Categorie
Edilizia

Gli inerti sono rifiuti speciali

È la Cassazione a mettere un altro bastone tra le ruote agli imprenditori edili.
Con sentenza n° 33882 la Suprema Corte ha accolto, il 9 ottobre scorso,  un ricorso del Procuratore della Repubblica di Modena che chiedeva l’annullamento di una sentenza emessa dal Tribunale del riesame con la quale veniva assolto un imprenditore edile che aveva, nell’ambito del proprio cantiere, accatastato i calcinacci derivanti dalla demolizione di un manufatto, e al quale, in via cautelare, era stato disposto il sequestro delle aree, ravvisando la gestione non autorizzata di rifiuti ritenuti inquinanti.

La Corte, richiamandosi al Codice Ambientale (Dlgs 152/06) e al Dlgs 22/97, ha sostenuto che: i materiali risultanti dall’attività demolitoria sono “rifiuti speciali” ai sensi dell’art. 7, comma 3, lettera b, del Decreto Legislativo n° 22 del 1997 e l’art. 184, comma 3, lettera b, del Decreto Legislativo n° 152 del 2006 […] aggiungendo che […] una parte dei materiali medesimi non poteva certo essere utilizzata in alcun ciclo produttivo […] mentre […] pietre e mattoni, sebbene riutilizzabili in attività costruttive, avrebbero dovuto subire un intervento preventivo di trattamento. A conforto di detta tesi, la Cassazione ha sostenuto che l’allegato A del Dlgv 152/06, il quale elenca 16 diverse categorie di rifiuti (tra le quali non sono presenti i così detti calcinacci), non è esaustivo e ha un valore puramente indicativo, mentre, il concetto fondamentale è quello del “disfacimento”, che può essere esteso anche ai materiali di risulta di un cantiere, se pure fossero semplici residui di demolizioni murarie. E conclude affermando che solo: l’effettivo e oggettivo riutilizzo del medesimo o analogo ciclo produttivo  è l’unica possibilità per evitare la sgradevole etichetta di rifiuto, per gli inerti da demolizione, dopo naturalmente aver subito un trattamento preventivo che però non deve esso stesso danneggiare l’ambiente.

Categorie
Edilizia

Le case più assurde che abbiate mai visto

Pensate che la vostra casa sia un po’ sgangherata? Non avete visto le case più strane del mondo. Ecco quali sono in una simpatica carrellata.

casa-a-testa-in-giu
1) Una casa sottosopra. No, non si tratta di una casa in disordine. Si tratta di un immobile costruito proprio sottosopra, con il tetto al posto del pavimento. La casa nasce come idea per incentivare il turismo: anche gli ambienti interni e gli arredi sono disposti totalmente al contrario. Potete ammirare questa abitazione in Austria, nella ridente cittadina di Terfens.

casa-flinstones
2) La casa dei Flinstones completamente in pietra esiste dal 1974 e si trova in Portogallo. La casa è avvolta da due massi di proporzioni immense, che vi fanno proprio pensare di essere nella Preistoria.

casa-aereo
3) Un Boeing per casa. È quello che accade nel Mississippi, dove è stata creata questo splendido appartamento che sembra sfondato da un Boeing 747. All’interno, però, le stanze sono coordinate tra loro, come se fosse un’abitazione normale.

casa-teiera
4) Una casa teiera. La potete trovare a Washington e risale al 1922. L’idea venne subito dopo uno scandalo politico, ma l’immobile è poi rimasto come attrazione turistica. La casa è veramente singolare e vi consigliamo di visitarla soprattutto se avete bambini in casa.

casa-violino
5) Una casa… da camera. Si tratta di una casa molto particolare che potete trovare in Cina. Dall’esterno sembra un gigantesco pianoforte con accanto un violino trasparente in proporzione con il pianoforte. Questa casa deve essere molto luminosa, se pensate che il violino è completamente in vetro.

casa-alieni
6) Le case degli alieni. Si trovano a Taiwan. In realtà si tratta di una serie di costruzioni che ricordano gli UFO perché hanno la forma delle astronavi appiattite che si vedevano nei telefilm degli anni ’60. C’è chi dice che gli alieni ci abitino davvero e che il villaggio abbia una maledizione per questo.

casa-albero
7) La casa per chi ama la Natura. Le case sugli alberi sono delle piccole stanze che utilizzavano i ragazzini americani per stare un po’ da soli, come una stanza dei giochi. C’è chi ha preso l’idea sul serio, scavando in un gigantesco tronco per trasformarlo poi in una vera e propria residenza a Cincinnati.

casa scarpa
8) Abitare in una scarpa. Si può in Pennsylvania, dove è stata costruita una casa a forma di scarpa da tip tap. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. La casa ha ben cinque piani, tutt’altro che “stretta”.

