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Il quartiere Trieste

Il quartiere Trieste era abitato sin dalla preistoria. Le prime testimonianze umane risalgono alla notte dei tempi e raccontano una storia ricca di aneddoti.

E’ sul Monte Antenne che i sabini stabilirono alcune loro dimore, e fu proprio in questi luoghi che fu messo in atto il famoso “ratto delle sabine”.

Poi all’epoca dei romani le frequentazioni si trasferirono dalla superficie al sottosuolo con la nascita di numerosissime Catacombe.

Bisogna però aspettare il 1300 per trovare all’interno del territorio le prime ville nobiliari e i primi casali, che poi nell’800 diedero ospitalità persino a Giuseppe Garibaldi.

Il vero sviluppo urbanistico e architettonico della zona si realizzò solamente nel 1900, quando si diede vita ad una edilizia residenziale di lusso con la costruzione del “quartiere Coppedè”. In realtà non è un vero e proprio quartiere, ma un insieme di costruzioni formate da diciotto palazzi e ventisette edifici che sono stati progettati per soddisfare le richieste di una clientela molto facoltosa. La zona fu poi completata negli anni ’30 con una urbanizzazione intensiva sia privata che convenzionata.

Fino al recente passato il quartiere Trieste era frequentato da persone facoltose e da molti personaggi famosi: da Sophia Loren a Vittorio Gassmann, da Eduardo de Filippo a Paolo Villaggio.

Ed è proprio per la sua particolare architettura che fu scelto da moltissimi registi. Basti pensare che le case di viale Libia furono scelte da Vittorio De Sica per girare “Ladri di biciclette”, da Luigi Zampa per “Il medico della mutua” con Alberto Sordi e da Ettore Scola per “C’eravamo tanto amati”. Per gli amanti dell’horror vale la pena ricordare “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Inferno” di Dario Argento girati nel quartiere Coppedè. D’altronde il genere horror calza a pennello, basti ricordare la leggenda nata nella II Guerra Mondiale che raccontava di un Lupo Mannaro che nelle notti di luna piena si aggirava per Piazza Vescovio ed emetteva urla strazianti che terrorizzavano gli abitanti. La leggenda presto fu razionalizzata quando al Lupo Mannaro fu dato un volto: non era nient’altro che un malato di mente che fu subito ricoverato in manicomio.

Non solo il cinema, ma anche la musica ha trovato ospitalità in questa zona di Roma. Dagli anni sessanta con la nascita del Piper attira cantanti da tutto il mondo: da Patty Pravo a Renato Zero, dai Rolling Stone a Jimi Hendrix, dai Pink Floyd ai Beatles.

Il quartiere Trieste è frequentato anche per la sua cultura. Sono infatti presenti il famoso liceo classico Giulio Cesare e la prestigiosa Università LUISS.

Insomma è un quartiere ricco di storia che però non resta imbrigliato nei suoi fasti passati, ma che proietta nel futuro la sua dinamicità e capacità ad adattarsi. La costruzione della metro all’interno della zona ne è un emblematico esempio.

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Il quartiere Flaminio: edilizia residenziale di lusso al centro di Roma

Il Flaminio è considerato il centro culturale di Roma, ma le sue origini sono molto modeste rispetto alle aspettative. Il quartiere sorge spontaneamente nel 1911, e solo successivamente, durante il periodo fascista, si arricchisce di musei e di centri culturali.

Agli esordi il Flaminio era il quartiere popolare vicino ai Parioli, vicino alla zona industriale che venne poi adibita agli usi militari. Solo nel 1960, a guerra finita e in pieno boom economico, si riscoprì la grandezza del quartiere.

La causa furono soprattutto i giochi olimpici che calamitarono a Roma le maggiori nazioni del mondo. Le vecchie strutture furono ampliate e risistemate, dando così un nuovo volto, meno industriale, ma più disteso. Ricordava un’Italia nuova, che splendeva rispetto alle macerie del passato.

