Lasciate un commento!

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Comprare casa è l’investimento che non ti aspetti

Nel bel mezzo della crisi economica tra le più intense a livello italiano ed europeo degli ultimi 30 anni, capire cosa sta succedendo e cosa conviene fare è estremamente difficile.

Anche perchè il nervosismo ci confonde e la contabilità quotidiana ci scoraggia. Eppure gli indicatori economici sono abbastanza semplici da interpretare, e le leggi del mercato sono le stesse da secoli, in fondo.

Qualcuno potrà dire che ho torto, ci mancherebbe. Ma sarebbe meglio prima valutare alcuni semplici e noti aspetti dell’attuale situazione macroeconomica, per scoprire magari, perchè no, che la provocazione contenuta nel titolo di questo articolo non è poi tanto campata per aria.

Sappiamo che in questo periodo il prezzo del denaro viene sostenuto dalla banca centrale europea, e i tassi dei debiti pubblici di mezza Europa sono più o meno forzatamente calmierati, anche perchè attraggono buona parte delle immobilizazioni finanziarie in arrivo dalle banche private del continente.

Ovvero, i BOT e i BTP hanno tassi abbastanza contenuti, e la maggior parte delle manovre di politica finanziaria degli ultimi governi, e in questo Letta non ha cambiato rotta, tendono a mantenere basso lo spread tra il debito pubblico italiano e quello tedesco, paradigma inarrivabile a livello continentale.

I BOT e i BTP rendono poco ai risparmiatori, insomma, almeno rispetto al passato; un lungo passato, i tassi del debito italiano sono sempre stati abbastanza appetitosi per i risparmiatori a tutti i livelli, compresi i fondi speculativi della cosidetta ‘finanza internazionale’.

E non finisce qui. I tassi d’interesse del debito pubblico sono (quasi) ai minimi storici. E contemporaneamente la percezione del loro potenziale di rischio è ampiamente meno tranquillizzante che mai, dopo l’esempio greco dell’anno scorso.

Il rischio ‘default’, di cui si è tanto parlato, rimane dietro l’angolo.

In Grecia, oltre alla crisi generalizzata a tutti gli strati sociali, quelli che hanno visto decurtarsi del 33 % i propri risparmi sono stati proprio i possessori di titoli del debito pubblico.

Quindi uno dei più tradizionali investimenti ‘rifugio’ dei risparmiatori italiani, il BOT e in generale il titolo di Stato, rende meno che mai ed è sottoposto a rischi relativamente tra i più alti della sua storia recente.

Non parliamo di obbligazioni bancarie o pacchetti finanziari più moderni: sinceramente investire in questo genere di speculazioni finanziarie in un momento come questo potrebbe sembrare fin troppo rischioso, persino ai più coraggiosi.

Quale bene adatto all’investimento potrebbe invece svolgere un ruolo positivo, di traino per la ripresa?

E’ molto semplice, il classicissimo ‘mattone’.

Perchè?

Perchè dal 2006 ad oggi i prezzi al metro quadro sono scesi vertiginosamente, in tutte le città italiane.

Obiettivamente se c’è mai stato un momento adatto per comprare immobili in Italia a prezzi vantaggiosi, beh, cari signori economisti e non, stiamo parlando del biennio 2013/2014.

Si potrebbe ribattere che proprio il calo ininterrotto potrebbe scoraggiare l’investitore. Che farebbe però un errore abbastanza ingenuo.

C’è la possibilità che i prezzi continuino a calare anche nel 2014.

Ma è parecchio improbabile che la parabola di discesa dei prezzi del mattone sia destinata a superare alcune soglie-limite, a seconda delle zone e del tipo di proprietà cui facciamo riferimento.

Mentre invece qualsiasi analista economico, messo di fronte ai dati storici del settore immobiliare italiano e alla luce delle alternative d’investimento altrettanto tradizionali citate sopra, come i titoli di Stato, non esiterebbe a corroborare questa mia semplice quanto provocatoria sentenza.

Conviene comprare immobili, in questo momento, se si ha del denaro e si vuole investire in qualcosa di relativamente sicuro ed essenzialmente destinato alla rivalutazione, non appena il livello dell’economia si avvierà verso la ripresa.

Unico problema: proprio perchè il costo del denaro è basso, ma contemporaneamente c’è una stretta creditizia tra le più intense che si ricordino, accedere al mutuo è diventata una condizione abbastanza meno semplice rispetto al passato.