In quale tra queste case abitereste? Avreste mai immaginato immobili del genere?

Categorie
Edilizia

Ristrutturare conviene comunque

Di questi tempi al momento dell’acquisto molti faticano a trovare un mutuo sufficiente a comprendere, non dico la cifra dell’intero immobile, ma se non altro una quota di capitale tale da permettere al neo-proprietario di valorizzare immediatamente l’immobile acquisito attraverso una ristrutturazione degli interni e – perchè no – degli impianti.

Il contante non basta mai e molti si arrendono alla necessità di rimandare le migliorie ad un secondo momento.

Nei casi in cui sia impossible fare altrimenti questo è ovviamente il comportamento più responsabile; non c’è alcuna fretta, dato che l’immobile, per sua natura, rimarrà dov’è, pronto a ricevere i lavori di ristrutturazione nel momento in cui questi saranno materialmente sostenibili dalla famiglia acquirente.

Ma tutti quelli che possono, sia pure senza strafare e guardando alla sostanza, dovrebbero seriamente considerare l’idea di intervenire sull’immobile appena acquistato con una ristrutturazione completa.

Un atto di manutenzione di partenza che riesca a trasformare gli ambienti rinnovandoli, ma soprattutto una ristrutturazione funzionale che possa modernizzare gli impianti e aggiornare fin da subito lo stato dei servizi dell’appartamento.

Il primo passo è sgombrare la mente dai pregiudizi tipici che qualsiasi normale consumatore avrebbe in materia edile: non necessariamente si tratta di spendere decine e decine di migliaia di euro.

Ovviamente la metratura incide sui costi, così come incidono molto gli arredi e i ‘corredi’ che si vorranno scegliere, se ad esempio siamo alla ricerca di sanitari particolari o ceramiche e piastrelle di marca.

In ogni caso sarebbero soldi ben spesi, non è nemmeno il caso di dirlo.

Ma è anche vero che buona parte dei lavori di muratura e tutta l’impiantistica sono interventi che possono incidere positivamente e in chiave risolutiva sulla qualità della vita degli inquilini che si troveranno ad abitare nell’immobile.

L’impianto elettrico in sicurezza, l’impianti di riscaldamento possibilmente autonomo, avendo cura di sostituire o revisionare la caldaia; si può pensare persino ai pannelli solari, se lo spazio esterno lo permette, e sarebbe meglio prevedere anche l’eventuale impianto di climatizzazione, ormai elemento irrinuciabile per non soffire eccessivamente durante le afose estati romane.

Insomma, comprare casa e subito avere la forze e le risorse per ristrutturarla a nostro piacere, gettando le basi per l’appartamento che abbiamo tanto sognato. A partire da quello che conta; i dettagli o le rifiniture si potranno eventualmente apportare nel corso del tempo, senza fretta.

ville3

Categorie
Edilizia

Box auto o garage: non solo per le automobili

In una metropoli trafficata e caotica come Roma alcuni fortunati cittadini possono permettersi la comodità di avere a propria disposizione un box privato o un garage per auto.

Avere un parcheggio privato è una soluzione quasi indispensabile nelle zone a più alta densità abitativa, in una città in cui il rapporto tra autovetture e residenti è poco distante dal rapporto 1 a 1.

Ma i patiti di automobili apprezzano nel box una seconda caratteristica, oltre all’ovvio vantaggio di non dover tribolare per trovare posteggio, al ritorno da una dura giornata di lavoro.

Evitare che le intemperie del cielo romano – invernale o estivo – possano rovinare velocemente le sgargianti vernici lucide dei moderni modelli di auto.

Potrebbe sembrare un vezzo per narcisisti dell’automobile, mentre invece è senz’altro uno dei vantaggi da non trascurare quando si valuta l’ipotesi di acquistare un box privato.

Conservare al meglio la propria automobile, sottrarre la propria moto o il proprio motorino ai furti che si verificano in strada, conservare le bicilette familiari nel periodo di rimessaggio invernale.

Ma se avrete l’accortezza di acquistare un box abbastanza spazioso scoprirete presto che questi spazi possono costituire oggi un corredo indispensabile per il nostro spazio abitativo quotidiano.

