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Roma e La grande bellezza

Che l’abbiate visto oppure no, che vi sia piaciuto tanto o siate rimaste annoiati e delusi è praticamente impossibile non aver sentito parlare de “La grande bellezza”. A maggior ragione perché ha vinto quest’anno l’Oscar come miglior film straniero, cosa che per l’ultima volta era successa a La vita è bella di Benigni quindici anni fa. La grande protagonista del film – più che Toni Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone, Isabella Ferrari e tutti gli altri mille attori – è Roma con i suoi scorci da cartolina.

Un richiamo irresistibile per gli stranieri affascinati da una bellezza che continuiamo a possedere ma sembriamo quasi non vedere più per quanto la trascuriamo e la diamo per scontata. Ed effettivamente la città eterna in questo film è spettacolare e magnetica, in netto contrasto con la decadenza dei costumi che ci mette davanti. Una Roma calda e baciata dal sole o resa magica dall’atmosfera notturna in un film certamente non d’azione, un film più di metafore che di avvenimenti, da seguire belli dritti sulla sedia (poi lascio a voi il giudizio).

La trama del film la sapete, giusto? Non è facilmente definibile, anzi non ce n’è esattamente una ma facciamo un ripassino. Jep Gambardella è uno scrittore e giornalista di costume che vive da solo in un lussuosissimo attico di un elegante palazzo romano dotato di tutti i confort e di una vista mozzafiato sul Colosseo. Passa le sue giornate passeggiando per la città e le serate nel vortice della mondanità tra salotti di presunti intellettuali, feste faraoniche (e molto trash) e performance artistiche surreali che affronta però con estrema ironia, intelligenza pungente e grande disincanto. È circondato da personaggi al limite del grottesco come nobili ricchissimi, soubrette fallite, contesse, maghi, comici e chi più ne ha più ne metta.

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Il film ci offre riflessioni sul senso della bellezza, dell’estetica, sui costumi attuali intrisi (secondo il regista) di squallore e decadenza mascherata da opulenza in un’atmosfera onirica e felliniana, che certamente non piace a tutti ma comunque affascina. Il film ci offre però anche l’occasione per un bel tour di Roma tra i luoghi del film, ovviamente sempre meravigliosi: Piazza Navona, Villa Medici, il fontanone del Gianicolo e la sua terrazza con vista panoramica sulla città, il salone delle fontane all’Eur, il parco degli acquedotti, Palazzo Sacchetti a via Giulia, palazzo Taverna, palazzo Spada, il chiostro di San Pietro in Montorio, il lungotevere. Molti già visti da chi è di Roma ma da riscoprire con attenzione.

Voi avete visto il film tanto discusso? Che parere avete?

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Villa Torlonia e i suoi musei

Roma è piena di posti fatati e ricchi di magia, basta solo non chiudere gli occhi mentre si passeggia ed allenarsi un po’ a vedere il bello. Per esempio vi siete mai presi qualche ora, magari un sabato pomeriggio o una domenica mattina, per andare a fare un giro rilassante nel verde di Villa Torlonia? Come no? Segnatelo in agenda allora!

Villa Torlonia si trova nel quartiere Nomentano ed ha la sua entrata principale proprio su via Nomentana davanti ad un’altra villa più piccola ma altrettanto carina ed adatta per qualche ora di relax: villa Paganini. Fate un giro anche lì con il vostro cane o un bel libro da leggere, c’è anche un delizioso e romantico laghetto con un ponticello. Sembra una scena da film.

Villa Torlonia

Ma torniamo a Villa Torlonia. Qui iniziando la nostra passeggiata dall’entrata di via Nomentana dopo un giro tra i prati ci troviamo davanti al primo dei tanti musei che popolano il parco pubblico: il Casino nobile o Casino principale. Edificio di stile neoclassico acquistato da Giovanni Torlonia, fu ristrutturato tra il 1802 ed il 1806 da Giuseppe Valadier che aggiunse alla vecchia struttura avancorpi, porticati e terrazze. Elemento fondamentale e di particolarità è la sala da ballo all’interno illuminata da una grande finestra semicircolare e da pareti rivestite di specchi che moltiplicano le fonti di luce.

