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Via Ardeatina: 23 chilometri di storia

La Via Ardeatina, situata nel quadrante sud di Roma, nacque nel periodo dell’antica Roma per collegare l’urbe alla cittadina di Ardea, come si evince dal nome stesso.

Anticamente l’itinerario iniziava da porta S. Sebastiano e ricalcava in un primo tratto il tracciato della via Appia Antica fino alla chiesa “Domine quo vadis?”. Di qui partiva la Via Ardeatina tra muri delimitanti, campi coltivati e casolari.

Proseguendo si incontrano le cave o Fosse Ardeatine, divenute famose durante la seconda guerra mondiale per il massacro efferato da parte dei tedeschi di 335 civili tra detenuti politici ed ebrei.

La zona è piacevole da abitare, in quanto risulta molto amena, infatti si alternano palazzine, verde e abitazioni nate spontaneamente al tempo dell’espansione di Roma novecentesca, fuori le mura Aureliane; case costruite alla meglio dagli emigrati della giovane Italia, che si vedevano costretti ad abbandonare le loro povere terre.

Tra tipiche ondulazioni della Campagna Romana, all’altezza del Grande Raccordo Anulare, la via si lascia alle spalle le antenne del centro RAI ormai dismesse, ma punto di riferimento locale sia di giorno per la loro altezza, sia di notte per le luci rosse posizionate sulla sommità. Qui si alternano i casolari ristrutturati a ville, i campi ancora coltivati, le nuove palazzine, centri commerciali, ristoranti, bar, vivai e servizi vari.

Superato il Grande Raccordo Anulare, si estende una zona abitativa tra l’Ardeatina e via di Castel Di Leva, proseguendo oltre, al km. 12 si erge il famoso Santuario romano della Madonna del Divino Amore, protettrice di Roma, meta di pellegrinaggio e festeggiata il lunedì di Pentecoste.

Proseguendo sull’Ardeatina, al km 14 troviamo la frazione di Falcognana, nata intorno all’ omonimo casale, e successivamente la via della stazione di Pavona che unisce i Colli Albani alla costa.
In un paesaggio verdeggiante dove la natura torna ad essere amica dell’uomo si trova sulla destra il complesso di Spregamore, si tratta di una zona interamente a ville, sempre circondate dal loro giardino, dove lo sguardo si allunga su vaste distese di campi coltivati e si gode di aria pura, quasi impensabile per una zona ancora appartenente alla città di Roma.
Successivamente al km 23 con la zona abitativa e industriale di Santa Palomba si passa nel territorio di Pomezia.

Castel di Leva
Castel di leva è il nome della ventitreesima zona di Roma nell’Agro Romano, subito fuori il Raccordo Anulare. Si possono trovare tutti i servizi necessari, comprese le scuole pubbliche elementari e medie, e data la predominanza di zone verdeggianti, nell’ambito sportivo si può trovare più di un centro ippico.

Santuario della Madonna del Divino Amore
Il Santuario sorge in alto sulla cima della collina e al suo interno contiene l’icona della Madonna del Divino Amore (prende il nome dalla Colomba dello Spirito Santo che sovrasta l’immagine della Madonna con Bimbo in braccio). Deve la sua fama in tutta Roma grazie ad un miracolo verificatosi nel 1740. La zona allora, malarica, era una vasta area dedicata al pascolo ed un viandante che passava da tali parti fu assalito da una turba di cani randagi, stava per essere sbranato, quando vide accanto a lui l’immagine della Madonna affrescata su un brandello superstite della torre appartenuta ad una fortezza del XIII sec. Il viandante Le invocò aiuto, i cani si dispersero e l’uomo arrivato a Roma cominciò a raccontare a tutti ciò che gli era accaduto, tanto che molta gente cominciò a recarsi a Castel di Leva per chiedere “grazie” alla Madonna. L’affresco fu dunque staccato e inserito nella chiesetta tuttora esistente. Da subito meta di pellegrinaggio, il più famoso è quello delle popolane romane lavandaie ed erbivendole che trascorrevano la loro festa annuale, il lunedì di Pentecoste, prima nella chiesetta della Madonna di Castel di Leva ( di qui il nome di Madonnare) e poi, sempre viaggiando su carri stracolmi, l’uscita si concludeva in maniera godereccia ad Albano. A primavera, i Romani dell’ottocento amavano tali giornate spensierate fuori porta, tanto che per partecipare alla scampagnata erano capaci di portare al pegno beni necessari o di uso comune come pentole o lumi!