Questa caratteristica particolare rende il Flaminio una zona residenziale costellata da abitazioni di lusso, ideali per chi, oltre all’alto spessore culturale, ha una levatura tale da poter ostentare un appartamento extra-lusso.

Tutto parte proprio da quel momento: la fama del quartiere è tale che avere un appartamento in quella zona residenziale diventa (com’è oggi) simbolo del proprio status sociale e di arte contemporanea.

In quest’ottica sono da interpretare sia i musei e le mostre che quotidianamente ospita il Flaminio, sia il famoso “Ponte della Musica” (realizzato solo due anni fa). L’arte esplode in tantissimi momenti topici, basta guardare ai monumenti.

Il primo esempio che salta all’occhio è Ponte Milvio, che ha vissuto una nuova rinascita grazie ai romanzi di Federico Moccia e alla dolcezza di Giorgia in “Gocce di memoria”.

Oltre ai migliaia di lucchetti che hanno causato non pochi problemi alla città (rischiando di deturpare il ponte e di farlo crollare per il peso), Ponte Milvio rappresenta l’anima di Roma e del quartiere Flaminio, che stringe come in un abbraccio innamorato il Tevere.

In realtà, i ponti sono uno dei caratteri distintivi del Flaminio: ce ne sono tantissimi. Dal Ponte Matteotti in ricordo dello statista morto nel 1925 a causa dello squadrone fascista; al ponte Nenni, meglio noto come il ponte della metropolitana.

I musei sono da visitare da turisti e da amare da abitanti. Un salto è obbligatorio al museo dedicato ad Andersen, ricco di iniziative archeologiche e non solo. In una metropoli che convive con le meraviglie del mondo romano antico, come non immergersi nella quotidianità del Museo delle arti del XXI secolo?
Il Flaminio riserva moltissime altre sorprese, ma se vi dicessimo tutto non potreste gustarvi il piacere… di abitare in un angolo di paradiso.

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Il quartiere Salario: verde, servizi ed edilizia residenziale

Il Salario è un quartiere che nasce espandendosi lungo due direttrici principali: la via Salaria (nota nel mondo romano antico per il commercio del sale) e la via Nomentana.

Come altri quartieri romani, il Salario nasce intorno al 1911, ottenendo però il riconoscimento solo dieci anni dopo. In poco tempo, il Salario subì un ridimensionamento a causa della nascita del nuovo quartiere sorto proprio accanto (il Trieste).

Prima di allora il Salario (così come Pietralata) era stata un’aperta campagna utilizzata come tenuta di caccia da parte dei signori di Roma. Per questo, ancora oggi è possibile ammirare nella zona due splendide ville.

La prima è la Villa Albani, sorta nel periodo dove i cardinali e i papi erano i veri sovrani di Roma. Il nome deriva proprio dal nipote Clemente XI, il cardinal Albani e da lui la villa passò tra i vari eredi.

Oggi, purtroppo, Villa Albani racchiude segreti che non possono essere visitati: la scarsità dei fondi e l’abbandono hanno portato a chiudere la struttura con un filo spinato. Un bel rammarico per una meraviglia della Città Eterna che speriamo presto di ammirare!

Altra villa molto importante del Salario è Villa Patrizi, meglio nota oggi come il palazzo delle Ferrovie dello Stato e del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Con la nascita della Repubblica Italiana nel 1946, molti furono i palazzi occupati come sedi istituzionali.

Villa Patrizi ospita il Ministero dei Trasporti così come il Quirinale è sede della Presidenza della Repubblica. Come altri quartieri romani, anche il Salario offre diversi spunti alla storia.

Un esempio sono le catacombe di S. Felicita (nota anche come “Catacomba di Massimo”, dal nome del primo proprietario che edificò questa struttura): non nacquero nel periodo delle persecuzioni, anzi furono realizzate dopo il 313 (anno dell’editto di Costantino).

Il compito di queste tombe era di dare una sepoltura riservata ai propri morti e di mantenerne il ricordo: per noi, invece, è una fonte archeologica ricca di informazioni utili.

Infine, l’ultima chicca del Salario è il Museo MACRO, visitabile sia dai turisti che dai residenti.