Proseguendo il nostro giro abbiamo poi il Casino dei Principi, ristrutturato in stile neocinquecentesco tra il 1835 ed il 1840 da Giovan Battista Caretti. Era utilizzato come sala ricevimenti e collegato al Casino nobile tramite un corridoio sotterraneo.

Un edificio fiabesco assolutamente da non perdere è la Casina della Civette. Si trova su una collinetta circondata da un piccolo giardino recintato e fu dimora del principe Giovanni Torlonia jr fino al 1938. Fu ideata nel 1840 dall’architetto Jappelli come edificio rustico noto con il nome di Capanna svizzera e fu poi trasformata tra il 1908 e il 1913 dall’architetto Gennai che le conferì l’aspetto di casina medievale. Tra il 1916 ed il 1920 Giovanni Torlonia incaricò vari artisti di rendere il villino un vero e proprio villaggio medievale che fu arricchito da elementi decorativi (stucchi, mosaici, maioliche) e vetrate in stile liberty con tema dominante le civette, da cui il nome dell’edificio dall’aspetto fatato. Vi lascerà sicuramente incantati.

Lo scorso dicembre è stato anche inaugurato il Teatro di Villa Torlonia, dopo anni di lavori di ristrutturazione dell’esterno e degli spazi interni. Fu realizzato su volere di Alessandro Torlonia tra il 1841 ed il 1871 dall’architetto Raimondi e nacque come celebrazione del teatro di corte del XVII secolo. Dopo anni di abbandono ed inutilizzo gli è stato ridata nuova vita e vi si tengono nuovamente spettacoli teatrali fruibili da tutti.

La villa ha poi tanti altri tesori da scoprire come la Serra moresca, vari ruderi, laghetti e piccoli templi. Ci vediamo per una passeggiata a Villa Torlonia uno di questi weekend?

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Uno sguardo su Trastevere

Se state cercando un angolo tipico di Roma allora il vostro giro per i quartieri della capitale vi porterà sicuramente nel caratteristico quartiere di Trastevere, quello che da tutti viene riconosciuto il quartiere dove la romanità trova la sua maggiore espressione. In ogni angolo di questo posto potrete trovare un simbolo o comunque un richiamo alla storia della capitale di cui è stato protagonista.

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Per le vie di questo quartiere potrete trovare numerose osterie o ristoranti dove potrete assaggiare i gustosi piatti della cucina tipica romana, dei bucatini alla amatriciana o un gustoso piatto di carbonara che avranno tutto un altro sapore se li andrete a mangiare in uno dei ristoranti di Trastevere. Finito di mangiare vi toccherà fare un giro per questo caratteristico quartiere dove potrete vedere numerose opere d’arte.

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Tra le piazze più belle presenti a Trastevere vi segnaliamo Piazza Sant’Egidio, Piazza Santa Maria in Trastevere e Piazza della Scala che sono tra le più antiche presenti in zona, poi vi sono quelle più moderne costruite in periodi più recenti tra cui Piazza Mastai e Piazza Trilussa che è anche uno dei luoghi di ritrovo per le serate di molti giovani che decidono, soprattutto in estate, di andare a bere qualcosa in compagnia degli amici.

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Numerosi sono gli edifici di culto presenti in zona la più importante è sicuramente la Basilica di Santa Maria in Trastevere e la Chiesa di Santa Maria degli Orti. Altri monumenti di levato interesse sono la Fontana dell’Acqua Paola e la Fontana di Piazza Mastai. Per coloro che vi capitassero di giorno vi sono anche alcuni musei come il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il Museo di Roma in Trastevere ed il Museo Tassiano.

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Insomma questa è quello che offre il bellissimo quartiere di Trastevere che vi permetterà di toccare con mano la romanità in tutti i suoi elementi.

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La porta alchemica di Piazza Vittorio

Passeggiando con gli occhi ben aperti a cogliere i particolari e non preda della fretta compulsiva che ci caratterizza più o meno tutti Roma si rivela pienissima di cose magiche e particolari, intrise di antichità e mistero. Una di queste, che ha attratto la mia attenzione qualche tempo fa, è la porta alchemica (detta anche Porta Magica o Porta dei Cieli) che si trova nei giardini della centralissima Piazza Vittorio. Imperdibile per gli appassionati di esoterismo e leggende.

