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Il bioparco di Roma nel verde di villa Borghese

Quanti di noi da bambini hanno subìto il fascino dello zoo (e magari lo subiscono ancora)? La gita allo zoo per vedere tanti animali strani ed esotici che si ha avuto modo fino ad allora di incontrare solo sui libri è un classico, un momento tanto atteso e desiderato dai piccoli e per niente disdegnato dai grandi. Lasciando da parte per un po’ le pur importantissime e giuste considerazioni animaliste sul rispetto della libertà delle specie, lo zoo resta una bella occasione per ammirare animali affascinanti e di solito poco accessibili. Siete mai stati allo zoo di Roma, ora chiamato Bioparco? Se siete romani ed avete passato l’infanzia nella capitale direi proprio che non c’è scampo!

Il bioparco di Roma è splendidamente immerso nel verde di villa Borghese ed accoglie i visitatori di tutte le età con un’imponente ingresso in stile neoclassico. Ci si arriva con una bella passeggiata attraverso uno dei maggiori parchi della città oppure scendendo con il tram 3 o 19 a piazza Tordwaldsen (davanti alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna) o viale delle Belle Arti.

La sua storia inizia più di 100 anni fa e lo rende quindi uno dei giardini zoologici più antichi d’Europa. L’inaugurazione avvenne il 5 gennaio 1911, con il primo consistente gruppo di animali proveniente da Amburgo (lo zoo fu realizzato su modello tedesco) sotto la direzione dello zoologo tedesco Knotterus-Meyer e su progetto dell’addestratore Karl Hagenbeck. Lo zoo ebbe un grande successo iniziale che però fu ostacolato dalla guerra libica e poi dalla prima guerra mondiale. Successivamente ebbe vita travagliata per la carenza di fondi ma furono comunque fatti acquisti di nuove specie ed ammodernamenti. Può vantare il fatto di aver ospitato specie di animali rare o minacciate come l’elefante asiatico, l’orango, il licaone, il gorilla, il tapiro asiatico, il rinoceronte nero e fino agli anni ’70 anche alcuni esemplari del leone eritreo.

bioparco

Il passaggio da zoo a bioparco avviene nel 1998 con la creazione della Bioparco s.p.a. che ha gestito la struttura fino al 2004 ma visti i pochissimi risultati economici si è poi passati alla creazione della Fondazione Bioparco. Attualmente lo zoo ha un aspetto moderno con una struttura realizzata nel maggior confort e rispetto delle tante specie ospitate. Pone molta attenzione alle tematiche dell’educazione ambientale e delle campagne a favore degli animali organizzando anche mostre, eventi e laboratori per le scuole. Ospita più di 1000 animali appartenenti a 200 specie diverse, di taglia piccola o grande, tutti affascinanti e meritevoli sicuramente di una giornata spensierata in famiglia.

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Quartiere Nomentano e Piazza Bologna: università, servizi e spazi verdi

Chi è di Roma o l’ha frequentata per molti anni di sicuro conosce il quartiere Nomentano/Italia – che ha il suo fulcro con piazza Bologna – per la vicinanza con l’Università La Sapienza. Una delle maggiori e più famose università d’Italia situata tra piazzale del Verano, viale Regina Elena e piazzale Aldo Moro vicina al quartiere di San Lorenzo, ormai attivissimo per la movida serale romana. Un centro universitario che ha visto negli anni le esultanze per i bei voti, gli scoraggiamenti, i traguardi o semplicemente il passaggio di tantissimi studenti provenienti da varie parti del Paese. Ci siete passati anche voi?

Proseguendo in sù verso piazzale delle Province si passa prima per viale Ippocrate, stradona alberata ricca di piccole pizzerie a taglio destinate agli universitari, baretti, gelaterie e librerie dove comprare i testi per l’università. La strada conduce a piazzale delle Province, rotatoria trafficata e snodo per la prosecuzione verso piazza Bologna, per l’imbocco della Tangenziale o verso via Catania e la zona di Policlinico che prosegue poi con Porta Pia e Corso D’Italia.