Dal punto di vista abitativo, il quartiere rappresenta il luogo ideale come zona residenziale, grazie alla sua relativa tranquillità rispetto a quartieri più centrali di Roma.

Gli appartamenti tipici della zona sono piccole villette con giardino e parcheggio annesso per consentire di vivere una vita più semplice senza avere problemi di parcheggio. Cosa amate di più del Salario?

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Breve storia di Pietralata

Pietralata in epoca romana era una gigantesca tenuta, molto simile come immaginario all’immenso Campo dei Miracoli che accoglie la torre di Pisa.

I primi a tenere in gestione un territorio così vasto furono i patrizi romani e, in periodo medioevale, quella dei Pietralata era una vera e propria famiglia che spadroneggiava a Roma grazie alla grandezza del proprio latifondo.

Nei secoli successivi, purtroppo, tutto il territorio si divise in continuazione tra le famiglie dominanti, trasformando Pietralata in borgate più o meno estese. Le borgate assunsero la forma di un punto di appoggio e di sopravvivenza nella Seconda Guerra Mondiale: un posto sicuro per difendersi dalle bombe, visto che ormai non c’era nulla da razziare.

D’altra parte, la migrazione interna alla Città Eterna era già partita negli anni del Fascismo: l’idea di Mussolini era di costruire monumenti ed edifici che avrebbero fatto risplendere Roma e l’Italia agli occhi del mondo.

Se per questo si doveva distruggere qualche casupola e trasferire i borgatari un po’ dove capitava non era poi un grosso problema con una reputazione internazionale da ricostruire da zero.

Dagli anni Cinquanta in poi Pietralata vive un vero e proprio riscatto sia a livello edile/abitativo, sia a livello sociale: il quartiere riscopre negli ultimi 50 anni la metropolitana, l’ospedale e le strutture residenziali moderne, passando dal riconoscimento di Pietralata come XXI quartiere di Roma nel 1961.

Immerso nel verde (anche se ora tutto è inserito nel contesto urbano dominante), Pietralata è un quartiere dinamico, ma senza quei ritmi frenetici tipici del centro della metropoli.

Pietralata è la casa di tanti nomi illustri, ma forse quello più caro agli occhi degli abitanti è quello di Pier Paolo Pasolini, al quale la cittadinanza avrebbe voluto dedicare il Largo di Pietralata (la piazza principale del quartiere).

Il quartiere è spesso e volentieri set cinematografico: basti pensare ai due film di “Romanzo Criminale”, girati interamente qui per dare ancora più risalto alle intricate trame delle pellicole cinematografiche.

Dal punto di vista strettamente abitativo, oggi Pietralata è un quartiere ricco di servizi e di opportunità: qui è possibile visitare gli Studios, oppure le numerose chiese alla quali si affiancano altrettanti centri sportivi che hanno ormai allontanato i ragazzi dalla strada.

Estendendosi dalla Tiburtina a via di Pietralata, il quartiere resta in prospettiva un’ottima soluzione per chi lavora e vuole trovare un appartamento vicino all’ufficio, con il supermercato accanto e magari il trasporto pubblico per raggiungere agevolmente il centro, a un prezzo medio nel mercato immobiliare.

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Arte a Roma: i monumenti da non perdere

Roma non è una città: è un mondo. Un mondo dove l’antico si confonde al moderno e si mostra a ogni angolo, se sai a cosa fare attenzione.

È anche il mondo dove si fa stringente l’attualità: basti pensare che le maggiori società italiane e le sedi più importanti della vita politica del Paese sono qui, anche loro come parte di una storia più grande.

Difficile per gli altri paesi vivere l’arte così da vicino e respirarla inconsapevolmente mentre fai shopping tra le vie del centro o ti godi un caffé nel bar accanto all’ufficio. Quali sono i monumenti da non perdere a Roma?

Niente esprime l’anima del mondo latino come il Pantheon. Nato con Agrippa (generale romano), molto tempo dopo divenne il segno dell’Impero illuminato di Adriano, per trasformarsi infine con la donazione a Bonifacio IV in un segno forte del dominio papale.