Se avete figli e il vostro appartamento non è enorme sarete sicuramente alla ricerca di spazio suppletivo per gestire al meglio il vostro mobilio e ottimizzare il vostro appartamento.

Solo pochissimi fortunati oggi hanno a propria disposizione una cantina di proprietà, e meno ancora hanno accesso ad una soffitta privata.

Ecco che molte famiglie ricorrono agli spazi ricavabili da un ampio box auto per stoccare i propri beni in eccesso o comunque ‘archiviare’ tutto ciò che si vuole conservare per il futuro.

Oltre allo spazio per l’auto e per la moto i garage possono custodire i nostri complementi di arredo inutilizzati, rappresentando uno spazio integrativo per tutte le famiglie che – crescendo in funzione dei figli – hanno bisogno di riorganizzare periodicamente la disposizione del proprio appartamento, o semplicemente ricavare qualche metro quadro in più per migliorare la convivenza interna all’appartamento.

I box auto – se spaziosi e facilmente accessibili – sono le nuove cantine familiari, in una città come Roma in cui ormai gli stabili non offrono quasi più questo genere di comfort, mentre la popolazione di autovetture sembra crescere ininterrottamente, senza alcuna soluzione di continuità.

tuscolana-box (8)

Categorie
Edilizia

Dagli hotel a capsule di Tokyo agli alveari di Pechino

Il Giappone è una terra ricca di fascino e mistero. La sua cultura, ben lontana da quella occidentale, spesso è in netto contrasto con gli standard qualitativi europei.

Un esempio eclatante è il dilagare degli hotel a capsule.

Sono dei veri e propri hotel che sostituiscono le classiche camere con delle capsule che misurano 2 metri di lunghezza, 1 metro di larghezza e 1,25 metri di altezza.

Queste capsule sono disposte in fila e raggiungono un massimo di 2 piani. Il cliente ha quindi a disposizione solo il posto per dormire. Tra i confort a disposizione spesso si trova un televisore, la possibilità di connettere il proprio computer o tablet, e una tendina per la privacy. Il costo si aggira intorno ai 20-30 euro a notte. All’interno degli hotel si trovano poi aree comuni dotate di lavatrici a gettone, distributori automatici, e ancora bar e piccoli ristoranti.

Ma non bisogna credere che solo i ceti meno abbienti usufruiscano di questi particolari hotel. Infatti sono spesso localizzati vicino aeroporti o stazioni ferroviarie, quindi tutti coloro che devono attendere la coincidenza del mattino successivo potranno soggiornare a basso costo senza perdere tempo nella ricerca di un hotel nei dintorni.

Gli hotel a capsule offrono poi tariffe vantaggiose se si prendono per poche ore, per esempio per riposarsi un pò durante la pausa pranzo!

E se il Giappone promuove le capsule per brevi soggiorni, la capitale della Cina scopre gli alveari.

alveare

A Pechino ultimamente il costo degli affitti è salito alle stelle e sempre più impiegati non possono permetterselo. Così i proprietari di immobili hanno modificato le loro case in affitto e le hanno divise in veri e propri alveari.

Stanze minuscole di circa 3 metri quadrati nelle quali entra solo un materasso e una piccola scrivania su cui appoggiare il computer. Quasi sempre senza finestra sono dotate solo di porta. I bagni in comune sono spesso fatiscenti. Il rischio di incendio è altissimo, visti i materiali utilizzati e le condizioni di sicurezza praticamente inesistenti. Il costo medio si aggira intorno ai 125 euro al mese.

Purtroppo questo tipo di alloggio è estremamente diffuso e i controlli delle autorità sono trascurabili. Sempre più impiegati sono costretti a ricorrere agli alveari, perchè non possono permettersi l’affitto di una camera.

Il contrasto tra la vita di giorno e quella di notte si fa sempre più accentuato se si seguono gli abitanti degli alveari: di giorno si recano ai loro uffici, in giacca e cravatta stretti nei loro abiti puliti e stirati e di notte si ritirano nei tre metri quadrati maleodoranti e faticenti.

Categorie
Edilizia

Il quartiere Tuscolano e l’unità di abitazione orizzontale di Adalberto Libera

Nei precedenti articoli abbiamo analizzato le caratteristiche e lo stile architettonico del palazzo di Largo Spartaco e del quartiere Tuscolano, tra via del Quadraro e via Cartagine.
Un discorso a parte merita l’unità di abitazione orizzontale di Adalberto Libera sorta in fondo a tutto il comprensorio Tuscolano. Alla sua nascita non fu un gran che compresa ed apprezzata dalla popolazione, che preferiva abitare nei grattacieli di cinque piani, pittosto che stare in queste casette basse di un solo piano.