Ma, tornando a viale delle Province, troviamo negozietti di abbigliamento, piccole pizzerie, negozi di scarpe, il centro Scout e lì vicino anche il piccolo e low cost cinema della parrocchia di Sant’Ippolito che propone ad un prezzo veramente invitante film di successo da poco passati negli altri cinema. Alla fine della strada arriviamo alla centralissima Piazza Bologna, grande area di forma circolare riconoscibile immediatamente per la presenza del grosso Palazzo delle Poste. L’edificio fu realizzato nel 1935 dall’architetto Mario Ridolfi ed è uno dei maggiori esempi dell’architettura razionalista italiana. Tipico per la doppia curvatura ed il suo colore bianco (smog permettendo) conferito dal rivestimento a cortina in listelli di travertino, l’edificio è usato tuttora come ufficio postale ed è anche molto frequentato (insomma la classica fila è assicurata!).

piazza Bologna

Decentrandoci un po’ dalla piazza incontriamo strade più tranquille, caratterizzate da palazzine a non molti piani e da villini abitati da un target di popolazione medio-alto. La zona infatti oltre ad essere ricca di servizi di vario genere (supermercati, banche, negozi, mercato di quartiere e stazione della metropolitana) offre anche vari spazi verdi che ne aumentano il valore. A cominciare dal piccolo parco di Villa Massimo fornito anche di giostre ma in questo periodo oggetto di una lunga e travagliata ristrutturazione fino alla più estesa e curata villa Torlonia che dal lato di via Nomentana si trova davanti anche Villa Paganini. Un quartiere ricco di opportunità per rispondere a varie esigenze di tutte le età.

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Villa Borghese: lo spazio verde al centro di Roma

Per i romani o per i turisti è praticamente impossibile non aver mai fatto una passeggiata a villa Borghese, uno dei parchi più grandi e più belli della città con origini risalenti al 1600. Un’enorme e storica oasi di pace in pieno centro che conta ben nove ingressi nei quartieri più centrali di Roma: Pinciano, Flaminio e Salario. Una villa piena di edifici, monumenti fontane e sculture testimonianza dell’arte barocca, neoclassica ed eclettica collocati in un contesto ricco di viali alberati, laghetti, giardini all’italiana e grandi spazi liberi in cui potersi distendere, rilassare, giocare, fare pic-nic o un giro in bicicletta.

La villa consente di vivere vari tipi di esperienze. Se ci si vuole dare all’arte e alla cultura non si può perdere la Galleria Borghese, un grande museo costituito nel 1902 che ospita splendide opere di grandissimi artisti che ci invidiano in tutto il mondo. Ci sono Gian Lorenzo Bernini con tra le altre opere Apollo e Dafne e il David (che vi lasceranno incantati), Antonio Canova con Paolina Borghese come Venere vincitrice, Caravaggio con molti quadri tra cui Davide con la testa di Golia e il fanciullo con canestro di frutta, Rubens, Tiziano, Raffaello, Lorenzo Lotto e tanti altri. Da non perdere. E magari ci si può concedere anche una visita all’Aranciera, dal 2006 Museo Carlo Bilotti ovvero un museo di arte contemporanea che contiene tra le altre opere di Andy Warhol e De Chirico.

villa borghese

Se invece si ha voglia di una passeggiata rilassante e romantica c’è davvero l’imbarazzo della scelta a Villa Borghese. Ma come si fa a non andare al laghetto con l’affascinante tempio di Esculapio posto nel centro? Il tempietto in stile iconico realizzato nel 1786 è posto su un isolotto artificiale nel laghetto e lo si può raggiungere con una gita a bordo delle barchette che si possono prendere a noleggio. E qui fare anche un piacevole incontro con le caratteristiche papere del lago. Contatto con la natura e relax sono assicurati.

Se invece siete appassionati di film come perdersi la Casa del cinema (ex casina delle Rose)? È ospitata in un edificio che negli anni ha visto varie destinazioni d’uso tra cui anche una trattoria frequentata da Gioacchino Belli, una vaccheria ed un dancing ma nel 2004 è stata adibita dal Comune di Roma a sede della casa del cinema. Ospita varie sale cinematografiche ad alta definizione, sale espositive, una libreria specializzata, una caffetteria ed una ristorante. Vi si svolgono anteprime, festival e in estate spettacoli all’aperto.

Villa Borghese offre anche tanto altro, a voi il piacere di scoprirlo con una bella passeggiata e se volete poi raccontateci.