È un po’ nascosta dall’erba che le cresce intorno incolta ed è protetta da inferriate ma facendoci caso nei giardini della piazza un po’ degradata ci imbattiamo in una porta ora murata circondata da una cornice di marmo su cui si trovano delle incisioni. Sopra l’architrave della porta si trova un medaglione di pietra con inciso uno strano simbolo: due triangoli sovrapposti e scritte in latino. Ai lati della porta ci sono due statue rappresentanti il dio egiziano Bez che sono però state aggiunte successivamente, quasi come a volerle fare da guardia.

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Ma veniamo alla storia affascinante di questa porta alchemica. Si tratta di una delle porte di Villa Palombara, costruita tra il 1655 ed il 1680 dal Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte e situata sul colle Esquilino. È tutto ciò che resta della Villa che fu demolita nel 1873 per permettere la costruzione del quartiere Esquilino così com’è oggi. Ma la porta misteriosamente fu smontata e conservata.

Questa porta costituiva l’accesso al giardino alchemico di Villa Palombara che un giorno attrasse l’attenzione di un mendicante – che ora sappiamo essere stato Francesco Giuseppe Borri, mago e taumaturgo interessato alle pratiche occulte – in cerca delle erbe per creare l’oro. Il marchese Palombara lo accolse e gli permise di trascorrere la notte nel suo laboratorio fornito di ampolle e materiali per eseguire esperimenti. La mattina dopo però del mendicante non c’era più traccia e sul tavolo furono trovate alcune pagliuzze d’oro e delle pergamene dai simboli alchemici. Questi furono fatti trascrivere sulla porta dal Marchese di Palombara nella speranza che qualcuno prima o poi riuscisse ad interpretarli. Verità o leggenda?

Sull’architrave, lungo gli stipiti e sulla porta vi sono scritte in latino ed ebraico e simboli alchemici che sono stati oggetto di lunghi ed approfonditi studi. Vi basta digitare su internet per informarvi a fondo a scoprire un mondo affascinante. E l’invito a procedere è scritto anche sulla porta: “Si sedes non is”, frase palindroma che significa “se siedi non procedi” ed è quindi un’esortazione a non fermarsi e ad andare avanti nella strada verso la conoscenza.

Vi siete incuriositi?

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La cripta dei cappuccini a via Veneto

Va bene, l’argomento può sembrare – anzi è – parecchio macabro ma se siete affascinati dalle cose particolari e un po’ misteriose ( e siete coraggiosi!) non può mancarvi una visita in questo posto strano e surreale nel centro di Roma. Di cosa parlo? Del cimitero o cripta dei cappuccini che si trova nell’omonima chiesa dei cappuccini a via Veneto. La chiesa fu fatta realizzare dal cardinale Antonio Barberini su progetto dell’architetto Casoni nel 1626 e fu ultimata, con benedizione del fratello Urbano VIII Barberini, nel 1630.

Prima di immettervi su via Veneto passate a piazza Barberini ad ammirare la fontana del Tritone commissionata nel 1643 a Gian Lorenzo Bernini da papa Urbano VIII. Tutta realizzata in travertino raffigura le code di quattro delfini che sorreggono un tritone (entrambi simboli dei Barberini) ed è stata recentemente ristrutturata per cui potete vederla in tutto il suo splendore.

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Arrivati a via Veneto ed entrati nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini che si trova subito all’inizio della strada vi troverete un museo con un biglietto di ingresso (6€, non pochissimo ma ne vale la pena) e da qui poi l’accesso alla cripta di cui forse avete già sentito parlare. Il museo espone alcune testimonianze dei tanti cappuccini che hanno abitato il convento edificato nel ‘600: ci sono libri, vestiti, reliquie, elementi religiosi e quadri. Poi si scende alla cripta-ossario dove vi aspetta una vera sorpresa.