L’unità, alle cui spalle corre la ferrovia, si presenta con un fronte strada (via Selenunte) dedicato ai servizi (negozi di vario genere e centro sociale Spartaco), poi attraverso un arco si entra in un grande giardino comune a tutta la zona abitativa, con panchine ed alberi di pino, dove i bambini hanno da sempre potuto giocare senza pericoli e gli anziani passeggire per i vialetti, per poi trovare riposo sulle panchine. Le case basse sono organizzate intorno ad un piccolo patio, una “camera all’aperto”, una grande aiola privata, che ricorda l’antica tradizione romana delle case con patio ad impluvim, anche questo elemento in passato è stato poco compreso ed apprezzato.

L'arco
C’è un solo caseggiato di tre piani, a ballatoio, con abitazioni di quadratuta molto piccola, pensato per i single o le coppie. Semplicemente avveniristico. Praticamente tra gli anni ’40 e ’50 si ideò quello che solo oggi comincia a prendere piede: mini case, domanda che attualmente aumenta vuoi per l’aumento delle persone che decidono di vivere da sole, vuoi per l’alto costo degli appartamenti.

A distanza di sessant’anni l’unità orizzontale di A. Libera ha necessità di essere restaurata sulla base di un progetto collettivo e non solo soggettivo (es: l’imbiancata del muretto d’ingresso con colori diversi); soprattutto il giardino d’ingresso, a causa delle radici degli alberi di pino presenta pavimentazione e vialetti dissestati.

Sono le famiglie che vi abitano che devono recuperare la consapevolezza della bellezza del luogo dove vivono, situato a due passi dal verde (parco dell’Appio Claudio) e nello stesso tempo vicino alla via Tuscolana e alla linea A della metro.

Categorie
Edilizia

Il problema della rimozione dell’amianto

Da tempo abbiamo affrontato il problema amianto, da tutti, magari solo superficialmente, conosciuto ma troppo spesso sottovalutato.
Si è cercato di trattarlo in modo semplice, facendoci largo tra le mille norme che nel tempo si sono sovrapposte, solo per renderlo più fruibile, ma cercando di lasciar trasparire intatta la sua pericolosità. Perché pericoloso per la salute umana lo può essere veramente, soprattutto in quanto agisce in modo subdolo nel lungo periodo (20 – 40 ani), un tempo che tende a sminuire il problema fino a darci il pretesto per ignorarlo.

La soluzione è lasciata sulle spalle dei cittadini che, come sempre, si risolve con un esborso di danaro. Una questione poco sentita, di cui nessuna associazione di categoria si è occupata fattivamente, e per cui non si è intervenuti con fondi di aiuto come invece è stato fatto per la dismissione delle antenne televisive private in favore di quelle centralizzate, o come attualmente si sta facendo per l’adozione dei sistemi solari per il risparmio energetico. Come se la salute pubblica fosse meno importante della “bellezza” dei tetti delle nostre case o del mero risparmio di energia elettrica!

Un NON PROBLEMA, potremmo definirlo, che a mala pena sfiora anche chi, per Legge, ne risponde, come i proprietari di immobili o i loro amministratori, probabilmente, ci siamo detti noi, perché troppo poco conosciuto.

Non vi è stata infatti alcuna campagna sensibilizzatrice da parte degli Enti preposti che, quando intervengono, magari a seguito di segnalazione, agiscono più come repressori che come esperti collaboratori, consiglieri, cercando capri espiatori, imponendo multe stratosferiche e, magari anche, denunce penali.
Quando ciò, per fortuna raramente, accade, l’amministratore di turno cade dalle nuvole perché, spesso, non credeva, non immaginava!

E invece l’amianto è considerato un inquinante di primaria importanza e come tale va trattato e affrontato, per noi e per coloro che ci seguiranno.

Categorie
Edilizia

Il verde come elemento di progetto

Siamo abituati a pensare al verde come ad un complemento esclusivamente estetico dei nostri condomini o in scala più grande delle nostre città.
La considerazione che anche il verde possa essere  materiale da costruzione, e qui intendiamo ogni tipo di vegetazione (alberi, prati, arbusti, rampicanti), non è nuova, si hanno tracce di veri e propri sistemi articolati e costruiti con il verde sin dall’epoca dei romani.
Il processo di espansione urbana conferisce al verde un nuovo ruolo, non più soltanto simbolico e/o decorativo.