Quindi potrà investire in questo momento vantaggioso solo chi ha ancora un buon accesso al credito, o chi ha denaro contante da investire e sta fuggendo – giustamente – dai precari e poco competitivi titoli del debito pubblico italiano.

Solo i risparmiatori più attenti sapranno cogliere le opportunità migliori, perchè evidentemente una crisi economica è un momento straordinario per fare affari, ma è anche un momento estremamente complesso in cui molto spesso non si riesce a considerare le varie prospettive con la lucidità necessaria per valutarle tempestivamente, e senza farsi condizionare dal contesto.

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Immobili, è ora di comprare

Le allodole della crisi vanno cantando nei telegiornali ogni giorno, ed effettivamente l’economia produttiva subisce da tanto tempo la stretta creditizia imposta dalle banche. Il mercato immobiliare ha assistito ad un calo vertiginoso dei prezzi al metro quadro, anche in città densamente popolate come Roma.

Roma che del resto non è priva di zone in cui abbondano le proprietà sfitte in attesa – ormai pluriennale – di collocazione.

I costi degli immobili sono dunque scesi, e le campane a morto degli economisti da salotto sembrerebbero profetizzare il funerale inevitabile del settore.

L’economia reale e il buon senso distinguono il professorino da tiggì, pronto a vedere sempre la singola faccia della medaglia, dall’assennato cittadino bene informato, o anche dall’imprenditore che conosce le dinamiche di mercato ed ha la possibilità di operare, come si dice, ‘nel posto giusto e al momento giusto’.

Se i prezzi al metro quadro sono scesi – ed è vero, ve lo confermiamo senza tema di smentita – ecco che il lettore non proprio privo di acume impreditoriale sa per certo che questo, proprio questo 2013, è l’anno buono per comprare beni preziosi, come lo sono gli immobili a Roma, al prezzo più basso possibile nella dinamica decennale del mercato recente.

Se non ora, e non lo dico per scimmiottare i recenti movimenti per la dignità della donna, quando?

intermediazione immobiliare

Il livello dei prezzi a Roma aveva subito dei rallentamenti già nei primi anni duemila. Tra il 2006 e il 2008 la crisi immobiliare statunitense si è riversata sul mattone nostrano, avvitandolo in una spirale che ha eroso le speculazioni immobiliari del decennio precedente.

Il 2012 ha rappresentato il momento in cui più profondamente il mercato locale ha reagito alla crisi, ancora in negativo, con un ultimo importante abbassamento dei prezzi al venduto.

Il 2013 – lo dicono indicatori e analisti di calibro nazionale – registrerà i prezzi più bassi del metro quadrato dal 1986 (fatte le dovute proporzioni monetarie, tassi di cambio e quant’altro).

E’ il momento migliore per comprare casa a Roma, il momento migliore degli ultimi 30 anni.

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Il calo dei prezzi al metro quadro

La crisi immobiliare attuale ha radici lontane, almeno sul fronte del livello dei prezzi degli immobili nei conglomerati urbani. Si registrano flessioni nel tenore dei prezzi al metro quadro a partire dal 2006, più evidenti a partire dal 2008, a seguito della crisi immobiliare americana, e questa flessione è tutt’ora in corso oggi, quando siamo ormai alla fine del primo semestre 2013.

I grafi storici hanno spaventato gli analisti più sobri, terrorizzato i consulenti finanziari più preparati.

Forse è arrivato il momento per analizzare di nuovo il mercato con le nuove lenti che oggi possiamo – e dobbiamo – utilizzare per orientarci al meglio e formulare previsioni attendibili per il futuro prossimo.

La flessione dei prezzi immobiliari ha abbattuto una certa rendita ma soprattutto ha colpito nella liquidità e nella prospettiva speculativa una buona parte di investimenti nel mattone che avevano goduto di quella che potremmo tranquillamente definire un’immeritata lievitazione dei prezzi al metro quadro, per quasi un quindicennio, a partire dagli anni novanta del secolo scorso.

Naturalmente l’analisi deve sforzarsi di segmentare il mercato per riconoscere ed analizzare le discontinuità.