Qui si accede ad un corridoio, non molto lungo, in cui si trovano le ossa di oltre 4000 frati Cappuccini deceduti tra il 1528 ed il 1870 e presi dalle fosse comuni del vecchio cimitero dell’Ordine dei Cappuccini che si trovava nella Chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, vicino al Quirinale. Il cimitero è sicuramente precedente al 1793 ma le sue origini ed il motivo della sua creazione sono misteriosi. Potrebbe anche essere semplicemente un’opera realizzata dai cappuccini come inno alla vita ultraterrena e alla brevità di quella terrena. Infatti all’ingresso si viene accolti dalla scritta «Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete.»

La cripta è composta da cinque cappelle ognuna avente un nome diverso a seconda della parte ossea del corpo utilizzata per realizzarle (teschi, bacini, tibie e femori ecc..). In ogni cappella vi sono frati mummificati con indosso il tipico saio francescano e decorazioni realizzate assemblando varie ossa dei Cappuccini: lampadari, rosoni, stelle, fiori, festoni, decorazioni in stile rococò. Chi più ne ha più ne metta!

Sicuramente la cripta è molto macabra e tetra, non si può negare, ma si resta affascinati dalla visita a questo luogo così pieno di mistero e particolare. Una delle mille piccole cose nascoste che in una vita a Roma non si può non vedere.

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Una Roma tranquilla

Roma può essere descritta in migliaia di modi diversi, tranne che tranquilla. Una metropoli non è mai tranquilla. Se poi è una capitale con milioni di abitanti, le cose si complicano, le iniziative si moltiplicano e le ore passate nel traffico aumentano, per quanto si cerchi in ogni modo di migliorare la viabilità.

Le ore perse si trasformano in ritardo, litigi con il datore di lavoro, forse un probabile licenziamento se la cosa succede più volte: si cerca ristoro con il primo caffè, il secondo, il terzo, il quarto, senza alcuna possibilità di riprendersi almeno un po’ di quel tempo che ci corre avanti e che ci chiederà il conto a fine giornata.

Esiste una Roma più tranquilla in questo vortice? Certo che sì, ma bisogna cercarla anche in linea con esigenze più “economiche”. Con i tempi che corrono, non si può proprio fare a meno di dare un’occhiata al portafoglio. Dove si trova questa tranquillità e quanto la pagheremo?

I mutui sono sempre difficili da affrontare e non tutti hanno la possibilità di dare le garanzie richieste: però, si può sempre contare sugli affitti, almeno per trasferirsi per un breve periodo o per vedere se la zona è effettivamente più tranquilla di altre per fare poi il passo successivo dell’acquisto di un immobile.

I prezzi degli immobili in vendita dipendono dalla zona in cui si trova l’appartamento: le zone più tranquille sono quelle a bassa intensità di traffico, quindi più in periferia, ideali per chi ha un ufficio in casa o usa abitualmente l’auto per spostarsi.

Le zone più tranquille, visto che sono distanti dal centro, sono anche quelle che costano meno (un appartamento medio ha un costo di 200000 Euro), perché fuori dalla “Roma bene”: quali sono queste zone e come trovare la serenità perduta?

Nel Prenestino troverete la tranquillità che state cercando: una zona residenziale di nuova costruzione, accanto alla vicina zona di Castelverde, offre diverse possibilità di ristoro dopo una giornata passata in ufficio.

Anche alcune zone del quartiere Casalotti sono carine, soprattutto se oltre alla tranquillità volete una casa immersa nel verde: la zona ha prezzi molto variabili, quindi è importante essere molto dettagliati in fatto di esigenze quando chiederete un consulto all’agenzia immobiliare.

Roma sa essere più tranquilla di quanto ci si potrebbe aspettare: il centro è per forza di cose un vortice senza speranza, ma le zone un po’ più distanti possono darvi quella pace che state cercando.

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Roma su misura: il quartiere per ognuno

Così come amiamo stare in casa per rilassarci un po’, vorremmo un quartiere che rispondesse alle esigenze e, magari, ci facesse sentire a casa anche se abbiamo appena chiuso il portone. Ecco come un quartiere può trasformarsi in una casa.