Il Pantheon oggi raccoglie le spoglie dei re d’Italia, accanto alla salma di Raffaello (simbolo del Rinascimento nelle sue sfumature più alte). Il monumento desta stupore per la bellezza dei suoi marmi, che sfruttano la policromia in netto contrasto con l’esterno.

Il Circo Massimo rappresenta, invece, la vita e lo sport nel periodo romano. I giochi erano un mdo per intrattenere il pubblico e propiziarsi voti e favori nel periodo repubblicano. Il Circo fu più volte distrutto e ricostruito, vedendo la decadenza del mondo latino: infatti, smetterà di essere utilizzato nel VI secolo d.C, con l’arrivo dei barbari.

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Il Quirinale ha una storia affascinante e particolare. Nato per mostrare il potere di Paolo V, diventa il simbolo del Risorgimento quando quella che era la residenza estiva del Papa divenne il palazzo del re d’Italia. Solo nel ’46 verranno modificati gli arredi, che addobbano le sale ancora oggi.

Il Vittoriano è un altro simbolo del Risorgimento, ma in una chiave diversa: se il Quirinale è il rapporto tra vecchio e nuovo, il Vittoriano celebra il governo del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II (scomparso poco prima della realizzazione dell’opera).

Il Vittoriano è noto per l’altare della Patria, dove ogni anno, in occasione della cerimonia dei Caduti, il Presidente della Repubblica rende omaggio a quanti hanno perso la vita durante le guerre mondiali e non hanno ancora un nome.

Infine, il nostro viaggio tra le meraviglie di Roma si conclude con Castel Sant’Angelo. Erroneamente si pensa che sia una costruzione medioevale: in realtà, il castello è di età imperiale. I collegamenti sono due: il ponte che porta a Campo Marzio (di età sempre imperiale) e il corridoio Vaticano, creato per dare una via di fuga al Papa nel caso la città fosse stata assediata.

Quale parte di voi avete riscoperto in questo viaggio?

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Tomba di Nerone: quartiere residenziale immerso nel verde

Chiariamo subito l’arcano: il quartiere non sorge davvero sulla tomba del famoso re romano. Non si tratta dell’ennesimo modo di dire, la tomba effettivamente c’è eccome.

Si tratta del sarcofago di Publio Vibio Mariano, però, che per secoli è stato scambiato impropriamente con quello del più noto piromane della storia.

Tomba di Nerone è una zona molto particolare di Roma.

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Tra la Giustiniana e Tor di Quinto, lungo la direttrice di via Cassia: la zona si è via via allargata fino a configurarsi come un vero e proprio quartiere, tanto che attualmente non è affatto raro sentirla nominare, molto spesso per le sue caratteristiche migliori.

Si tratta di una delle zone residenziali più belle di Roma nord, sia per l’edilizia che per i servizi e gli arredi urbani.

Ma soprattutto per il verde, in una città che altrimenti lascia ben poco spazio libero dall’asfalto.

Una zona residenziale, quella della Tomba di Nerone, dove il verde è inserito nelle strade come elemento del progetto architettonico, dove quindi viene curato e amantenuto proprio come se fosse parte integrante delle proprietà private. E lo è, in moltissimi casi.

Ma non solo il verde urbano delle aiuole e dei viali alberati, che pure sono fondamentali.

Mi riferisco invece al polmone verde costituito dall’enorme parco dell’Insugherata, che lambisce l’intero confine meridionale del quartiere Tomba di Nerone, che potrebbe fregiarsi a buon titolo della medaglia di zona meno inquinata della città, o se non altro tra le meno inquinate.

L’edilizia alterna villini bifamiliari alle più comode palazzine basse, curatissime e borghesi nelle rifiniture, in un reticolo viario rilassato ma comunque legato a doppio filo con il percorso della via consolare attorno a cui si è sviluppato l’edificato, la Cassia appunto.