In riferimento all’area urbana di Roma il valore immobiliare al metro quadro aveva toccato picchi speculativi non indifferenti, facendo aggio sulla continua crescita della popolazione cittadina, sostenuta dai notevoli flussi migratori degli ultimi venti anni, e su una politica di intervento urbanistico che sostanzialmente ha coinvolto le amministrazioni capitoline quasi initerrottamente, stimolando l’urbanizzazione e la riqualificazione urbana che ha – almeno in parte – giustificato il tenore dei prezzi al metro quadro di certe zone.

Al momento alcune delle spinte di crescita che avevano garantito il valore immobiliare urbano sono state ampiamente contrastate e capovolte – anche – dall’estrema contrazione creditizia che attanaglia ampie fasce di consumatori, impedendo sostanzialmente la ripresa del mercato.

Una crisi di sistema che non poteva non coinvolgere la proprietà immobiliare urbana.

Questo è lo scenario attuale, inutile dipingere affreschi rosei e variopinti per raccontarsi una realtà diversa.

Ma il realismo dovrebbe essere applicato anche ad uno scenario così catastrofico.

Andrebbe, almeno ogni tanto, capovolto il punto di osservazione della realtà macroscopica che ci circonda.

Il valore immobiliare è calato, i prezzi al metro quadro registrano una flessione da diversi anni.

Quindi ci sono ottime probabilità di trovarsi nel momento migliore della storia recente per comprare un immobile in una grande città italiana, il momento in cui è possibile acquistare casa senza dover pagare quel sovrapprezzo enorme che comunemente grava sui prezzi al metro quadro nei comuni italiani più affollati.

E con quale prospettiva acquistare un immobile? E se il suo valore fosse destinato a scendere ancora, nei prossimi anni?

Ecco, qui ci vuole un minimo di realismo, seriamente.

Tutti i prezzi immobiliari sono scesi, in tutto il paese. Molti immobili e molte aree urbane continueranno a veder scendere la loro quotazione media sul mercato.

Non tutte e non per sempre, non tutti gli immobili e non tutti i quartieri sono destinati a subire ulteriori contrazioni nei prezzi.

Anzi, forse sarebbe il caso di chiedersi se il prezzo al metro quadro attuale non sia GIA’ al suo livello più basso possibile, per quello che quel determinato bene rappresenta sul mercato, a seconda della tipologia di immobile e della sua localizzazione urbana.

Certe proprietà avranno sempre un determinato valore di mercato, una soglia sotto la quale il loro prezzo è destinato a non scendere.

Rendite di posizione, chiaramente.

Quartieri particolarmente apprezzati, zone molto ben collegate al resto della città. Gli immobili in queste aree di Roma avranno un determinato valore di mercato anche tra dieci anni, anche tra cinquanta.

Le fluttuazioni dei prezzi di questi anni hanno senz’altro ridisegnato la mappa di valore di altre aree urbane, che invece saranno escluse o messe in secondo piano dal mercato immobiliare del futuro.

Ma il posizionamento delle proprietà nel reticolo urbano storicizzato di una città come Roma, il prestigio che alcuni quartieri possono offrire in termini di richiamo commerciale insostituibile, la nuova geografia dei servizi e della mobilità, che offre una continua rivalutazione di aree storiche decentrate, ma pur sempre interne al raccordo anulare, ecco, tutti questi fattori messi insieme possono fornire un quadro di analisi lucido e contestualizzato in grado di orientare l’investitore concreto e intelligente, che riesce a scacciare i temporanei isterismi della crisi per poter cogliere le occasioni straordinarie che questa può invece offrire, a chi saprà muoversi bene, al momento giusto e nella giusta direzione.

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Scegliere casa: i mezzi pubblici e la viabilità

Normalmente quando valutiamo se un immobile risponde alle nostre aspettative, prima di un eventuale acquisto, tendiamo a soffermarci con estrema attenzione sulle caratteristiche interne dell’appartamento che stiamo considerando.

La metratura, la disposizione degli ambienti, lo stato degli impianti e del condominio. Il prezzo, ovviamente.

Ma chi vive a Roma da tempo sa benissimo che uno dei principali problemi della nostra amata città si insinua prepotentemente nei nostri tempi di vita, rendendola spesso più difficile del necessario.

Mi riferisco al traffico, ovviamente, e in generale al grave problema di mobilità che interessa l’ambiente metropolitano.

autobus

Ecco perchè viabilità e trasporti pubblici sono due fattori essenziali quando stiamo valutando un appartamento potenzialmente rispondente alle nostre aspettative domestiche.