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La Centrale Montemartini nel quartiere Ostiense

Il quartiere Ostiense è una zona di Roma prima tipicamente industriale e tradizionalmente di scarso appeal turistico ma in grande fermento invece negli ultimi anni. Molto frequentata per la presenza dei locali notturni nel vicinissimo Testaccio è anche ricca di stimoli e spunti culturali, oltre che di nuove costruzioni a livello ingegneristico come il Ponte della scienza che collega Ostiense e Garbatella. Per una giornata culturale in questo quartiere siete mai stati alla Centrale Montemartini?

Si tratta di un edificio (situato su via Ostiense) che mescola sapientemente archeologia industriale ed arte classica. La Centrale Montemartini, che fa parte del sistema dei Musei in Comune, è attualmente uno spazio museale e centro culturale e di sperimentazione ma nasce come centrale termoelettrica inaugurata nel 1912 ed intitolata a Giovanni Montemartini.

La centrale era un grossissimo impianto comunale (il primo) destinato alla produzione di energia elettrica per la città di Roma. Era un impianto molto all’avanguardia, un gioiello industriale con macchinari moderni prodotti dalla ditta Franco Tosi. Visse il suo boom negli anni ‘30 ma terminò la sua produzione nel 1963 perché diventato ormai obsoleto.

centrale montemartini

Nel 1997 avvenne la riconversione in polo museale ed oggi la centrale ospita una collezione permanente di sculture classiche provenienti dai musei capitolini e collocate in un contesto industriale. Infatti i macchinari e gli impianti utilizzati all’interno dell’antica centrale termoelettrica sono stati recuperati e restaurati: nell’edificio troviamo la sala macchine, la sala caldaie, motori diesel, vari macchinari ed una turbina a vapore del 1917. In questo contesto industriale, ma all’interno di una struttura estremamente moderna dominata dal colore bianco, possiamo ammirare busti, parti di statue e vari manufatti dell’antichità classica provenienti dagli horti romani e riportati alla luce nel corso di scavi effettuati tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Tra le statue più belle ci sono quella di Antinoo, noto per l’amore con l’imperatore Adriano, e la statua di dimensioni colossali di una divinità femminile recuperata dall’area sacra di Largo Argentina.

La Centrale Montemartini si può esplorare secondo un percorso per sale o attraverso un itinerario tematico che conduce in un emozionante viaggio nella Roma antica dall’età repubblicana fino a quella tardo-imperiale. È uno splendido ed affascinante spazio in cui l’arte antica si incontra con l’archeologia industriale in un netto contrasto tra il nero degli impianti di ferro ed il bianco delle statue di marmo ma in un intreccio perfetto e magico. Un luogo originale a Roma che merita sicuramente più di una possibilità.

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Breve tour per la linea metro B1

Si è tanto parlato della nuova linea della metropolitana di Roma, il proseguimento della metro B portato a termine quasi due anni fa. La notizia della sua realizzazione ha suscitato parecchio clamore perché la capitale non vanta certo una rete metropolitana vasta ed efficiente paragonabile a quella di città come Londra o Parigi (e tante altre a dire il vero!). Quindi ogni aggiunta, ogni possibile miglioramento negli spostamenti sempre caotici e complicati della città viene accolto con grande entusiasmo. Certo inizialmente la nuova linea B1 ha comportato più di qualche problema di funzionamento con relativi nervosismi ma non perdiamo le speranze ed analizziamo con ottimismo le nuove tappe raggiungibili con la linea di recente inaugurazione. Dove ci porta passando sottoterra?

La linea B1 va per ora da Conca d’oro a Bologna e qui si ramifica con la linea B che conduce a Termini, dove si può fare il cambio con la linea A della metropolitana. Le fermate dopo Bologna che vanno verso quello che adesso è il capolinea (ma che proseguirà poi con la stazione Jonio) sono Sant’Agnese/Annibaliano, Libia e Conca d’oro. Le avete già sperimentate? Sono stazioni molto grandi, forse un po’ dispersive e dall’aspetto moderno dominato dal bianco e grigio.