I servizi e i locali commerciali non mancano, anche se rispetto a moltissime zone dell’Urbe il contesto di Tomba di Nerone si inserisce propriamente tra le zone residenziali più silenziose e verdi della città, al riparo dal caos ma pur sempre ben dentro il grande raccordo, e non distanti dal centro storico, se è per questo.

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Via Tuscolana tra Roma antica e i nuovi servizi

Via Tuscolana nasce come collegamento tra la zona etrusca vicino Roma (il cosiddetto Tusculum, che si trova nella zona dell’odierna Frascati) e il centro della città.

Molti pensano che sia di origine latina, ma in realtà si tratta di una strada che ha collegato diversi vicoli presenti solo a partire dal Medioevo, prima che la città di Tuscolo (motivo della realizzazione della via) fosse distrutta nel 1191.

Le modifiche più importanti al percorso si hanno però nel periodo di ascesa del papato: è intorno al 1500 che il papa sceglie di modificare l’inizio del percorso, che ancora oggi viene segnato nelle vicinanze della Porta San Giovanni.

Molto interessanti i monumenti che si possono trovare in questa zona: per esempio, gli acquedotti sovrapposti Felice di Sisto V (successivo) e Claudio (di origine latina).

Proseguendo lungo la via Tuscolana, si può ammirare il mausoleo del III secolo d.C, per poi concludere la visita a un mondo perso nel tempo con i resti della famosa Villa dei Sette Bassi.

La via si conclude con la Torre di Mezzavia di Frascati. Nata come presidio a metà strada tra le due località, era di proprietà dei signori medioevali di Mardoni (abbiamo loro tracce a partire dal 1140).

Oggi, via Tuscolana è una delle vie principali di Roma. Accanto alla via, infatti, nel periodo di boom economico sono stati costruiti diversi centri residenziali.

È il motivo per cui sono così tanti i quartieri che la via Tuscolana attraversa:

Appio-Claudio
Tuscolano
Don Bosco
Cinecittà

Per non parlare delle zone limitrofe fuori Roma, che trovano nella via Tuscolana un accesso diretto alla capitale.

La via Tuscolana riserva un viaggio entusiasmante ogni volta che la si percorre, considerato anche il fatto che è semplice raggiungere da questa parallela alla via Appia Nuova i luoghi più importanti della città.

Il vantaggio di abitare in arterie così importanti per Roma come via Tuscolana è quello di avere tutto a portata di mano, mantenendo la tranquillità e il piacere di abitare (cosa che si è un po’ persa negli ultimi anni).
Le zone a metà tra il centro e i paesi danno anche lo stato mentale per “staccare” dalla routine degli uffici e degli impegni.

Allontanarsi dal centro per tornare a casa significa ritrovare se stessi dopo una lunga giornata: una sensazione da provare in una società dove si va sempre di fretta e non si ha mai il tempo di un respiro.

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Roma: una metropoli da cartolina in cui abitare

L’Italia ha il 70% delle bellezze archeologiche d’Europa: una vastità tale da farci dimenticare i tesori preziosi che abbiamo sotto casa o che ci fa pensare quasi che sia normale per un Paese avere ad un angolo un acquedotto di età romana e dall’altro uno dei miracoli artistici del ‘600.

Nonostante l’incuria, c’è una città che ha saputo fondere le proprie opere d’arte nella vita quotidiana, consentendo ai turisti (ma soprattutto agli abitanti) di godere della vista spettacolare del Colosseo come della Fontana di Trevi. Sì, parliamo di Roma e della sua arte e non solo in chiave turistica.

Partiamo proprio dal Colosseo: i turisti possono pagare il biglietto per visitare l’ipogeo, dove i gladiatori aspettavano il loro ingresso nell’arena. Una sezione a parte dell’ipogeo era naturalmente riservata agli animali che provenivano da ogni parte dell’Impero.

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Il Colosseo è anche noto come Anfiteatro Flavio (da non confondere con quello presente a Pozzuoli), in quanto la costruzione risale all’80 d.C., nel periodo della dinastia flavia (gli ultimi ritocchi sono stati di Domiziano).