Falcognana
Falcognana è una frazione, appartenente alla XIII zona di Roma, nel territorio di Castel di Leva. Bisogna distinguere tra il casale di Sotto, sorto su una villa romana ed ora distrutto, e il casale di Sopra, ricostruito nel settecento; entrambi i casali erano molto importanti nel Medioevo per il controllo della zona. Attualmente il casale vive una nuova vita come centro ricevimenti per matrimoni.

Spregamore
Sorge al diciassettesimo chilometro della via Ardeatina, appartenente alla XIII zona di Roma, nel territorio di Castel di Leva e al XII Municipio.
La strada d’ingresso passa davanti l’antico Casale Abbruciato, un centro ippico ed uno di educazione cinofila. Immette in una zona interamente a ville che, nonostante il verde che circonda la zona, si connota con la presenza di giardini padronali. Pur tuttavia per soddisfare l’esigenza di chi vive a Spregamore l’intero arco della giornata, come anziani e bambini, il Comune di Roma ha progettato la nascita di una piazza sia con spazi adeguati per le diverse età, sia per collocarvi il mercatino settimanale.

Santa Palomba
Tra il 20º e il 23º km della via Ardeatina, nel territorio di Pomezia, si è sviluppata un’area urbanistica prevalentemente industriale, con grandi stabilimenti di famose marche italiane e straniere, ma dal 2008 a causa della grave crisi economica, alcune aziende hanno deciso di chiudere alcuni stabilimenti per trasferirsi all’estero.

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Informazioni e curiosità storiche su via Cassia

La via, sita nel quadrante nord della città, è tra le più verdeggianti tra le vie consolari romane anche nella zona che si trova all’interno del raccordo anulare. Il tracciato della strada è probabilmente di origini etrusche: lo dimostrano i tratti tagliati e incassati nel tufo, tipici di tale popolazione che allargò il suo dominio fino alla paludosa pianura romana su cui si ergevano i sette colli della nascente Roma.

Incerta è invece la derivazione del nome, l’ipotesi più sostenuta è quella che abbia preso il nome dal romano Lucio Cassio Longino (117-107 a.C), il quale probabilmente sistemò il percorso collegando e riunendo vari tragitti etruschi preesistenti.

Normalmente tutte le vie consolari (che da Roma raggiungevano ogni parte dell’impero) prendevano l’avvio dal miliarium aureum sito nel Foro, invece la via Cassia inizia dopo Ponte Milvio, separandosi dalla via Flaminia. Il percorso tra valli e colline verdeggianti attraversava l’etrusca Veio, Sutrium (Sutri), Volsinii (Bolsena), Clusium (Chiusi) e Arretium (Arezzo), prolungato successivamente fino a Siena e a Firenze; è tuttora perlopiù lo stesso, piacevole per il panorama ed interessante per la bellezza degli antichi paesi tufacei, che attraversa.

Nel Medio Evo la via è divenuta molto famosa e trafficata perchè era la principale strada di comunicazione per i viandanti che a piedi venivano a Roma (luogo di pellegrinaggio cristiano) dalla Francia (e a sua volta dalla Spagna e dall’Inghilterra), per cui prese il nome di via Francigena.

Sulla via l’urbanistica recente ha creato più di una “testa” periferica di lusso come Vigna Clara, L’Olgiata, Le Rughe, per innalzare il valore dei terreni intermedi, tuttavia bisogna riconoscere che l’intervento moderno (in realtà poche file di caseggiati ai lati della strada) ha lasciato intatte alcune zone dell’agro romano, come nella zona di Tomba di Nerone, dove da una parte è rimasto il polmone verde dell’Insugherata e dall’altra il lembo sud del grande parco di Veio.

ingresso via cassia

La via Cassia risulta piacevole alla vista, sia per la presenza di alberi lungo il tratto viario, sia per l’ esistenza della zona di rispetto sistemata a giardini, tra la via e i palazzi. Inoltre, poiché il terreno ai lati dell’ arteria va a degradare, si ha l’impressione che i caseggiati siano ancora più bassi: i palazzi che sorgono sul retro nonostante che siano più alti rispetto a quelli fronte strada, a causa del pendio, conservano lo stesso livello di quota ad altezza tetto.
Ovviamente sul territorio sono presenti tutte quelle strutture necessarie al vivere moderno.

Tomba di Nerone

Tomba di Nerone è il nome della cinquantatreesima zona di Roma, appartenente al XX Municipio.
Verso il decimo chilometro si trova la cosidetta Tomba di Nerone, che dà il nome alla zona, ma il sarcofago che si trova sul ciglio della strada appartiene in realtà a Publio Vibio Mariano.