Nonostante che i piani regolatori, sin dalla fine dell’800 e l’inizio del 900, prevedessero ampi spazi da destinare al verde pubblico, in Italia l’uso del verde è rimasto ad oggi in buona misura  legato solo ad un concetto estetico.
E’ la crisi energetica degli anni ’70 che porta ad una serie di approfondimenti sulla conservazione ed il risparmio energetico che attestano l’importanza della funzione microclimatica della vegetazione e spingono verso un suo impiego “ambientale”, volto a migliorare il comfort degli ambienti antropizzati (interni ed esterni).

Oggi, a seguito di una maggiore consapevolezza degli squilibri ambientali provocati dalla città contemporanea, sta prendendo sempre più corpo l’idea di una “green city”, ossia una rinaturalizzazione della città attraverso vere e proprie iniziative di integrazione strutturale del verde con l’ambiente costruito.
E’, dunque, ormai provato che l’uso del verde in ambito urbano contribuisce al raggiungimento del comfort ambientale grazie all’incremento della biodiversità, al miglioramento del microclima, alla climatizzazione interna, alle intercettazione di polveri inquinanti.
La presenza della vegetazione nelle città migliora nettamente le condizioni microclimatiche grazie alla sua  azione riequilibratrice, che consiste nella capacità di assorbire le radiazioni solari ricevute durante il giorno, con la conseguente diminuzione della temperatura; nella produzione di vapore acqueo (processo di evapotraspirazione), che aumenta la percentuale di umidità.

L’isolamento termico
L’efficacia dell’ombreggiamento dovuto agli alberi sulle pareti degli edifici è legato ai cicli stagionali, le alberature, infatti, producono un effetto positivo sugli edifici in estate, impedendo il surriscaldamento delle pareti e migliorandone il comfort termico degli ambienti, i migliori risultati si ottengono utilizzando alberi con chioma a forma sferoide ed espansa che permettono una schermatura continua.
La scelta di specie a foglia caduca per le parti degli edifici orientate a sud (esposte al sole per più ore al giorno) consente di garantire un buon ombreggiamento in estate e ne riducono fortemente gli effetti negativi nella stagione fredda,  mentre le specie sempreverdi sono ideali per quelle esposte a nord.
L’utilizzo, in particolare, di rampicanti a foglia caduca sulle pareti dei nuovi edifici orientate a sud, a formare uno schermo protettivo  per le prime ore del giorno, è un ottimo dispositivo di controllo bioclimatico, infatti l’intensa coltre vegetale intercetta le radiazioni prima che queste raggiungano le pareti, riducendo la temperatura dell’involucro e la quantità di calore trasmessa all’interno dell’edificio viene dimezzata. Si ottiene, inoltre, il positivo effetto rinfrescante grazie al vapore acqueo rilasciato nell’atmosfera con il processo di traspirazione dell’acqua dalla superficie delle foglie.

I rivestimenti sulle facciate, che non devono essere pensati come costituiti dai soli rampicanti, ma anche da piante tappezzanti o ricadenti o addirittura di arbusti o piccoli alberi posti su balconi o vasi di terra situati a diverse altezze dell’edificio, possiedono, in misura diversa, un effetto isolante riconducibile soprattutto a tre fenomeni:

1. lo strato d’aria che è imprigionato nel rivestimento verde funge da isolamento termico. Per esempio, una facciata rinverdita, con uno spessore di circa 15 cm, corrisponde ad un cuscinetto d’aria statico di uno spessore di circa 5 cm, che si traduce in una riduzione della perdita di calore dal 10% al 30%, in funzione del grado di isolamento edilizio della facciata;
2. una parte delle radiazioni termiche, irradiate dall’edificio, viene riflessa dalle foglie e una parte viene assorbita. La percentuale di radiazione solare assorbita può variare tra il 60 ed il 90% in funzione di una serie di variabili che determinano l’ombreggiamento/assorbimento della radiazione solare, quali la densità della chioma (fitta o rada), la rapidità di accrescimento e la durata della stessa (fogliame sempreverde o deciduo), la dimensione e la forma della pianta (altezza massima raggiunta con il suo sviluppo e portamento), il tutto si traduce in una riduzione notevole delle perdite di calore dall’edificio;
3. un parete verde molto fitta allontana i movimenti d’aria dalla superficie dell’edificio, evitando così le perdite di calore causate dal vento. Quest’ultime possono in zone molto ventose incidere sulle perdite termiche totali di un edificio in modo rilevante.