Si sfata così il mito che vede Nerone che si gode il Collosseo in fiamme (tradizione medioevale che non ha alcun fondamento storico).

La Fontana di Trevi è, invece, uno dei simboli di Roma. Diversi gli artisti che si sono cimentati nella realizzazione del progetto per il concorso del Papa. La Fontana verrà inaugurata solo nel 1735 e sarà ad opera del Bernini.

La Fontana di Trevi racconta il mare in tutti i suoi riferimenti classici: l’Oceano, i tritoni, Salubrità, Abbondanza. Un’opera inestimabile, aperta gratuitamente al pubblico.

Anche i luoghi di incontro sono ricchi di emozioni e di arte a Roma. È il caso delle favolose Piazza di Spagna o Piazza Navona.

Piazza di Spagna è l’immagine più viva della famiglia Bernini: basta guardare alla fontana della Barcaccia, che troneggia in primo piano. Il nome della Piazza dipende dall’ambasciata storica che si trova ancora oggi lì.

La lunga scalinata è il simbolo di Piazza di Spagna e anche il modo più semplice per chi abita a Roma per mettersi in forma!

Il nostro tour immaginario si conclude a Piazza Navona. Ad accoglierci qui è ancora una volta la Roma barocca declinata nel mercato più famoso del mondo. Piazza Navona era già presente in epoca romana, ai tempi di Domiziano (85 d.C).

Questi i luoghi d’arte apprezzati da chi abita tutti i giorni a Roma: dove potreste trovare uno spettacolo del genere altrove?

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La via Cassia di ieri e di oggi

Alcune vie di Roma hanno origini antichissime. È il caso della via Cassia, una delle vie consolari che vengono utilizzate ancora oggi per gestire al meglio il traffico romano.

In passato, queste vie venivano create per favorire i commerci: una sola via consentiva di raggiungere i luoghi italiani più importanti per gli scambi commerciali semplicemente proseguendo dritto per la via di riferimento.

Il termine “consolare” deriva dal fatto che erano i consoli a stabilire la realizzazione di una nuova arteria stradale. Di conseguenza, la via prendeva il nome del console.

Sulla via Cassia ci sono diversi problemi di attribuzione sull’origine: le fonti a nostra disposizione permettono di stabilire comunque un periodo approssimativo di costruzione tra il 154 e il 127 a.C.

La via Cassia serviva in passato come collegamento tra il foro romano (centro di tutte le vie consolari) e Firenze. In questo modo, venivano eliminate vie e vicoli di origine etrusca, che rendevano il percorso accidentato.

Nel tempo, la via Cassia fu estesa due volte: la prima volta verso Firenze, la seconda volta per congiungersi con la via Aurelia. Altre modifiche si ebbero nel Medioevo, fino al 774 d.C, con la fine del regno longobardo.

Oggi la via Cassia ha preso la denominazione di Strada Statale 2. Eliminato il collegamento con i paesini toscani (come Poggibonsi e San Gimignano), la via Cassia consente il collegamento diretto tra Roma e Firenze, come collegamento ideale tra due ponti: il romantico Ponte Milvio di “Tre metri sopra il cielo” e il Ponte Vecchio, simbolo del Rinascimento fiorentino.

Solo i romani sanno che a Roma esiste anche una “Cassia Bis. Si tratta di una scorciatoia che serve a snellire il traffico: partendo dal Raccordo Anulare, si conclude poi nella Cassia vera e propria vicino Cesano.

palazzo via cassia

La via Cassia è sede di diverse zone residenziali: le villette seguono la via, creando un ambiente rilassante e fornito al tempo stesso, con un pizzico di Storia che non fa mai male.

Persino le zone abitate qui hanno un sapore antico: è il caso della Tomba di Nerone, o di Grottarossa solo per fare un paio di esempi.

Gli appartamenti residenziali sono immersi nel verde: non c’è un condominio che non abbia un po’ di verde intorno, abbastanza per rendere gli appartamenti accoglienti e di classe.

Una serenità che sembra quasi irreale in una Roma caotica e frenetica: via Cassia è il luogo ideale per riprendere le energie dopo una lunga giornata stressante in ufficio.