Riserva naturale dell’Insugherata

La riserva (tra via Trionfale e via Cassia) è stata istituita con la legge regionale 29/97 in un luogo incantevole, rimasto fortunatamente incontaminato, a pochi passi dal centro della città. Si tratta di una vasta zona di 35 ettari, ricoperta di boschi secolari. All’interno si trova il giardino all’italiana creato agli inizi del secolo scorso dall’architetto Vittorio Morpurgo e strutture qualificate per la ricezione.
E’ ricca di fauna: tra i mammiferi più grandi ci sono la volpe, la donnola, l’istrice, il tasso e poi uccelli, rettili e anfibi. Riguardo la flora, nell’area sono state censite molte specie peculiari della riserva e prende il nome dalla presenza di numerosi esemplari di sughere.

Il Parco regionale di Veio

Il grande parco forma un triangolo delimitato dalla via Flaminia ad est, la via Cassia ad ovest e la provinciale Campagnanese a nord. Il territorio interessa il cosiddetto Agro Veientano dominato dalla città etrusca di Veio (fu importante città al limite sud del territorio controllato dagli Etruschi nella vallata del Tevere, conquistata successivamente dai Romani). E’ ancora possibile vedere i resti della cittadina inseriti in una zona paesaggistica unica.

I numerosi sentieri presenti nel Parco di Veio permettono di entrare a contatto con la natura a breve distanza dalle zone urbanizzate, dolci rilievi collinari si alternano a profonde forre boscose percorse da corsi d’acqua e a fondivalle pianeggianti. Lungo gli itinerari è, così, possibile scoprire cascate, boschi, estesi pascoli, così come necropoli o suggestive “tagliate” scavate nel tufo dagli Etruschi.
I sentieri che attraversano il parco sono percorribili a piedi ed in gran parte a cavallo, mentre solo alcuni lo sono in bicicletta o mountain bike per la particolare morfologia del terreno, con diversi gradi di difficoltà.

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Il quartiere Tuscolano

Per quartieri di Roma si intendono le aree di nuova urbanizzazione, mentre il termine rione è utilizzato per indicare le zone del centro storico di Roma, comprese entro le mura Aureliane, anche se Borgo e Prati sono al fuori.

Il quartiere Tuscolano è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. La strada più importante è la via Tuscolana, che divide in due sezioni lunghe il quartiere, fino alle consolari di confine: da una parte la via Appia Nuova e dall’altra la via Casilina.
La zona è di competenza dei seguenti municipi: Municipio Roma VI,VII,IX e X.

Via Tuscolana

La strada, situata nel quadrante sud-est di Roma, è di antica origine: usciva dall’antica porta Asinaria, sita nelle mura Aureliane all’altezza di San Giovanni e si dirigeva verso Tusculum (antichissimo sito nei pressi dell’attuale Frascati) cittadina da cui trae il nome. Possiamo immaginare che la strada fosse trafficata sin dall’antichità, in quanto portava i ricchi Romani sulle verdeggianti, fresche e amene alture dove avevano costruito favolose ville lontane dal traffico, dai rumori, dagli incendi, dal caldo e dagli affanni dell’Urbe.

Anche oggi il traffico di via Tuscolana è legato, non solo al movimento locale, ma anche “verso” o “dai” Castelli Romani per l’ingresso al centro storico, sia utilizzando i mezzi privati, sia la linea A della metropolitana, che ha dato grande impulso al quartiere Tuscolano, che dal suo inizio (nel cinquecento l’inizio della via fu fissato a piazza Sulmona) fino alla sua fine (che si può stabilire con il complesso di Cinecittà) consiste in una zona densamente abitata, dedita soprattutto nella seconda parte all’attività commerciale, prevalentemente legata all’abbigliamento. Tuttavia se si ha la possibilità di osservare la Tuscolana dall’alto, si rimane stupefatti di quanto verde sia presente nella zona: alla poca vegetazione del primo tratto rallegrato da alcune piazze, tra cui villa Fiorelli o villa Lais , va aggiunto il verde più cospicuo del secondo tratto dopo la discesa del Quadraro.

Qui, oltre l’area di Monte del Grano, troviamo a destra una parcellizzazione di verde nell’edilizia privata, che ha utilizzato il modulo del palazzo a pianta quadrata o rettangolare, con al centro il cortile comune, con aiuole e alberi ad alto fusto: in pratica da fuori si vedono solo palazzi, ma all’interno di essi come perle nelle conchiglie ci sono cortili verdeggianti, anti-stress e anti-smog. Lo stesso dicasi della zona a sinistra realizzata negli anni cinquanta dall’INA-casa, in cui le palazzine basse si snodano tra viali alberati ed aiuole interdette al traffico. Infine grandi polmoni verdi si possono considerare l’ex aeroporto di Centocelle tra l’omonima via e la via Casilina, ma soprattutto il lungo Parco degli Acquedotti che inizia sulla sommità del Quadraro e prosegue nel quartiere Appio Claudio ed infine alle spalle del quartiere Don Bosco c’è il giardino dedicato ad Alberto Cianca e l’immensa zona naturale su cui sorgono le varie strutture di Cinecittà a destra e a sinistra della via Tuscolana.