– I Parioli. Amate la vita mondana e fare nuove esperienze? Siete delle persone curiose, che trovano nella cultura e nelle iniziative la propria ragione di esistere? I Parioli di Roma sono quello che state cercando: una zona dove tutto è a portata di mano e dove il mondo si presenta davanti al portone. I Parioli sono anche un’ottima occasione per viaggiare in mondi sconosciuti senza dover prenotare con troppo anticipo un biglietto per Paesi come Cina e India. Cosa desiderare di più di un appartamento tra lounge bar e attrazioni di grido?

Salario. Sì, abitate a Roma, ma questo non significa vivere nel caos e nel traffico. Se amate le abitazioni a contatto con la natura e avete il pollice verde, il Salario è il vostro quartiere ideale. Distante dal centro abbastanza per darvi tranquillità, non sembra nemmeno di stare a Roma: bastano pochissimi chilometri in auto, però, per rendersi conto del contrario e per visitare i musei più importanti della metropoli. Uscire di casa qui significa fare jogging, oppure godersi un tempo più lento che gli altri possono solo sognare.

Pietralata. Se state cercando opportunità per emergere o semplicemente volete vivere in un ambiente che mescola passato e futuro, Pietralata è il quartiere che state cercando. Immerso a metà nel verde e a metà nel cemento, il quartiere è uno dei simboli più importanti di Roma: siete pronti a entrare nella Storia?

Questi sono solo alcuni esempi di come una città multietnica (ricordiamo che Roma è anche capitale, con tutto quello che ne consegue) possa in realtà trasformarsi in un mosaico di quartieri diversi, che fanno sentire comunque i residenti a casa.

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I “palazzi del potere” sembrano non esistere se impariamo a guardare ai quartieri come a una persona di famiglia: i servizi non saranno sempre efficienti in questo periodo di profonda crisi, ma avere la sicurezza di una città ricca di occasioni a metà tra lo splendore dell’Antica Roma e la modernità che avanza a ogni respiro è sicuramente un’esperienza unica.

Cosa aspettarsi da Roma e dai suoi quartieri nei prossimi anni? Solo il tempo saprà dirlo: per il momento ci accontentiamo di un quartiere in linea con i nostri gusti, cosa non sempre possibile nelle grandi città italiane!

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Il fascino del cimitero acattolico a Testaccio

All’ombra della Piramide Cestia, nel cuore del confusionario quartiere Testaccio, si trova un piccolo cimitero forse poco conosciuto ma che rappresenta un angolo di quiete, poesia e intimo raccoglimento nel centro di Roma. Da vedere assolutamente almeno una volta. Parlo del cimitero acattolico detto anche cimitero “degli inglesi”, “degli artisti” o “dei protestanti” sorto tra il ‘700 e l’800 in una zona che veniva chiamata “Prati del popolo romano”.

Ok a primo impatto l’argomento potrebbe sembrare un po’ lugubre ma perché a Parigi andiamo tutti a visitare il cimitero del Père Lachaise o quello di Montmartre come luoghi storici ed affascinanti (e lo sono davvero!)? Anche a Roma potremmo in misura minore fare la stessa cosa e rivalutare un piccolo cimitero come posto di valore e fascino.

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Il cimitero acattolico nacque come luogo in cui seppellire persone non appartenenti alla religione cattolica e quindi considerate impure tra cui ebrei, ortodossi, protestanti ed anche suicidi. La prima sepoltura nota risale al 1738 ed è quella di George Langton, un ragazzo di famiglia aristocratica studente di Oxford morto giovanissimo all’età di 25 anni in seguito ad una caduta da cavallo. Pare che il ragazzo avesse manifestato tempo prima la volontà di venire sepolto ai piedi della Piramide Cestia in caso di morte improvvisa. La vicenda sembrava essere una leggenda fino a quando durante alcuni scavi nel 1928 fu ritrovata intatta la lapide di Langton con tanto di iscrizione funeraria.

Il piccolo e magico cimitero fu aperto ufficialmente nel 1821 e da allora custodisce in un’atmosfera di serenità le tombe di centinaia di giovani provenienti da varie parti d’Europa attratti dal fascino della città eterna ed in cerca di arte e poesia. Aggirandoci tra i cipressi per i vialetti ricchi di verde e di gatti che dormono al sole possiamo ammirare tra le altre la tomba dei grandi poeti inglesi John Keats e Percy Shelley e quella degli italiani Antonio Gramsci e Carlo Emilio Gadda.