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La via Ardeatina tra storia e città

La via Ardeatina è una strada consolare che collegava l’entrata della Roma antica a un centro molto importante del VI secolo a.C (Ardea), da cui deriva il nome della via.

Questo paesino, scomparso subito dopo le guerre puniche, si ritrova in moltissimi fonti storiche. La più interessante parla della via Ardeatina come centro degli scambi commerciali.

Infatti, Ardea si trovava in posizione strategica, al confine tra il mondo etrusco e le piccole realtà italiche (come era allora Roma): il collegamento diretto ha consentito all’Urbe di trasformarsi in un centro poliedrico e importante, non soltanto a livello commerciale.

La via Ardeatina viene tenuta in grande considerazione nel mondo romano antico anche perché Ardea è stata una delle prime alleate di Roma nelle guerre che hanno stabilito il dominio della città.

Il paesino perse di importanza con l’Impero, fino a oscurarsi nella Storia nel V secolo d.C.

La via partiva parallela alla via Appia antica (altrettanto nota), per poi diramarsi verso Ardea.

Oggi la via Ardeatina è nota come Strada Provinciale 3/E ed è concepita come traversa della via Appia moderna.

Anche la strada provinciale moderna si conclude con Ardea, ma prima svolta all’altezza del Raccordo Anulare e attraversa la piccola pianura dell’Agro Romano.

La zona è oggi ricca di monumenti storici e di luoghi ricreativi: basti pensare al Parco Ardeatino, al monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine e alle varie cappelle, accanto alle catacombe di età paleocristiana.

Una curiosità in tal senso è la chiesa della Madonna del Divino Amore. Questa piccola chiesetta, costruita nel 1744, racchiude un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa dai fedeli. Ancora oggi per i pellegrini è possibile visitare questo luogo di culto.

Un altro monumento interessante è la Torre del Casale della Falcognana di Sopra, di origine medioevale. Il casale annesso è ora utilizzato come appartamenti per le vacanze.

Sempre in tema di torri medioevali, la più nota è la Tor del Vescovo, che rappresenta la frazione di Santa Palomba lungo la via Ardeatina.

Per la sua posizione, la via Ardeatina consente di raggiungere facilmente sia le zone centrali che quelle più periferiche: questo significa avere il vantaggio di trovare una casa in periferia senza rinunciare alle comodità di una grande città come Roma.

La zona è ben fornita anche in fatto di servizi pubblici: le fermate non mancano e consentono di raggiungere i punti cardine della città senza troppi problemi, con il vantaggio di risparmiare un po’ sulla benzina.

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Sulle orme della via Appia Antica

La via Appia ha percorso in tappe tutta la Storia della Roma antica. La “regina delle vie”, parafrasando un detto dell’epoca, nasce in età repubblicana con l’idea di creare un collegamento diretto tra Roma e il porto brindisino.

Brindisi era allora il primo accesso al mondo greco, soprattutto dal punto di vista commerciale, dopo la sosta a Taranto (allora solo un’isola fortificata). La via Appia antica può raccontare molto altro del mondo latino. Qualche esempio?

Da qui Spartaco è stato punito per essersi ribellato contro lo schiavismo su cui si basava tutta la società romana e ogni allungamento della via Appia ha portato il nome dei più grandi imperatori romani.

Anche il Medioevo ha utilizzato la via Appia antica per le occasioni importanti: è il caso di Federico II di Svevia, che la utilizzò per raggiungere la Terra Santa in vista delle Crociate contro gli infedeli (da qui la definizione della via Appia come “via dei Crociati”).

La via Appia, quasi un sinonimo di Roma, ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale è diventata poi il simbolo del boom economico negli anni ’50 e ’60 con tanto di ricordi cinematografici.

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Oggi, la via Appia antica è ancora utilizzata per snellire il traffico e collega ancora Roma a Brindisi, passando sia per paesini come Capua e Oria sia per centri importanti come Benevento e Taranto.