Va da sé che per una opportuna scelta delle specie, nella fase progettuale di un’area verde, non si deve prescindere dal tenere ben presente le caratteristiche sopra descritte di ognuna di esse. Scegliere tra una specie decidua ed un’altra (diverse per densità di chioma) è importante quanto la scelta tra specie sempre verdi e decidue. L’ombreggiamento della vegetazione può, pertanto, contribuire in modo rilevante al raffrescamento passivo degli edifici; esso può determinare una riduzione delle temperature interne e anche uno sfasamento della temperatura massima .
L’impiego della vegetazione in prossimità degli edifici può, dunque, contribuire a moderare l’uso dei condizionatori d’aria, che in Italia ha negli ultimi anni raggiunto i picchi di vendite massime, con un conseguente incremento del consumo di energia elettrica in estate ed emissione in atmosfera di grandi quantità di CO2.

I processi di evapotraspirazione
Con il processo di evapotraspirazione le piante  prelevano dal terreno grandi quantità di acqua che immettono nell’atmosfera sotto forma di vapore. Il passaggio dell’acqua, dallo stato liquido a quello di vapore, avviene nelle foglie e perché avvenga è necessario un apporto di energia termica: per ogni grammo di acqua evaporata occorrono 633 cal.
Risulta, pertanto, che la presenza di aree verdi in ambiente urbano può contribuire notevolmente a correggere situazioni di surriscaldamento estivo, riducendo localmente le temperature. Ad esempio, una piazza alberata di 100 x 100 m può arrivare a traspirare fino a 50.000 litri al giorno, che se convertiamo in grammi e moltiplichiamo per le 633 cal. necessarie per il passaggio di stato dell’acqua vedremo che vengono sottratte all’ambiente esterno qualcosa come 31.650.000 cal.; energia termica che altrimenti verrebbe assorbita dalle strutture edificate e riflessa sotto forma di calore (1). Bisogna precisare pur tuttavia che l’abbassamento delle temperature, per effetto del processo di traspirazione delle piante, è minimizzato in presenza di singoli alberi, mentre diventa decisamente sensibile in caso di ampie zone verdi. E’ stato dimostrato che il raffreddamento dovuto alla traspirazione di una pianta di grosse dimensioni equivale alla capacità di cinque condizionatori d’aria di piccola taglia operanti per 20 ore al giorno (2). Tale  intervento passivo contribuisce, quindi, notevolmente a migliorare le temperature estive ed a ridurre i consumi elettrici dovuti al condizionamento dell’aria.

Non dimentichiamo che l’uso del verde nelle aree edificate svolge altri ruoli importanti di controllo ambientale, quali: il miglioramento acustico, il filtraggio delle polveri e disinquinamento, l’ossigenazione dell’aria.
Si può pensare, per esempio, a quale sia l’effetto di isolamento acustico procurato da schermi verdi realizzati con piante rampicanti in vie particolarmente trafficate.
Quali caratteristiche devono avere tali schermi perché siano efficaci?
Profondità e compattezza della chioma. Per quanto riguarda la prima, essa deve essere di almeno un metro o due per dare risultati significativi e va da sé che sulle terrazze non si possono ospitare schermi così ingombranti, si può tuttavia pensare ad un loro utilizzo in giardini interni di aree condominiali posti in prossimità di strade molto rumorose dove la profondità delle barriere vegetali può tranquillamente aggirarsi sui 4/5 m. La compattezza della chioma, invece, è una caratteristica che molte piante rampicanti offrono, perché in genere tendono a crescere su se stesse rendendo più fitto il fogliame stesso.

Il verde in città, ancora, può essere immaginato come un “filtro” attivo nei confronti dell’inquinamento dell’aria, perché esso intercetta prima e funge da elemento filtrante dopo le polveri presenti nell’atmosfera derivanti dalle attività industriali e dai gas di scarico delle automobili. Le specie resistenti sono in grado di assorbire a livello fogliare tali sostanze nocive e successivamente metabolizzarle. Le condizioni ambientali (nebbia, umidità, etc.) possono influire sull’assorbimento delle sostanze inquinanti da parte delle piante, aumentandone il ritmo di rimozione o esaltandone l’azione dannosa. Le piante sempreverdi sono le più idonee a svolgere tale funzione in inverno quando l’inquinamento è massimo, evitando inoltre che le sostanze accumulate dalle foglie vadano a depositarsi sul suolo.