Keats morì di tubercolosi in un freddo giorno di febbraio del 1821 dopo soli tre mesi di permanenza a Roma, in cui era arrivato per cercare beneficio dalla malattia che lo tormentava. Si spense tra le braccia del suo grande amico Shelley, appassionato come lui di letteratura e poesia e che lo avrebbe seguito un anno più tardi.

Vivendo a Roma non si può perdere l’occasione di immergersi in questa atmosfera di meraviglia fuori dal tempo da assaporare con calma. Il cimitero acattolico merita sicuramente una visita.

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La Roma di Pasolini

Il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e Roma è così stretto che quando si parla dell’uno non si può non far riferimento alla città e, quando si parla di Roma, dopo il Colosseo la linea di pensiero passa diretta a Pasolini.

Eppure Pier Paolo era romano d’adozione, non di nascita: i suoi si trasferirono da Casarsa (Bologna) per trovare nuove opportunità di lavoro, come fanno oggi tanti ragazzi quando fanno la valigia per l’estero.

Per Pier Paolo quel mondo così diverso e ricco di umanità divenne una casa: una casa mentale, non soltanto reale. I ragazzi del quartiere divennero quelli che poi ritroviamo nei suoi libri, nei suoi gesti e, perché no, anche nei suoi film.

In questo rapporto, cosa ha dato Pasolini a Roma e cosa ha dato Roma a Pasolini? Difficile dirlo con certezza. Sicuramente Roma era piena di letterati già prima che Pasolini si trasferisse, ma è stato Pier Paolo a dare alla letteratura romana un tratto distintivo nell’immaginario comune, un po’ come Dante ha dato a Firenze.

Non ci sono paragoni con Dante e Pasolini, si intende, ma sicuramente alcuni tratti dei fiorentini si sono trasferiti in Dante, un po’ come il fare pratico e canzonatorio dei romani si è trasferito nella pragmatismo della narrativa di Pasolini.

Tra i ragazzi di Pasolini non c’è mai un tratto filosofico, che invece vedremo (anche per una questione di periodo storico) in qualsiasi personaggio dantesco, anche quello che a prima vista può sembrare più popolare.

Stesso discorso può valere, tra virgolette, per le rispettive città: avete mai visto un romano preoccuparsi di offrire un caffè agli amici o un fiorentino non accogliere i turisti con un sorriso malcelato?

Fin qui, ovviamente, parliamo di stereotipi, che, come tali, nascondono sempre un fondo di verità: quello che è certo è che Pasolini, con il suo stampo, ha lasciato un segno indelebile nel cuore di Roma, così come Roma ha lasciato in Pasolini un’ispirazione perenne, che possiamo leggere ancora oggi.

Sono tanti i giovani del 2013 che, come moderni Pasolini, cercano a Roma e in Roma un’occasione per rinascere, oppure per trovare la propria strada. Non è una città o una casa a segnare una strada, ma sicuramente entrambi sono un inizio importante.

Cosa vi porterà la capitale? È presto per dirlo: sicuramente a Roma le iniziative e le opportunità sono dietro l’angolo, in un quadro che compare inaspettatamente davanti agli occhi uscendo per strada.

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La rivoluzione Marino per il Colosseo

L’amministrazione Marino appena eletta si è subito fatta conoscere per le sue innovazioni. La più importante, che ha spaccato a metà residenti e turisti, è la trasformazione dei Fori Imperiali ad area pedonale.

In realtà, si tratta di un’area pedonale a metà, visto che i mezzi pubblici e i mezzi per turisti possono tranquillamente circolare all’ombra del Colosseo, mentre chi deve raggiungere la stessa zona in macchina per raggiungere il luogo di lavoro non può farlo.