Nella frenetica vita quotidiana delle famiglie romane l’esigenza irrinunciabile di spostarsi nella città merita senz’altro una particolare considerazione quando ci si appresta a comprare l’immobile di residenza.

Vicinanza e collegamenti con i principali mezzi pubblici, prevalentemente linee di autobus e metropolitana: soprattutto per le famiglie con figli una localizzazione ben connessa con la rete di sposatmento pubblico permetterà ai più giovani di scoprire la città con indipendenza e comodità, senza dover dipendere per sempre dai passaggi ottenuti sull’automobile dei genitori.

Vicinanza con una delle vie consolari o con una delle più moderne arterie del traffico automobilistico romano, se invece chi ha intenzione di comprare ha la necessità di recarsi quotidianamente al lavoro con l’automobile privata, raggiungendo velocemente i raccordi stradali che consentono di raggiungere ogni quadrante della città, qualsiasi genere di destinazione in ogni angolo dell’Urbe.

Se tutta la famiglia vuole vivere pienamente la città, spostandosi senza sforzi in macchina o a piedi, la scelta della localizzazione della residenza è una tra le più importanti per la pianificazione del benessere e dello stile di vita che effettivamente si intende raggiungere, nella vita quotidiana che intendiamo organizzare nel nuovo nucleo domestico.

Oltre a tutto il resto, come disposizione delle camere, stato dei servizi e prezzo dell’appartamento, non dimentichiamoci mai di valutare l’impatto della localizzazione dell’immobile nell’intelaiatura generale del traffico cittadino.

Proprio a Roma – forse più che in molte altre città egualemente estese – il traffico pubblico e privato è una delle componenti di massimo rilievo nella determinazione della qualità della vita dei residenti, e certamente Roma non brilla sotto questo fronte, non è il massimo dell’efficienza sotto diversi punti di vista, in materia di trasporto urbano.

Il compratore intelligente non potrà pertanto rinunciare ad inserire, all’interno della sua lista di valutazioni prioritarie nell’ambito di una scelta immobiliare, quella della localizzazione dell’offerta al vaglio sotto il profilo del trasporto pubblico di zona e delle infrastrutture urbani funzionali al trasporto privato su gomma.

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Vivere in villa. A Roma

Almeno durante una villeggiatura estiva avrete senz’altro provato la sensazione di abitare in una villa indipendente con giardino.

Quella sensazione di libertà e di relax che molti anelano per la maggior parte del tempo, durante l’anno, in attesa delle ferie che ci daranno la possibilità di raggiungere la seconda casa fuori Roma.

La freschezza del proprio giardino, quando il verde circonda la nostra villetta separandoci dagli stress e dai rumori del mondo che ci circonda.

Gli spazi, interni ed esterni, che solo una villa indipendente può offrire alle nostre esigenze, mentre invece le metrature degli appartamenti urbani sono quasi sempre abbastanza avari con le famiglie romane.

La pace e il silenzio del giardino privato, per ritemprarsi dopo una giornata di lavoro nell’Urbe, certo, ma anche la possibilità di offrire una vita migliore ai nostri cari.

Il verde per giocare e crescere per i più piccoli, lo spazio esterno per i nostri amici cani, che meritano senz’altro un habitat migliore rispetto a quello degli appartamenti nei condomini, molto spesso privi di terrazzi sufficienti per il nostro ‘familiare’ a quattro zampe.

Normalmente si tende a credere che il privilegio di vivere in una villa con giardino sia appannaggio di coloro che accettano di traslocare fuori Roma, magari ai Castelli romani o tra Roma e Ostia, in direzione del mare.

E’ un facile errore di valutazione, lo dico da romano doc.

In realtà esistono anche a Roma soluzione abitative in grado di offrire il comfort e il piacere della villa indipendente senza rinunciare alla vicinanza dal centro città, o dai principali mezzi di trasporto pubblico.

Non sempre si tratta di ville dal costo inarrivabile dal punto di vista economico: per trovare soluzioni del genere occorre semplicemente liberarsi da alcuni pregiudizi e provare a cercare davvero.

Lungo le vie consolari, fuori e dentro il grande raccordo anulare, Roma offre diverse soluzioni indipendenti, spesso dotate di giardino e ampia metratura interna: un consulente esperto potrà senz’altro consigliarvi nella ricerca, indicandovi le zone migliori e le caratteristiche abitative cui non vi conviene rinunciare.