Chi non ha mai sentito parlare del processo di “fotosintesi clorofilliana”? Ma soprattutto vi siete mai chiesti come le piante possono contribuire ad ossigenare l’aria? E bene, proprio grazie alla fotosintesi clorofilliana le piante sottraggono anidride carbonica dall’atmosfera e  ne  rilasciano ossigeno.  I diversi tipi di inverdimento contribuiscono in misura diversa in funzione della superficie fogliare ma, in considerazione dell’importanza che ricopre questo fenomeno, si capisce bene che anche  un metro quadro in più di verde utilizzato può avere un suo ruolo.

Rimane un ultimo aspetto da prendere in considerazione quello legato al benessere fisiologico ed al comfort. Il verde infatti rappresenta, per le modifiche continue che subisce sia per effetto delle stagioni, del clima e della sua stessa crescita, qualcosa di mutevole che trasmette vitalità all’intero ambiente, contribuendo a garantire così all’equilibrio psicologico dell’uomo.
È per tutti questi motivi che è bene cercare di aumentare il più possibile i rinverdimenti in ambito urbano come sistema passivo da integrare opportunamente con gli edifici nella città (sia a livello di insediamento di più edifici e sia a livello di singole unità edilizie), per migliorare il microclima e la qualità dell’aria.

Non possiamo concludere senza mettere a conoscenza delle critiche che vengono mosse nei confronti delle facciate verdi, quali la presenza di insetti sui muri,l’ umidità degli stessi o la rottura degli intonaci.
Ognuno di questi  “problemi” ha una facile risoluzione nella normale gestione e manutenzione del verde, tuttavia ci domandiamo: “Quale grande beneficio non richiede un piccolo compromesso che in nessun modo ne vanifica l’effetto”?.

Categorie
Edilizia

Sanpietrini e serciaroli

Di basalto, di porfido, italiani e ultimamente provenienti dalla Cina, come molti altri pavimenti, i sanpietrini sono di dimensioni diverse, in genere sono a faccia quadrata, ma se ne possono trovare anche di rettangolari e i più rari sono di piccole dimensioni, come quelli quadrati di sei centimetri di lato, posizionati a piazza Navona, nel grande marciapiede centrale.

I “serciaroli”, coloro che trasformavano la pietra in selcio, provenivano per lo più dall’Abruzzo. Si trattava di un operaio edile tutto particolare. Infatti l’usanza voleva che gli edili fossero pagati tutte le sere, alla fine del cantiere si mettevano in fila e prima di uscire percepivano la paga giornaliera, quella che ancora oggi è chiamata “la giornata”. Er serciarolo no! La categoria per effetto del “vizietto de staccà a mezzogiorno e d’annasse a ‘mbriacà all’osteria” pretendeva la paghetta nella prima giornata lavorativa.

Se all’una erano ancora sobri, attaccavano a lavorare, per percepire a sera la paga del l’altra mezza giornata. Tuttavia alcuni divennero famosi per l’abilità a posizionare sul suolo un maggior numero di serci rispetto alla media e pare che er Vaccaretto ne allineasse seimila al giorno!

Il procedimento per allettarli è sempre lo stesso da cinquecento anni, cioè si affondano nella sabbia con uno speciale martello di legno detto mazzapicchio. Una pavimentazione che potremmo definire biologica, in quanto risulta naturale e traspirante.

Categorie
Edilizia

Il punto di rugiada

Chi non è stato almeno una volta nella sua vita su un prato al mattino presto e chi non ha raccolto un fiore bagnato dalla fresca e impalpabile rugiada notturna? Ma perché la rugiada (che è poi umidità) si posa sul fiore?
Il punto di rugiada è quel punto in cui (a una certa pressione e temperatura) l’aria si satura di umidità, più alto è il punto di rugiada, maggiore è la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria (sempre ad una certa pressione e temperatura).

Considerata per semplicità la pressione una costante, al diminuire della temperatura una parte del vapore acqueo contenuto nell’aria deve essere rimosso e ciò di norma si realizza attraverso una condensazione che, in un ambiente domestico, si manifesta con la formazione di microscopiche goccioline di acqua su una “zona più fredda” (in bagno è classico vedere l’umidità sulla cassetta di scarico del wc). Da ciò se ne deduce (molto semplicisticamente) che più la temperatura dell’aria è alta, maggiore sarà la quantità di umidità che potrà trattenere allo stato gassoso (fino al 100%); minore è la temperatura, più l’aria sarà “secca”.