La rivoluzione Marino ha creato non pochi disagi. I cittadini hanno due possibilità:

– Trasferirsi in una zona vicina ai Fori Imperiali, per poter raggiungere il luogo di lavoro a piedi;

– Usare i mezzi pubblici, che sono fortemente ritardatari a Roma…

I commercianti così si infuriano, perché perdono una clientela fissa come può essere quella dei residenti… Siamo sicuri che tutto il male venga poi per nuocere? Il Colosseo è uno dei monumenti che rappresenta al meglio sia la Roma Antica che quella da cartolina.

L’inquinamento non ha certo aiutato alla conservazione del monumento, che si deteriora ogni giorno di più, tanto che il Comune di Roma dovrà chiedere una mano al magnate Diego della Valle.

In più, il fatto che il Colosseo fosse letteralmente invaso dalle auto era segno di scherno da parte dell’estero nei nostri confronti, nonché sintomo di inciviltà da parte nostra.

A complicare ancora di più le cose ci hanno pensato gli scioperi delle guide turistiche e tutti i disservizi tipici delle grandi città italiane. Per una metropoli che fa del turismo una delle sue bandiere come Roma, non è certo un bel biglietto da visita.

Forse, la decisione di Marino ha cause più profonde. Sono il segno che si vuole investire sia sulla cultura sia su un nuovo modo di far girare l’economia, meno pensato sulle scartoffie e più concepito sulle persone. Sarà la scelta giusta?

Speriamo che i disagi dei romani servano a lungo andare a rinnovare la città e il suo contesto urbano. D’altra parte, il Colosseo non potrà essere restaurato in un giorno, così come non si potrà riorganizzare una città da un giorno all’altro.

Forse, questa strategia aiuterà a rendere più vicina Roma non soltanto ai turisti, ma anche ai suoi abitanti: che sia la volta buona per dare un po’ di riscatto a una città dove la Storia si confonde con il presente? Voi cosa ne pensate della nuova scelta urbanistica di Marino?

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Le ottobrate romane

Fuori porta a tutti i costi e se non si avevano i baiocchi per pagare il carretto, per bere e per mangiare, si andava al Monte dei Pegni a lasciare le cose di casa o del vestiario che si possedevano, in cambio di pochi spicci, che permettevano di non perdersi i bagordi!

Oggigiorno giustifichiamo la fuga fuori porta con la scusa di volerci concedere una boccata d’ossigeno, strangolati come siamo dall’inquinamento cittadino, oppure con la voglia di riconquistare quella parte di natura negata al cittadino che vive soffocato dal cemento, in realtà il Romano la voglia di evadere ce l’ha sempre avuta nel sangue, anche quando non esisteva né smog, né stress, si tratta di antiche tradizioni che il popolo si porta dentro!

Le festose scampagnate fuori porta delle tiepide ottobrate romane attiravano l’attenzione dei viaggiatori stranieri che nel settecento e nell’ottocento avevano preso l’abitudine di venire nella culla della civiltà antica. Quando nel nord Europa ad Ottobre faceva già freddo ed il cielo era velato di spesse nubi plumbee, da noi era ed è tempo di vendemmia, perché il vero protagonista della festa fuori porta era proprio il vino e la gente la domenica usciva dalla città con la voglia di divertirsi.

Si trattava praticamente di rimanere legati all’antica tradizione dei Baccanali, gli sfrenati riti pagani, celebrati in occasione della raccolta dell’uva, in onore del dio Bacco, che grazie al mosto infervorava gli animi ed annebbiava la vista.
Meta molto frequentata era la collina di Testaccio, un accumulo artificiale di frammenti di vasi e terra, alle cui pendici c’erano numerose grotte, che fungevano da cantine.

Qualcuno, pur di esserci, arrivava a piedi, ma chi aveva la possibilità si muoveva con la carettella, addobbata a festa, cavallo compreso.
Le donne, popolane o di piccola borghesia, o minenti, ponevano gran cura nell’adornarsi, spesso in maniera vistosa, ma anche l’uomo non disdegnava vestiti ed ornamenti sfarzosi e portava con sé uno strumento musicale, che serviva da base per la danza del saltarello, ballo tipico delle ottobrate romane.
Ma che festa era se non si mangiava? Rientravano nel menù maccaroni e gnocchi, ma anche trippa e abbacchio, il tutto innaffiato da un buon vinello.
Certo l’alcool dava i suoi effetti e il rientro in città era più chiassoso dell’andata.
Spesso la baldoria si tramutava in rissa, e ci scappava pure il morto.