Piazza Annibaliano è un grosso incrocio e punto di snodo per le macchine che vanno verso piazza Istria/corso Trieste oppure verso viale Eritrea. Qui si può iniziare una passeggiata in una bella via ricca di negozi (scarpe, abbigliamento, profumi, libri) dove dedicarsi allo shopping o semplicemente prendersi un gelato. In una traversa laterale c’è anche il cinema Lux, un grosso multisala ben organizzato e all’avanguardia dove godersi un film in un ambiente di qualità.

Proseguendo a piedi si arriva a piazza Sant’Emerenziana (dove troviamo l’omonima chiesa) e da qui in poi ha inizio viale Libia. Strada grande ma non troppo caotica ricchissima di negozi e di palazzi tranquilli e signorili. C’è la buonissima pasticceria Marinari dove gustarsi un dolcetto e tra i grandi marchi troviamo anche un grosso Feltrinelli point, Footlocker, Benetton, Bottega Verde. Prendendo strade laterali e camminando un po’ si arriva a piazza Vescovio, piazzetta elegante e tranquilla dove si trova anche il capolinea di alcuni autobus. La piazza è molto vicina a villa Chigi, un parco di quartiere di dimensioni abbastanza grandi, con piacevoli salite e discese, alberato e mai troppo affollato (anche se forse anche un po’ trascurato).

metropolitana viale libia

A questo punto a piedi è abbastanza lunga ma risalendo sulla metropolitana si arriva a Conca d’oro. Quartiere di relativamente recente costruzione molto popolato e ben servito da supermercati, negozi di vario genere tra cui anche ogni weekend il mercatino vintage sulla piazza e varie aree verdi. Sicuramente adesso ancora più appetibile per la presenza della nuova linea B1. Voi la usate quotidianamente? L’avete apprezzata?

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I nuovi ponti di Roma: Ostiense e Ponte della Musica

Tutti noi prima o poi abbiamo fatto una passeggiata romantica o contemplativa sui ponti di Roma, ammirando la bellezza da togliere il fiato che ci circonda. No? Dai non ci credo! La città eterna è piena di ponti antichi e meravigliosi su cui fare un giro senza nulla da invidiare a città come Parigi o Budapest. Alcuni di età romana ed altri più recenti di epoca ottocentesca: Ponte Milvio, Ponte Sant’Angelo, Ponte Sisto, il Ponte Rotto, Ponte San Bartolomeo, Ponte dei Quattro capi, Ponte Risorgimento, Ponte Mazzini, Ponte Cavour e tanti ma tanti altri. Recentemente sono stati aggiunti due nuovi ponti all’insegna della modernità e delle linee all’avanguardia: il Ponte della musica ed il ponte all’Ostiense/Garbatella.

Il più nuovo, di più fresca inaugurazione a giugno 2012, è il ponte che collega l’Ostiense alla Garbatella progettato dall’ingegnere Francesco Del Tosto. Più che un ponte si tratta in realtà di un cavalcaferrovia perché sospeso tra la metropolitana della linea B e la linea della ferrovia Roma-Lido. L’opera è intitolata a Settimina Spizzichino, ebrea romana deportata ad Auschwitz nel 1943 in seguito al rastrellamento del ghetto di Roma ed unica sopravvissuta alla tragedia. Un importante riconoscimento in una simbolica unione tra il passato doloroso ed il presente della città che si spera non veda mai più orrori simili.

Il ponte è tutto bianco ed ha un aspetto molto moderno composto da due stampelle d’appoggio lungo gli argini e un arco centrale reticolare asimmetrico composto da tubi su funi sospese. Sembra che grazie ad un’illuminazione molto suggestiva il ponte sia bellissimo anche di notte. Da mettere in agenda per una passeggiata serale.

Così ad occhio il ponte Settimia Spizzichino ricorda molto un altro ponte di recente realizzazione ed ispirato all’architettura spagnola di Santiago Calatrava: il ponte della musica Armando Travajoli, inaugurato a maggio 2011 e realizzato su progetto dello studio inglese Buro Happold. Questo ponte oltrepassando il Tevere collega l’Auditorium di Renzo Piano, villa Glori, il Maxxi e il teatro Olimpico con il Foro Italico e Monte Mario e va ad arricchire e rendere ancora più moderno il quartiere Flaminio.