Se ciò è applicato in un ambiente domestico, soprattutto in inverno quando l’impianto di riscaldamento funziona ad ore alterne, avremo che nelle ore di riscaldamento l’aria potrà contenere una maggiore quantità di umidità, mentre nelle ore di raffreddamento, parte di questa umidità sarà ceduta in forma liquida su oggetti o pareti o parti di esse (travi e pilastri in cemento armato) naturalmente più freddi, formando la condensa.
Detto ciò appare scontato che se l’ambiente sottoposto a questi cambiamenti termici viene correttamente ventilato con un idoneo ricambio di aria esterna in sostituzione di quella interna satura di umidità, si sarà prevenuto il problema dei danni conseguenti alla condensa.

Per gli scantinati non vi è il problema del riscaldamento, ma quello dell’umidità condensata proprio perché essendoci una bassa temperatura l’aria può contenere poca umidità.
In questi casi ventilare energicamente, significa aumentare al massimo la quantità di umidità ceduta all’esterno, diminuendo così quella interna che progressivamente può portare ad un miglioramento della situazione ambientale con la parziale o totale asciugatura delle pareti.

Categorie
Edilizia

La legge 46/90 sugli impianti elettrici

A distanza di oltre sette anni dalla scadenza dei termini per la messa a norma degli impianti elettrici, si stima che il 35% degli stabili non è stato ancora adeguato alle disposizioni di Legge, in un ulteriore 5% le opere sono state male o solo parzialmente eseguite e il restante 60%, ovvero tutti i fabbricati che sono stati sottoposti a lavori di adeguamento degli impianti elettrici, sono nuovamente fuori norma.

Infatti, sarebbe impensabile credere che è bastato effettuare i lavori di adeguamento per risolvere tutti i problemi a tempo indeterminato, di fatto, anche la Legge 626/94 prevede che ogni impianto debba essere verificato e “ricertificato”, almeno ogni due anni.

In particolare modo nel caso di impianti elettrici, il problema della verifica di conformità appare rilevante, essendo per sua natura l’impianto elettrico composto di fili, giunzioni, collegamenti ecc. e sottoposto a continue manipolazioni da parte di tutti gli utenti (condomini). Lo stesso impianto di messa terra è soggetto a variazioni nel tempo dovute alla aggressione chimica del terreno ove il dispersore è infilato.

Così, anche l’impianto ben fatto, dopo un normale periodo d’uso diminuisce i suoi parametri di sicurezza senza peraltro fornire segni visibili di ciò.

E’ evidente quindi che per mantenere stabile nel tempo il livello della sicurezza di un impianto elettrico sia privato che condominiale, è necessario procedere a opportune verifiche che un buon tecnico qualificato, coadiuvato da una idonea attrezzatura, può effettuare.

Categorie
Edilizia

L’applicazione della guaina bituminosa

Oggi rispondiamo al quesito che ci ha posto Giuliano:

“Avrei una domanda da porle, nella ristrutturazione dei balconi la ditta appaltatrice nell’applicare la guaina bituminosa, per alcuni di essi ha sigillato la stessa per tutto il perimetro degli stangoni in altri invece no, vorrei sapere secondo la regola dell’arte quale è la giusta tecnica per l’apllicazione della guaina bituminosa affinchè nel tempo non si verifichino infiltrazioni dannose?”

Vi sono varie metodologie per il corretto montaggio della guaina bituminosa prefabbricata. Naturalmente dipende dal supporto sul quale viene posta.

In genere sui balconi, rimuovendo di rado gli stangoni di bordo, la guaina viene posta a “piscina”, ovvero oltre ad essere ben incollata a caldo sull’estradosso della soletta, viene rialzata sui verticali per le altezze possibili, ovvero sulla muratura in genere 15-20 cm, sugli stangoni 3-4 cm.

Se invece gli stangoni vengono rimossi, la guaina viene posta a coprire tutta la superficie della soletta, compresa la parte in cui gli stangoni verranno nuovamente sovrapposti.

Di conseguenza i verticali saranno limitatamente eseguiti sulla muratura del corpo di fabbrica.

L’importante comunque, è  sempre che la guaina sia ben scaldata onde incollarsi su tutta la superficie che riveste e che sia ben sadata nelle giunture tra i fogli.

Per qualsiasi consulenza è a Vostra disposizione il nostro studio tecnico.