Dunque possiamo dire che pur essendo una via che racchiude più quartieri densamente popolati (ricordiamo che la Roma dei primi del novecento era contenuta prevalentemente entro le mura aureliane e dunque l’urbanizzazione della via inizia negli anni venti), la gente (siano bambini, o giovani, oppure anziani) che vi abita può trovare oltre che ogni tipo di servizio, anche sfogo al vivere quotidiano raggiungendo i parchi pubblici, dove poter ripristinare l’antico connubio natura-urbe, sogno di ogni uomo.

san policarpo

Il primo tratto

La prima parte della via Tuscolana si contraddistingue per l’edilizia intensiva, pur tuttavia i caseggiati condominiali presentano la grandiosità tipica dello stile dei primi del novecento, sia che siano nati come edilizia residenziale privata sia come edilizia convenzionata di enti.

Il Quadraro

Con il toponimo Quadraro si indicava, fino agli anni trenta circa, tutta la zona a sud di Roma che va da Porta Furba agli attuali stabilimenti di Cinecittà.
Il toponimo Quadraro indica oggi l’area dove sorge l’insediamento urbano più antico della zona, immediatamente sotto la discesa e che risale all’inizio del ‘900.

Porta Furba

Fontana monumentale settecentesca sita a ridosso dell’acquedotto Felice, sta a rappresentare la volontà papale di dare acqua al popolo con un’opera monumentale in una zona di Roma allora periferica, essendo fuori dalle mura aureliane.

Aeroporto di Centocelle

Centocelle fu sede del primo aeroporto italiano, proprio nella zona in cui, a partire dal 15 aprile 1909 uno dei fratelli Wright, Wilbur, andò a dare una serie di dimostrazioni del loro Flyer, il primo velivolo a motore che abbia mai volato.
Non è più utilizzato per attività di volo e l’Aeronautica Militare ha restituito parte dell’area al Comune di Roma.

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Il quartiere Don Bosco

Diventa ufficialmente quartiere nel 1961, trovando la sua individualità dal rimanente Tuscolano, grazie alla chiesa di san Giovanni Bosco.

Quest’area era già stata destinata durante gli anni trenta all’urbanizzazione, ma la guerra aveva bloccato l’espansione della zona, quindi solo nel dopoguerra, conservando le indicazioni del piano regolatore del 1931, si iniziarono i lavori conservando i progetti e lo stile antecedente, motivo per cui gli edifici della piazza sono caratterizzati da un’architettura tipica del ventennio fascista.
E’ lo stesso stile con il quale fu costruito l’EUR, al punto che la piazza fu utilizzata come set di alcune scene della “La dolce vita” di Federico Fellini, immaginandola come parte del quartiere EUR, più distante dagli studi cinematografici di Cinecittà.

Così nei primi anni cinquanta cominciò a crescere il quartiere di Don Bosco, nato proprio con la promozione dei Salesiani intorno all’omonima basilica, inaugurata nel 1957. La piazza di San Giovanni Bosco è dominata dalla chiesa omonima, un’opera colossale progettata da Gaetano Rapisardi, caratterizzata da una grande cupola e una maestosa mole in travertino, come il resto dei caseggiati che chiudono in perimetro la piazza, utilizzando materiale nostrano, caro allo stile fascista.

Bisogna notare che il quartiere, sebbene intensivo, presenta sia nell’ edilizia pubblica e che in quella privata, all’interno dei caseggiati condominiali, il vantaggio di possedere ampi giardini comuni.

Interessante è l’immagine visiva della lunga via di san Giovanni Bosco che superata piazza dei Consoli (sistemata a verde pubblico) arriva a Piazza dei Tribuni (sistemata a verde pubblico): praticamente da una parte si staglia l’imponente mole bianca della basilica e dall’altra il verdeggiante Monte del Grano, che è un grande mausoleo del suburbio dell’antica Roma, rivestito da un tumulo di terra alto 20 metri (visitabile per appuntamento) alle cui pendici trova posto un piccolo parco di zona.