Ponte della Musica

Il ponte, ad uso pedonale, ha un design estremamente contemporaneo in cui anche in questo caso a farla da padrone è il bianco che si unisce perfettamente con il legno e l’acciaio della struttura. La caratteristica principale sono i due grandi archi bianchi ribassati in acciaio un po’ inclinati verso l’esterno che rendono riconoscibile e visibile questo nuova opera architettonica. Un nuovo tassello che va ad arricchire il nutrito panorama dei ponti di Roma. Ah la sera anche il ponte della musica è al top, un giro è consigliatissimo.

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La Chiesa delle Vele a Tor Tre Teste

Tor Tre Teste non è esattamente uno dei quartieri consigliati nelle guide turistiche di Roma. È una zona periferica, non ben collegata con il centro, senza una gran vita notturna, più che altro un tranquillo quartiere residenziale che non rientra tra le top 10 imperdibili della città eterna. Però Roma rivela sempre sorprese (belle o brutte che siano) e ci da un motivo anche per andare a fare una passeggiata in un quartiere poco conosciuto e all’apparenza anonimo.

In zona infatti tra palazzoni, capannoni industriali e prati dall’aspetto di aperta campagna svetta una costruzione moderna ed innovativa che suscita sicuramente curiosità: la parrocchia Dives Misericordia conosciuta come chiesa di Tor tre teste o Chiesa delle Vele. Siete mai andati a vederla in questi anni? Vi piace?

È stata progettata dall’architetto americano Richard Meier vincitore del concorso indetto nel 1996 per il progetto “50 chiese per Roma 2000” in occasione del Giubileo, su volere di Papa Giovanni Paolo II. La chiesa fu poi inaugurata solo ad ottobre 2003 ed ha dato adito a parecchie polemiche oltre che però ridare vitalità e notorietà ad un quartiere popolare prima totalmente ignorato. Arrivati a Tor tre teste infatti è impossibile non notarla per il suo aspetto così particolare, che in realtà o si ama o si odia. Tre vele bianchissime (tuttora grazie all’utilizzo del particolare cemento antismog) alte fino a 26 metri ed incurvate svettano protese verso il cielo. Tre vele a simboleggiare la Trinità e la barca a rappresentare la Chiesa che fa da guida spirituale ai fedeli nelle avversità.

chiesa-delle-vele

L’idea di base che guida il progetto della Chiesa di Meier è la luce e la trasparenza. Infatti tranne le pareti laterali che sono piene e solide, la facciata, il tetto ed i fronti sono interamente vetrati e pronti ad accogliere il cielo con tutte le sue variazioni di azzurro, nuvole e luce. Anche all’interno dominano la trasparenza ed il candore, l’essenzialità e la sobrietà molto rigorosa, quasi ascetica. Nessun arredo sacro, bianco, legno e semplicità: questi gli unici elementi presenti oltre alla luce che filtra dalle vetrate in modo controllato. L’altare, la fonte battesimale e le acquasantiere sono realizzate con travertino bianco sporco, sono essenziali e dai disegni geometrici senza alcun tipo di decoro. Allo stesso modo i confessionali sono piccole cabine moderne schermate da una griglia in legno.

Una chiesa contemporanea, semplice ma modernissima ed innovativa allo stesso tempo, che può trovare pareri positivi o far esclamare un sonoro bah. A voi, a noi, fruitori e visitatori la decisione.

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L’arte contemporanea a Roma: il Maxxi e il Macro

La città eterna è meravigliosamente bella, pullula di antichità affascinanti da tutte le parti e ci regala scorci splendidi. La sviolinata è per dire che invece in quanto a modernità lascia un po’ a desiderare. Eh si Roma purtroppo non si può esattamente definire una città all’avanguardia e innovativa. Però qualcosa si muove e noi teniamo gli occhi ben aperti per cogliere tutti i segnali. Negli ultimi anni infatti è stata data parecchia attenzione all’arte contemporanea e ai luoghi destinati alla sua esposizione e valorizzazione. Parliamo del Maxxi e del Macro di cui tutti avrete almeno sentito parlare se non siete ancora andati a vederli (ma andate però che la cultura va valorizzata!).

maxxi

Il MaXXI (museo nazionale delle arti del XXI secolo) inaugurato nel 2010 si trova in via Guido Reni ed è stato realizzato da Zaha Hadid, architetto cosmopolita di origine irachena ma residente a Londra. Bravissima esponente del decostruttivismo, Zaha Hadid ha progettato un edificio imponente che svetta ed ha dato nuova vita culturale al quartiere Flaminio.