Con una storia del genere, la via Appia è costellata di monumenti storici di grande importanza. Basti pensare alle pietre miliari, inventate dai Romani proprio per la via Appia, in modo da dare un punto di riferimento per il viaggiatore.

A ogni miglio è possibile trovare un frammento d’Italia. Tenendo in considerazione solo le prime quattro miglia, ecco i monumenti che potete trovare:

Le Terme di Caracalla, sull’Aventino, fu costruito per ordine dell’imperatore antonino Caracalla per mostrare la grandezza di Roma. Attira ogni anno migliaia di turisti.
L’arco di Druso, inizialmente scambiato per un portone trionfale, in realtà serviva a segnalare il vicino acquedotto e fu abbellito proprio perché si trovava lungo il percorso della via Appia.
Le catacombe di San Sebastiano e di San Callisto sono di età paleocristiana e rappresentano il mondo quando la cristianità stava per nascere.
Il mausoleo di Cecilia Metella. In occasione della morte di personaggi importanti (madri, figli di imperatori), il costume imperiale era di dedicare un mausoleo. Quello di Cecilia Metella ne è un chiaro esempio.

La via Appia antica riserva tantissime altre sorprese. Per seguire le sue orme, non avete bisogno di un tour: la via è viva e ancora oggi è una delle arterie principali di Roma. Abitarci significa vivere il presente tra il passato e il futuro.

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Riscoprire il piacere di abitare ai Parioli

Roma è ricca di storie che si intrecciano tra antico e moderno, in un felice mix tra lo splendore dell’Antica Roma e i palazzi del Governo che determinano il nostro presente. La vita della metropoli scorre frenetica, ma la città (fondata nel mitico 753 a.C) ha tanto da rivelarci se guardiamo ai quartieri caratteristici. Questi rappresentano l’anima di Roma o, se preferite, la Storia d’Italia in miniatura.

Un esempio è il quartiere dei Parioli: iniziato nel 1911, il quartiere ha visto un periodo di ascesa durante il regime fascista. Passato il periodo della gloria mussoliniana e visti gli orrori della guerra, il quartiere ha vissuto un periodo di dimenticatoio.

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Il nome del quartiere dipende dalle colline su cui sorge: queste furono chiamate nel ‘900 “Monti Parioli”. Da lì a dare il nome al quartiere il passo è stato breve.

Oggi sono in tanti quelli che riscoprono il piacere di abitare in un luogo magico come i Parioli, a metà tra la Storia più recente e la praticità di una zona fornita di tutto punto.

I Parioli rappresentano per la città di Roma quasi uno status symbol: fin dagli anni ’50 (anni in cui venne completato), la Roma bene ha trovato qui la sua ragion d’essere. Nonostante la crisi, i Parioli sono considerati il quartiere più elegante di Roma: a dare questa connotazione sono stati i film del boom economico italiano (come “La Dolce Vita”).

Ancora oggi, viene definito “pariolino” nel gergo popolare chi si veste in modo appariscente e costoso.

I Parioli sono una zona molto fornita dal punto di vista dell’abitare.

Le vie principali sono:

– Viale dei Parioli;
– Piazza delle Muse;
– Via di San Valentino (piccola curiosità: qui ha abitato per un po’ la mitica Audrey Hepburn).

Sullo stesso territorio insistono:

– I due impianti sportivi (Palazzetto dello sport e Stadio Flaminio, per citare i più noti);
– Quattro parchi pubblici (tra cui la favolosa Villa Grazioli);
– Quattro teatri (come non citare il Teatro Parioli e l’Auditorium Parco della Musica);
– Il Museo degli strumenti musicali dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia;
– Numerosi luoghi di culto, tra cui la Moschea.
– La scuola di fotografia.

Abitare qui non significa soltanto avere uno status: significa ritrovare il piacere di portare i bambini al parco, di godersi un concerto, di riscoprire tutte quelle iniziative a sostegno del quartiere che ti fanno sentire appartenente a quel luogo. Una volta passati da qui, difficilmente si riesce a tenere i Parioli lontani dal cuore.