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Cinecittà

La città del cinema è un complesso dedicato alla cinematografia sorto alla fine degli anni trenta (fu all’epoca il più moderno ed attrezzato d’Europa) e comprende:

  • l’Istituto Nazionale Luce (1937-38), luogo dove si produssero i cinegiornali d’epoca, quelli insomma che venivano presentati al pubblico, nei cinema, prima del film;
  • il Centro Sperimentale di cinematografia al cui interno sono la cineteca nazionale che raccoglie milioni di pellicole nazionali e straniere e una biblioteca specializzata;
  • gli stabilimenti cinematografici di Cinecittà, inaugurati nel 1937, dove hanno lavorato i più grandi registi italiani e mondiali.

Tuttora è facile poter vedere all’ingresso di Cinecittà fans che aspettano per ore purché di vedere uscire dagli studi i loro idoli preferiti.

Al contrario, il limitrofo centro chiamato “Cinecittà due” è un centro commerciale sorto negli anni ottanta, uno dei primi sorti in città e contraddistinto da una struttura moderna che regge il confronto del tempo.

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Il quartiere Appio Claudio

E’ tra i più bei quartieri di Roma nella parte che affaccia lungo la dorsale verdeggiante del parco dell’Appio Claudio, essendo rimasta, per fortuna, una larga zona di rispetto tra le costruzioni e il verde dove sorge l’antico acquedotto: un lembo superstite della campagna romana immortalata nei quadri ottocenteschi con l’acquedotto in prospettiva ai cui piedi brucavano ieri come oggi le pecore, immagine poi ripresa nell’intervallo della giovane RAI e resa famosa nel film di Pisolini “Mamma Roma” con Anna Magnani.

Il Quartiere Appio Claudio prende il nome dalla presenza dell’omonimo acquedotto che affianca l’abitato. Diventa ufficialmente quartiere nel 1961, soppiantando parte del suburbio Tuscolano.

E’ separato dal quartiere Don Bosco dalla via Tuscolana, e si snoda fino a via del Quadraro, la via di Capannelle e la via Appia Nuova, nel tratto che costeggia la ferrovia. L’edilizia è iniziata negli anni cinquanta con l’INA casa che si estende da entrambi le parti di via del Quadraro (nel rispetto della natura aveva realizzato caseggiati bassi contornati dai giardini); la restante superficie era solo prato e zona alquanto malfamata, in quanto sotto gli archi dell’acquedotto Felice (da papa Sisto V Felice Peretti nel XVI secolo lo fece restaurare) e Claudio (Appio Claudio nel 312 a.C. lo fece costruire e l’imperatore Claudio lo fece restaurare) vi si costruirono casette-baracche abusive da parte di nomadi ed immigrati italiani che affluirono in città nel dopoguerra.

Con la costruzione della moderna parrocchia di san Policarpo e la bonifica della zona, l’edilizia privata prese piede, anche grazie alla linea A della metropolitana. La sistemazione del parco, con il libero uso da parte di tutti i cittadini, ha permesso di godere liberamente di una estesa zona archeologica di grande valore e bellezza.

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Esiste ancora la cultura popolare a Roma?

Pizzerie che servono sugli originali piatti d’acciaio, trattorie con il cameriere che si diverte a prendere in giro gli ospiti e alla fine scrive il conto facendo le somme sulla tovaglia di carta, stanno ormai scomparendo ma se c’è un quartiere dove ancora potete trovarle è sicuramente Trastevere.

trastevere

Nato come quartiere popolare, malgrado i prezzi degli immobili a Trastevere ora siano saliti a cifre da capogiro, ha mantenuto la sua natura verace, ed è ancora possibile rintracciare frammenti e stimoli della cultura popolare.
La domenica mattina gli uomini del quartiere si ritrovano nel bar sotto casa per commentare “il corriere dello sport” e magari fare qualche scommessa tra loro sulle partite della giornata fumando una sigaretta sui tavolini all’aperto.

Non bisogna dimenticarsi che prima dell’Olimpico, la A.S. Roma si allenava in un campo di questo quartiere per cui il calcio e in particolare questa squadra sono nel cuore degli abitanti.
Le donne invece possono godersi una passeggiata per fare la spesa dal fruttivendolo di fiducia e prendere il pane al forno “La Renella” in via del Moro 15, se vi capita di passarci vicino provate la “pizza bianca” viene sfornata come il pane 24 ore su 24.
La sera il quartiere si trasforma diventando punto di ritrovo per i ragazzi della città, anche se devono parcheggiare molto lontano (tutto il quartiere è a zona traffico limitato anche la sera) non rinunciano ai pub della zona. Nei mesi caldi i vicoli si riempiono di venditori ambulanti che offrono oggetti di tutti i tipi. Per una pizza andate “dar Poeta” a Vicolo del Bologna 45, non spaventatevi della fila, è veloce e la pizza sottile vi conquisterà.
Se siete interessati alla storia della città potete visitare il museo di Roma Trastevere nato nel 1977 all’interno dell’appena restaurato convento carmelitano di sant’Egidio sono stati trasferiti in questa sede i materiali più strettamente attinenti alla documentazione della vita quotidiana e delle tradizioni.