Il complesso architettonico è preceduto da una grande piazza antistante che accoglie i visitatori e si rende disponibile per spettacoli ed esposizioni. Gli interni dell’edificio sono assolutamente all’avanguardia: ricchi di scale vertiginose, corridoi lunghissimi e metafisici, curve, linee, intersezioni di luci e tanto spazio bianco. Gli spazi interni accolgono una biblioteca, una mediateca, una caffetteria e vi risiedono due istituzioni museali: il Maxxi arte e il Maxxi architettura. Questo innovativo esempio di architettura contemporanea (che può piacere o non piacere, sta a voi dirlo) è una grande bacino di novità e sperimentazione ed ospita mostre temporanee, laboratori, workshop, convegni ed installazioni.

macro

Il Macro (museo d’arte contemporanea di Roma) è gestito dal Comune di Roma e consta di due sedi che ospitano anch’esse mostre (soprattutto fotografiche) ed interessanti sperimentazioni artistiche e culturali di vario genere. Abbiamo il Macro di via Reggio Emilia, sorto dalla riqualificazione della sede dell’ex stabilimento industriale Peroni e che si compone di due edifici di cui l’ultimo realizzato su progetto dell’architetto francese Odile Decq. C’è poi il Macro Testaccio che ha invece dato un nuovo aspetto estetico e culturale all’ottocentesco ex mattatoio, in una zona prima frequentata solo per i locali notturni. Entrambi ottimi esempi di architettura industriale riqualificata in chiave contemporanea.

Che ne dite di un giro nella contemporaneità? Lentamente forse è possibile anche in questa città così complicata, sperando che i buoni propositi vengano mantenuti.

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La bellezza di Roma nel cinema

Vi va di fare un giro cinematografico per Roma? Tra tutte le città meravigliose che ci sono al mondo Roma è una delle più meravigliose e di conseguenza anche una delle più rappresentate al cinema come scenografia perfetta per ogni tipo di storia da raccontare. Da quella romantica, alla drammatica, dalla commedia, al thriller. Ce n’è per tutti i gusti per scoprire angoli nuovi ed insoliti di Roma o semplicemente per guardarla con altri occhi e tornare ad apprezzarne il fascino nonostante il delirio quotidiano e lo stress a cui ci sottopone.

Da dove cominciare? Beh potremmo partire da un grande classico intramontabile che quasi sicuramente abbiamo visto tutti: Vacanze romane. Film del 1953 in cui Audrey Hepburn e Gregory Peck ci portano a bordo della loro vespa a vivere una storia d’amore senza tempo tra una principessa ed un giornalista. A fare da sottofondo, anzi in realtà da coprotagonista, una Roma da sogno. I due si scoprono innamorati tra il lungotevere, la bocca delle verità, la scalinata di Trinità dei Monti e fanno innamorare anche gli spettatori.

vacanze romane

Passando ai giorni nostri potremmo guardarci Caro diario, film di Nanni Moretti del 1993. Anche qui giriamo Roma su una vespa tra quartieri e luoghi insoliti (Spinaceto, Casal Palocco, Ostia, Garbatella) in una caldo e semi-deserto mese d’agosto. Diviso in tre parti diverse il film ci regala riflessioni come in un diario e momenti di divertimento tra personaggi particolari ed idee originali.

Caro diario

Non possono poi mancarci i film di Ozpetek, tutti tranne Mine vaganti che è ambientato in Puglia. Il regista turco ha infatti un grande amore per la nostra città e la rende partecipe di tutti i suoi film. Da Le fate ignoranti a Saturno contro, da La finestra di fronte a Un giorno perfetto fino a Magnifica presenza i protagonisti si aggirano tra le zone del centro storico fino alla periferia meno conosciuta, accompagnandoci in storie intense e a volte molto malinconiche.