Ovviamente non tutti andavano a Testaccio, altre zone fuori porta erano: Ponte Milvio, San Giovanni, Porta Pia, San Paolo, Monteverde, o Monte Mario, del resto la Roma ottocentesca era circondata da orti, vigne e zone a pascolo, che ben si prestavano alle scampagnate, subito fuori le mura aureliane.
Ma quando i soldi mancavano, o non si voleva ricorrere ai pegni, non rimaneva altro che rimanere in città e festeggiare in una delle ville romane generalmente chiuse al pubblico ed aperte per l’occasione con “magnanimità” dai rispettivi proprietari. Tra la fine del settecento e i primi dell’ottocento i principi Borghesi allestirono uno spazio adibito agli spettacoli: giostre, orchestre, alberi della cuccagna, spettacolo del periglioso innalzamento dei globi aerostatici, naturalmente a pagamento, esibizioni equestri, insomma c’era un via vai di gente a piedi e di carrozze, anche se mancavano bagordi e vino tipicamente baccanali, caratteristici della uscite fuori porta!

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EUR: dall’Esposizione al quartiere

Il quartiere Europa, meglio noto come EUR dal suoi nome originale, ha un’origine molto particolare: nasce infatti in concomitanza con l’Esposizione Universale che sarebbe dovuta avvenire a Roma nel 1942 (Esposizione Universale di RomaE.U.R.). Per questo motivo, il quartiere è la sede di diversi istituti di ricerca e vanta una toponomastica tutta sua.

Perché sarebbe dovuta avvenire? Perché l’idea era di creare a dieci anni dalla Marcia su Roma una celebrazione del Fascismo alla fine della Guerra. Poi le cose non andarono come previste nei progetti di Mussolini e il quartiere Europa fu abbandonato durante la costruzione.

Gli edifici a metà riscoprirono una nuova vita nel 1960, quando il quartiere Europa fu riorganizzato per i giochi olimpici, per poi passare definitivamente al nuovo nome (infatti il nome fascista era semplicemente la sigla E.U.R) nel 1965.

L’idea era di avere tutti gli edifici a portata di mano rivedendo in chiave moderna (quella del 1938, data in cui si pensò per la prima volta allo sviluppo del nuovo quartiere) il modello della Roma antica.

I palazzi già pronti al termine del secondo conflitto bellico erano la base per raggiungere questo scopo: l’archivio di Stato, i palazzi dell’Inail e dell’Inps, i palazzi ufficiali (come il ristorante del Duce e la sala congressi all’avanguardia per l’epoca) e l’ufficio postale erano stati ultimati con una velocità incredibile.

Questi edifici furono ampliati per creare una zona fornita ed interessante, che oggi si avvale anche delle innovazioni degli anni ’60. Tra queste novità, ricordiamo la PalaLottomatica e l’ENI (sede centrale), oppure l’obelisco Novecento (che è stato inaugurato solo negli ultimi anni).

Un quartiere così ricco non poteva non avere nelle vicinanze anche musei e strutture di rilievo: è il caso del Museo dell’Alto Medioevo e del Museo nazionale Preistorico Etnografico, a cui oggi si affianca il Museo dell’Astronomia.

Se per i turisti il quartiere Europa rappresenta una bella attrattiva per gli interessanti musei, per i residenti la zona significa comodità e sicurezza, ma anche un piccolo giro del mondo in 80 minuti.

Non stiamo prendendo in giro Verne, ma viali e piazze qui hanno nomi di Stati e continenti: se siete a Roma, come fate a non farvi una passeggiata in piazza Pakistan o in viale Asia?

Piazze e viali sono vicini a via Cristoforo Colombo e mai nome fu più azzeccato! Come novelli esploratori, i romani si trovano di fronte qui a vie con nomi come Montagne Rocciose e via Shakespeare.

In Europa si respira un’aria di cultura, ricca di dinamismo e di circolazione delle idee… Non nel continente, ma nel quartiere!

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