Il nucleo forte delle cosidette “scene romane” sono distribuite intorno al chiostro e fanno parte dell’esposizione permanente, una loro attenta lettura fa comprendere molti aspetti della vita popolare quotidiana romana della fine del settecento e dell’ottocento.
A rotazione invece vengono esposte opere come gli acquerelli di Roesler Franz che mostrano alcuni paesaggi della “Roma sparita”, le rive del Tevere distrutte con l’avvento dei muraglioni, i caratteristici angoli del ghetto o di Trastevere, ormai scomparsi rivivono in queste delicate opere.

Non potevano mancare l’archivio delle poesie di Carlo Alberto Salustri, più conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa (Roma 1871 – 1950), poeta italiano che componeva in dialetto romanesco.
Per gli appassionati di cinema consigliamo prima di partire per visitare questo quartiere di riguardare il film “Ladri di biciclette” di Vittorio de Sica che rievoca perfettamente l’atmosfera originale di Trastevere nell’immediato dopoguerra. Seguendo protagonista in cerca della bicicletta rubata si possono osservare Piazza Vittorio, Porta Portese l’interno della casa della santona e gli abiti dei borghesi del 1948. L’ultima curiosità è che i protagonisti erano stati presi dalla strada per cui il dialetto e i modi di fare sono stati sicuramente spontanei.

Come alloggio potete scegliere un albergo oppure un appartamento in affitto ci sono offerte davvero vantaggiose al centro del quartiere Trastevere. Potrete vivere appieno l’esperienza della città facendovi la spesa e cucinando in casa piatti tipici come i carciofi alla romana o la trippa al sugo, al mercato sanno lieti di insegnarvi la ricetta!

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Alla scoperta di Roma: luoghi originali da visitare

Che siate a Roma da turisti o per affari, potete sempre trovare qualche luogo interessante da vedere. Al di là delle mete più famose, come il Colosseo, ci sono molti altri posti affascinanti e quasi sconosciuti, a disposizione del viaggiatore curioso. Lontano dalla folla, vi regaleranno esperienze piene di fascino.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli, in via Cernaia, è un edificio rinascimentale disegnato da Michelangelo. L’esterno si presenta in modo davvero eccezionale per una chiesa, in quanto è stata ricavata nei muri delle antiche Terme di Diocleziano.

Queste terme erano le più grandi dell’antica Roma; la loro costruzione fu ultimata dall’imperatore Diocleziano, e restarono in uso fino al 537, quando, durante un’invasione di barbari, vennero tagliate le condotte dell’acqua. Nei secoli successivi, durante il medioevo, vennero usate come cave di pietra e di altri materiali per fabbricare nuovi edifici.

La costruzione della chiesa iniziò nel 1563; fu assegnata a un ordine monastico, i Certosini, che edificarono un monastero nelle vicinanze. Più tardi, nel 1870, ne furono allontanati, ma è possibile passando nelle vicinanze vedere i resti del monastero, con le celle che erano utilizzate dai monaci.
L’interno della chiesa è cambiato nei secoli, ma è ancora uno dei luoghi dove ci si può fare un’idea dello splendore delle terme romane del periodo imperiale.
Un’altra zona delle terme ospita il Museo nazionale delle Terme, un eccellente museo archeologico che vale la pena di visitare.

Non lontano da quest’area, il Teatro dell’Opera, in piazza Beniamino Gigli offre un ricco programma musicale.  Ad esempio “Moise et Pharaon” di Rossini nel dicembre 2010, “l’elisir d’amore” di Donizzetti nel febbraio 2011 e in marzo il “Nabucco” di Verdi. Anche se non si è appassionati di opera, assistere a uno di questi spettacoli emozionanti è un’esperienza che vale la pena di fare, almeno una volta nella vita…  La musica prende letteralmente il cuore e tiene legati alle vicende dei personaggi.
Il Palazzo delle esposizioni è un edificio neoclassico in via Nazionale, aperto nel 1883. Da allora ha ospitato numerose mostre d’arte; la più importante fra quelle che si svolgono ai nostri giorni è probabilmente la Quadriennale di Roma, dedicata alla promozione dell’arte italiana contemporanea.