Come può mancare “Angeli e demoni? Basato sull’ominimo libro di Dan Brown, scritto sull’onda del successo del codice Da Vinci, il film vede come regista Ron Howard e come protagonista Tom Hanks. Tra piazza di Spagna, la cappella Sistina, la Basilica di San Pietro, Castel Sant’Angelo e moltissime chiese della capitale il film è un vero e proprio spot turistico per Roma.

Andando ancora più sul recente ricordiamo Woody Allen nel purtroppo brutto e banale To Rome with love. Woody Allen è un genio ma qui ha proprio sbagliando alla grande dipingendo una Roma esteticamente bellissima e da cartolina ma irreale e stereotipata all’inverosimile come fosse ferma agli anni ’50. L’avete visto? La pensate anche voi così?

Ultimissimi arrivi sono Sacro GRA, film documentario di Gianfranco Rosi che racconta vite di persone molto diverse che si affacciano sul grande raccordo anulare e La grande bellezza di Paolo Sorrentino. L’acclamatissimo film è il racconto di una Roma nel vortice della mondanità intrisa di volgarità in netto contrasto con l’elegante bellezza del passato.

Ci sono anche Verdone e Sordi, entrambi simboli eccellenti della romanità e ce ne sono un mare di altri! Voi avete titoli da proporre?

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Quartiere Coppedè, dove i protagonisti sono il silenzio e la fiaba

Il quartiere Coppedè è sicuramente uno tra i più belli ed eleganti di Roma, non me ne vogliano gli altri. Un quartiere in cui acquistare casa è un’impresa più che ardua per la maggior di noi ma una bella passeggiata nel silenzio e nella pace di questa zona con gli occhi ben aperti a cogliere la bellezza non ce la toglie nessuno. Che dite, accettate il suggerimento e vi armate di stupore e voglia di apprezzare la tranquillità e l’architettura di classe?

Bene se avete detto sì segnatevi qualche coordinata. L’affascinante quartiere Coppedè si trova tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento, nel quartiere Trieste che è anch’esso meritevole di un giro per fare il pieno di eleganza. Più che un vero e proprio quartiere si tratta in realtà di un’area residenziale, un insieme di palazzi, palazzine e villini d’epoca progettati tra il 1913 ed il 1927 dall’architetto Gino Coppedè, da cui appunto il quartiere prende il nome. La caratteristica principale di questa piccola area di Roma assolutamente originale e non molto conosciuta è il mix di stili: Art Nouveau, Roma imperiale, classicismo greco, elementi medievali, rinascimentali e barocchi si mescolano in modo perfetto e ricco di fascino.

Al quartiere, che ha l’aspetto di un piccolo borgo, si accede oltrepassando un grosso ed imponente arco per poi addentrarsi nella fiaba. Il centro della zona è rappresentato da piazza Mincio in cui si trova la bellissima Fontana delle Rane realizzata sempre da Gino Coppedè in stile barocco nel 1924. L’opera è composta da una vasca centrale in cui si trovano quattro figure che sostengono altrettante conchiglie su cui si poggiano delle rane che sgorgano acqua all’interno della fontana. Al centro della fontana c’è poi una secondo vasca circondata da altre otto rane. L’opera ricorda molto la Fontana delle Tartarughe a piazza Mattei e probabilmente è un voluto omaggio di Coppedè al grande Bernini. Sicuramente l’avete vista in molti film e fiction tv perché il quartiere con la sua particolarità ha sempre attratto molti registi tra cui Dario Argento che vi ha girato L’inferno e L’uccello dalle piume di cristallo.

quartiere coppedè

Sempre a piazza Mincio si trovano la palazzina Ragno, caratterizzata dal colore giallo ocra e da un grosso ragno che campeggia sulla facciata, ed il villino delle Fate. Questo è una casa da sogno realizzata da una commistione di stili assoluta:costruzione asimmetrica, immagini medievali ed ornamenti floreali ed un misto di materiali che vanno dal travertino, al marmo, dalla terracotta al vetro. Continuando a passeggiare per questo piccolo e delizioso quartiere dove regna la pace in contrasto con il caos tipicamente romano troviamo poi tante altre bellissime villette dall’aspetto fiabesco. Impossibile non fermarsi ad ammirarle e fantasticare su cosa ci sia all’interno, ci cascheranno di sicuro anche i meno romantici.