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Rilanciare il mercato immobiliare per uscire dalla crisi

La crisi del mercato immobiliare italiano è iniziata nel 2007 ed è in continuo peggioramento.

Troppo spesso si sentono parlare politici ed “esperti” che attribuiscono la crisi a singoli avvenimenti come per esempio l’introduzione dell’IMU.

Naturalmente l’aumento dell’imposizione fiscale sulle proprietà immobiliari ha generato conseguenze disastrose. Tanti italiani si sono visti tassare la loro prima casa e si sono trovati a dover pagare una tassa precedentemente non dovuta. E’ chiaro che questo nuovo esborso, fra l’altro estremamente consistente, ha spiazzato e creato molte difficoltà in termini di solvibilità a molte famiglie italiane, gia colpite dall’aumento dei prezzi di tutti i beni e servizi e dall’aumento dell’IVA.

Ridurre però la crisi del mercato immobiliare all’introduzione dell’IMU è solo ed esclusivamente propaganda.

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Ma allora cosa è cambiato rispetto a pochi anni fa?

Vale la pena ricordare che anche nel passato, sebbene vi fosse una situazione economica migliore, la maggior parte delle famiglie acquistava immobili usufruendo di mutui bancari. Erano infatti poche le persone che potevano permettersi di comprare casa in “contanti”.

Oggi purtroppo riuscire ad avere un mutuo è veramente un’impresa. Alle banche non basta più neanche la busta paga, di per sè già un lusso, vista la precarizzazione del mercato del lavoro portata avanti da tutti i governi all’unisono, sia di destra che di sinistra. Le banche oggi chiedono infinite garanzie e non si accontentano più di ipotecare l’immobile su cui si richiede il mutuo.

Se solo gli istituti bancari ricominciassero ad erogare i mutui gli italiani ricomincerebbero ad investire sul mattone. Ricordiamo infatti che la cultura nel nostro paese considera a ragione l’acquisto di beni immobili il miglior investimento possibile.

Ricominciando ad erogare mutui, tutti gli italiani investirebbero i propri risparmi sul “mattone”, sia per investimento che per necessità di acquistare la prima casa, e allora verrebbe rilanciato il mercato immobiliare.

Un incremento delle compravendite riporterebbe mobilità a tutti i settori che gravitano attorno all’immobiliare, come per esempio le numerosissime imprese edili. Ogni giorno chiudono per fallimento innumerevoli società di costruzioni, con conseguente perdita di posti di lavoro, cassa integrazione, indennità di disoccupazione, il tutto a carico dello Stato.

Rilanciare il mercato immobiliare, quindi, non vuol dire solo dare a tutti la possibilità di acquistare la prima casa, ma anche e soprattutto ridare vita all’economia e alle imprese che danno lavoro a moltissimi dipendenti che, con un lavoro retribuito, possono a loro volta reinvestire il loro guadagno e partecipare attivamente al rilancio dell’economia italiana.

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Crollo delle compravendite nel 2012

Il 14 maggio 2013 L’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana, ha presentato il Rapporto Immobiliare 2013 del settore residenziale.

Dalla relazione emerge un dato drammatico che non stupisce gli addetti ai lavori.

Nel 2012 le compravendite sono scese a livello nazionale del 25,7% rispetto al 2011. Questa percentuale subisce variazioni in base alla località. Infatti i capoluoghi hanno subito un calo inferiore, pari al 24,8%, rispetto ai comuni non capoluogo.

Quello che impressiona maggiormente è il grafico presentato nel rapporto, nel quale vengono riportati i volumi delle compravendite dal 1985 al 2012.

volumi-compravendite

Non solo nel 2012 si sono registrate 150.000 compravendite in meno rispetto al 2011, ma i volumi di compravendite del 2012 sono crollati fino a scendere al di sotto di quelli del 1986.

In soli sei anni il mercato immobiliare italiano ha visto dimezzare i passaggi di proprietà residenziali: dalle 877.000 compravendite del 2006 a 448.000 del 2012, con una perdita di 429.000 transazioni.

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Abitare con un occhio alla natura

La casa è il centro della nostra vita. Rappresenta molto di più di ciò che siamo rispetto a quanto possano farlo un abito, un’auto nuova, un ufficio. La necessità di personalizzare il nostro ambiente ci porta a comprare soprammobili, oggetti ornamentali e capita spesso di trovare a casa di un amico le anticaglie più strane.