Via Nazionale è anche un ottimo posto per fare shopping, perchè in questa zona si trovano molti negozi alla moda. Come gli altri luoghi descritti in questo articolo, è a poche centinaia di metri dalla stazione Termini, che è la stazione principale di Roma. Per questo è molto facile da trovare e comoda per viverci.
Se deciderete di abitare qui durante il vostro soggiorno potreste affittare un appartamento a Roma, e contare su parecchie buone soluzioni; ad esempio appartamenti come quelli nel Rione Monti o vicino Santa Maria Maggiore, che si possono affittare per periodi sia brevi che lunghi.

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Sanpietrini addio

Ne hanno parlato i giornali di tutti il mondo, compreso Le Monde e il New York Times, con echi di rimpianto caratteristico di chi sta per salutare un “amico” vecchio di secoli che se ne va, dunque, come potevamo non pronunciarci anche noi in merito all’antica pavimentazione, tipica della nostra città: i sanpietrini, che in alcune zone lasceranno il posto all’anonimo asfalto, tra la nostalgia (o la gioia) dei Romani?

Sanpietrini o Sampietrini?
Innanzi tutto stiamo parlando di sanpietrini o sampietrini? C’è chi lo scrive in un modo e chi nell’altro, e per la precisione se ci affidiamo alla regola ortografica, sappiamo che prima della p e della b ci vuole sempre la m , e quindi si dovrebbe dire sampietrini.
Se invece andiamo ad analizzare la storia dei nostri serci (come li chiamano i romani), il sanpietrino fu messo in opera per la prima volta a piazza San  Pietro, nel cinquecento, per volere di papa Sisto V, il grande urbanista che sconvolse ed abbellì la nostra città; da questa piazza, dunque, il selcio prese il nome di sanpietrino. Nonostante ciò, se lo scriviamo in questo modo a computer,  il mezzo meccanico si ribella, fa di testa sua, applicando le regole ortografiche e ci sostituisce una bella m per ogni n che noi compiliamo!

Sanpietrini già levati
I sanpietrini in realtà hanno cominciato a lasciarci già da molto tempo. Stanno in gran parte della Roma centro e se non ce ne accorgiamo è perché sono affogati nell’asfalto.
Il manto perennemente dissestato (in quanto non poggia su di un piano rigido, ma sulla nuda terra), costoso da restaurare (il lavoro di rimozione e di successivo riallettamento nella sabbia asciutta va fatto rigorosamente a mano, e va eseguito ogni volta che si rompe un tubo, praticamente in continuazione!), è pericoloso per i motorini che vanno aumentando di numero e fastidioso per le automobili, tutti elementi che hanno spinto il Comune a rimuovere tale pavimentazione da quelle vie dal traffico costante e caotico. L’hanno già levati dai Lungotevere, da via delle Botteghe Oscure, da via Nizza, da via del Tritone, da via Po, sostituiti dall’asfalto fonoassorbente, a vantaggio (dicono) della viabilità e della sicurezza, sempre che si abbandoni, diciamo noi, la mentalità del rattoppo, perché allora tutto è vano, anche queste strade lisce come biliardo si possono trasformare in quelle ben conosciute dai Romani, in cui le buche fioriscono all’ordine del giorno.
E dunque come mai tanto polverone?

Sanpietrini che saranno levati
E’ che a questo punto anche gli stranieri si sono accorti che a Roma fanno sul serio, stanno levando insomma i sanpietrini dalle più importanti strade del centro, cancellando un volto vecchio di cinquecento anni, in nome della modernità.
Saranno ancora tolti da viale Aventino e piazzale Ostiense e forse anche da piazza Venezia. Ma a questo punto, si chiedono i Romani, dove vanno a finire i sanpietrini? Dal Comune dicono che confluiranno nelle zone pedonali, come esempio si può citare piazza Montecitorio, che è stata pavimentata qualche anno fa, con i serci romani.

In conclusione, siamo tutti guidatori di automobili o di moto, e condurre un mezzo su un piano dissestato non è né piacevole, né esente da pericolo, quindi possiamo capire che la rivoluzione possa toccare le vie a scorrimento veloce, ma non toccateci i serci delle piazze più belle della nostra città. Riuscite ad immaginare lo scenario dato dalla piramide Cestia, le mura Aureliane e porta San Paolo senza la resa scintillante di quella miriade di cubetti di pietra, che stanno già togliendo, lasciando al loro posto (almeno allo stato attuale) un manto asfaltato nuovo, ma avvallato e quindi pericoloso. E riuscite a vedere la possenza del bianco monumento al Milite Ignoto, a piazza Venezia, super-fotografato dai turisti di tutto il mondo, senza quella pavimentazione che parla di secolare tradizione? No, certi luoghi non possono essere toccati, devono essere solo ben manutentati, e comunque (se proprio fosse necessario) molto meglio gli interstizi dei sanpietrini affogati nell’asfalto, piuttosto che la loro totale eliminazione.