Già vi vedo, state uscendo per andare al godervi la vostra passeggiata al quartiere Coppedè. Vero?

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Sacro GRA: al cinema tante vite intorno al grande raccordo anulare

Grande raccordo anulare. Solo la parola vi mette il panico e vi immaginate già seduti in macchina in mezzo al traffico immobilizzati in una interminabile coda? Ok è vero la scena è terrorizzante ma il g.r.a fa parte per forza di cose della vita di molti romani e molti pendolari e va affrontato con coraggio (e anche molta rassegnazione!). Perché allora non prenderne confidenza ed osservarlo da un altro punto di vista guardando il film-documentario Sacro GRA?

Il film di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’oro alla 70° mostra internazionale del festival del cinema di Venezia nel 2013, ci fa entrare nella vite di alcune persone molto diverse tra loro che orbitano intorno al grande raccordo anulare. Settanta km di autostrada, la più estesa d’Italia, che circondano la nostra città. Personaggi bizzarri, grotteschi e un po’ surreali che ci vengono presentati senza commento esterno o interviste ma narrati nella loro vita quotidiana fatta di apparenti banalità come di grandi stranezze. Una mappa articolata di storie e persone molto diverse raccolta dal regista nell’arco di due anni tramite chiacchierate e spostamenti a bordo di un mini-van. Un documentario forse non nei canoni ma che ha il merito di raccontare il mondo sommerso e variegato che anima questa enorme porzione di Roma.

Tra campi e palazzoni in una Roma autentica e per niente da cartolina (come accade per esempio invece ne La Grande bellezza di Sorrentino) assistiamo alle giornate di tante persone diversissime tra loro. Ci sono un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia laureanda in lettere, un botanico che cerca di liberare le palme dalle larve divoratrici, un moderno principe dei giorni nostri che vive in una casa lussuosissima e trash affittata come set per fotoromanzi, un barelliere in servizio sull’ambulanza e che ha una madre affetta da demenza senile, un gruppo di fedeli che osservano il tramonto al Divino Amore, delle prostitute e delle ragazze che lavorano come ballerine in un bar.

sacro GRA

Tante persone diverse che ci propongono una città un po’ degradata, lontana dal centro e dalle sue meraviglie. Una Roma popolare, verace ed autentica nel suo aspetto a volte triste e un po’ squallido. Perché Roma non è solo il centro storico con i suoi splendori ma anche mille altre angolazioni diverse, come accade in ogni metropoli che ospita quartieri e vite molto differenti tra loro. Sacro gra ha il pregio di raccontarcele ed aprirci lo sguardo su questo mondo. L’avete visto?

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Picnic di primavera nelle ville di Roma

Roma deve a sua fama mondiale al fatto che nel suo territorio sono presenti un numero davvero alto di monumenti, piazze e palazzi che hanno fatto la storia della città e in molti casi anche della nazione.

Ecco perché ogni fine settimana si può andare a scoprire qualcosa di nuovo in città, andare a vedere una delle tante bellezze che la capitale offre.

Non è chiaro se per questo fine settimana le previsioni del tempo promettono davvero un cielo sereno, nel qual caso sarebbe bello andare a fare un giro in una delle tante ville comunali presenti in città, dove fare una bella passeggiata respirando un po’ di aria pulita o approfittarne per fare un po’ di sana attività sportiva che non fa mai male.

Per coloro che volessero optare per questo tipo di fine settimana alternativo c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Ogni zona della città dispone di una splendido giardino comunale. Si va dalla monumentale Villa Torlonia situata nella zona est della città, alla splendida Villa Pamphili, la più grande della città situata lungo la via Aurelia.

villa pamphili

Per coloro che vivono sulla Salaria c’è Villa Ada, mentre a poca distanza da Piazzale Flaminio si trova la splendida Villa Borghese, nel quartiere Aventino si trova invece Parco Savello e molte altre ancora.

Insomma non resta che dare una occhiata alle previsioni del tempo a Roma per domenica, scegliere il giardino comunale a voi più gradito e prepararsi ad una bellissima giornata all’insegna del relax più assoluto.

Potrete organizzarvi anche per un bel picnic, esperienza irrinunciabile in primavera perché in fondo non capita poi così spesso di poter mangiare seduti su un grande prato verde.