Pochi pensano a come sarebbe la nostra casa se tornasse alle origini, quando era a stretto contatto con la Natura. Non significa certo rinunciare all’igiene o alle comodità dell’età moderna, ci mancherebbe, ma di trasformare la nostra casa in un ambiente sano.

Per iniziare, basterebbe un giardino di cui occuparsi. Non sono necessari svariati metri quadrati, ma basta poco per trasformare il giardino in una sterminata tavolozza da pittore coltivando dei fiori, oppure per avere un orticello a portata di mano (c’è chi ha creato nelle grandi città un orto in comune a tutto il condominio in terrazza!).

È lo stile che siamo abituati a vedere nei film made in USA: una casetta a due piani e un piccolo giardino in cui rilassarsi, allontanarsi dallo stress quotidiano e magari progettare un barbecue con i vicini.

La casa qui rappresenta la famiglia e diventa più di un momento di relax: diventa quasi la sintesi della propria vita, di quelle piccole cose che ci fanno sentire sicuri di noi stessi e del piccolo rifugio nascosto tra le mille preoccupazioni quotidiane.

Non è una prospettiva semplice da realizzare nelle grandi città, ma non è detto: nelle zone di periferia tutto questo è possibile senza costi eccessivi, visto la contrazione del mercato immobiliare.

Un altro modo per creare un ambiente rilassante a contatto con la Natura è creare un ambiente eco-compatibile intorno a noi. Come? Per esempio, guardando al momento dell’acquisto se c’è la possibilità di installare un pannello solare, visti gli incentivi.

In questo modo, mantenere la propria abitazione al top sarà più semplice e costerà anche notevolmente meno. Basta pensare alle bollette e al riscaldamento “naturale” durante il periodo invernale, quasi come il calduccio che si sente quando ci si sveglia piano piano dal letto con la neve fuori.

Il piacere di abitare un po’ più in periferia, magari senza il rumore e le frenesie del centro città, è inestimabile. Riscoprirlo può essere la strada giusta per trovare un rinnovato benessere, magari in chiave ecologica e con un occhio a quelli che sono i nostri veri bisogni tra i tanti slogan vuoti.

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Striscioni e volantini per vendere immobili

Si dice che la pubblicità è l’anima del commercio e naturalmente nel nostro mestiere fare una buona pubblicità è fondamentale.

Non esistono canali migliori o peggiori, la differenza sta tutta nella qualità.

Prendiamo per esempio il classico volantino.
Troppo spesso troviamo nella nostra cassetta postale i volantini delle agenzie immobiliari. Sono principalmente fogli stampati in bianco e nero che riportano la pubblicità dell’agenzia e degli immobili in vendita. Possiamo dire che sono delle vere e proprie pubblicità fai da te di solito a basso costo. Il problema è che spesso risparmiare sulla grafica e sulla qualità di stampa porta ad annullarne i benefici.

Pubblicità box

Le Chat Immobiliare, al contrario, ha scelto di investire sulla qualità. I suoi volantini pubblicitari sono curati in ogni particolare. Dalla grafica accattivante alla stampa di alto livello, dal contenuto chiaro ed esaustivo all’utilizzo dei più moderni ritrovati tecnologici. Nei nostri volantini infatti è sempre presente il QR Code, un codice a barre bidimensionale che permette al cliente, utilizzando il suo telefono o il suo smartphone, di memorizzare le informazioni principali sul suo cellulare e connettersi direttamente al sito internet dell’agenzia.

Pubblicità istituzionale

Un altro canale generalmente usato per pubblicizzare un immobile in vendita è lo striscione che si affigge sul balcone.
Anche in questo caso l’agenzia deve predisporre uno cartellone personalizzato per ogni appartamento. Infatti in questo tipo di pubblicità i dati inseriti sono sempre ridotti all’essenziale, quindi risulta fondamentale la dimensione. E’ necessario valutare il posto in cui viene affisso e quindi la distanza dal punto di passaggio del potenziale cliente, che deve poter leggere lo striscione senza sforzo. E’ per questo motivo che deve essere fatto su misura.

Per fare un esempio Le Chat Immobiliare ha creato uno striscione per pubblicizzare un immobile che dista dalla strada di passaggio all’incirca 25 metri, e pertanto ha dovuto aumentarne la lunghezza fino a tre metri. In questo modo può essere notato da tutti i passanti, sia a piedi che in macchina.

striscione