I serci fanno parte della nostra storia, non si suole dire:”Annà a lustrà li serci” per intendere di andare a fare una passeggiata? E i sonetti del Belli li ricordate? Er sercio era l’arma della povera gente, di coloro che non possedevano nulla se non la loro dignità, e “quanno ce vole, ce vole”, col sercio in mano partiva la ribellione, anche in una città sopita come la nostra governata dal papa-re.
Infine speriamo davvero che i sanpietrini levati vadano davvero a pavimentare le zone pedonali, per arricchire il nostro centro con la sua storia; non è per questo che i turisti vengono a Roma?

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Roma

La vecchia Galleria Colonna

Chiusa per lungo tempo per lavori di ristrutturazione, era divenuta una vergogna del centro cittadino: il portico antistante buio, sporco,era popolato da qualche lettore di tarocchi,o da barboni, finalmente ristrutturata ed aperta al pubblico con una gran festa i primi di dicembre, la galleria Colonna  è stata appellata con un nuovo nome, essendo stata dedicata al grande attore Alberto Sordi, apprezzato non solo dai romani per la sua produzione cinematografica, che con fare apparentemente comico metteva amaramente in evidenza i difetti umani, nonchè pecche e carenze della società, da quella papale a quella attuale. Luogo migliore per essere ricordato non poteva essere scelto, infatti la galleria si trova  al centro di Roma, sul Corso, a metà strada tra piazza del Popolo e piazza Venezia, zona da sempre storica, là dove si erge la sopravvissuta colonna di Marco Aurelio eretta  nel 180 d.C. per celebrare le vittorie dell’imperatore, mentre il tempio a lui dedicato è stato sostituito con un palazzo, attualmente sede del quotidiano il Tempo.

La via ha proseguito a mantenere la sua importanza anche durante il Medioevo essendo utilizzata dai pellegrini che venivano a Roma, al punto che papa Sisto V, nel ‘500, pensò di dover dare un nuovo assetto urbanistico alla strada, consono all’importanza della città, così fece demolire le modeste case che si affacciavano sul Corso facendole sostituire con  palazzi nobiliari. L’importanza storica della via ( non dimentichiamo che su piazza Colonna affaccia palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio dei Ministri e poco più internamente si erge palazzo di Montecitorio, sede della Camera dei deputati) non è diminuita nel tempo, qui sono sorti famosi caffè, frequentati da artisti e covo di lotte politiche o più genericamente luogo di incontro salottiero, qui si tenevano i concerti bandistici, qui si festeggiava il grande Carnevale romano con la ben nota corsa dei cavalli berberi.

Arriviamo così al 1889, quando Roma è divenuta da poco capitale del Regno d’Italia, allorché nell’ambito di sbrigativi piani di ristrutturazione della città, voluti dalla Casata Savoia, volendo allargare il Corso si demolì senza timori o rimorsi  il cinquecentesco palazzo Boncompagni-Piombino, ma lo spazio rimase sterrato fino al 1891, non sapendo cosa costruirci, fino a quando vi si è stato eretto un Padiglione dell’ Allegria per le feste di Carnevale di quell’anno, poi nel 1911 vi  fu collocato il padiglione dell’Esposizione per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia, ed anche questo venne demolito, fino a che non prevalse, su progetto di Dario Carbone, l’idea di una galleria,  molto in voga a fine ‘800, sorella di quelle di Napoli e di Milano, mentre  la struttura in cemento armato è stata rivestita in travertino e laterizi, per meglio armonizzare il palazzo con quelli già esistenti sulla via.

E riprende la vita: il caffè Berardo, i risultati delle partite di calcio esposti dal balcone del primo piano,  il collocamento cinematografico e teatrale, il cinema Galleria, qui si trattenevano Fabrizi, la Magnani e Sordi vi girò “Polvere di stelle”, qui negli anni trenta sorse la libreria Treves, poi Hoepli, poi Rizzoli e oggi la  Feltrinelli grandeggia su due piani tra i restanti negozi, in una galleria che la ristrutturazione ha riconsegnato alla capitale nel suo fulgore di gioiello liberty, che merita d’essere vissuto: l’ambiente è reso ovattato dal soffitto decorato con splendide vetrate che lasciano filtrare i raggi solari, rendendolo intimo, ciarliero, accogliente.