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Una passeggiata al Gianicolo

A chiunque sia di Roma o c’è passato per turismo sarà capitato di fare una passeggiata a villa Borghese, forse la più famosa della capitale anche solo per la sua vicinanza con piazza del Popolo e via del Corso e la sua rinomata vista panoramica dalla terrazza del Pincio. Ma come perdersi lo splendido panorama su Roma che si gode dal belvedere del Gianicolo?

Il Gianicolo non è esattamente un parco ma uno dei colli della capitale (dedicato forse al dio Giano) che si trova alle spalle di Trastevere e si estende fino alla Basilica di San Pietro. È una delle mete romantiche e suggestive preferite dai romani per la passeggiata domenicale in famiglia o in coppia o per godere di un po’ di fresco nelle sere d’estate. La passeggiata del Gianicolo si compone di due grandi viali alberati che si riuniscono nel piazzale Garibaldi per poi proseguire verso la chiesa di Sant’Onofrio. I viali sono costeggiati dai busti dei garibaldini eroici che hanno combattuto per la difesa di Roma nel 1849 e tutto il parco fu impostato come memoriale del Risorgimento.

gianicolo

Ricordo ed omaggio a Garibaldi è anche il monumento equestre a lui dedicato che si trova nel punto più alto del colle, quello da cui si gode la vista mozzafiato (e sempre affollata) sulla città. L’omaggio a Garibaldi è una grande statua celebrativa realizzata da Emilio Gallori ed inaugurata nel 1895: raffigura l’eroe dei due mondi a cavallo posto su un grande piedistallo di marmo ai cui lati sono scolpite le figure allegoriche dell’Europa e dell’America.

Altro elemento caratteristico del Gianicolo è il Faro di Roma. Ebbene si, anche la capitale ne ha uno! Alto vento metri e di forma ispirata all’arte neoclassica fu costruito dall’architetto Manfredo Manfredi ed inaugurato nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia. Inizialmente veniva acceso tutte le notti mentre adesso illumina i tetti di Roma solo in occasioni speciali.

Avete mai sentito gli spari provenienti dal Gianicolo? Il responsabile è il famoso cannone posto sul colle nel 1904. Da qui ogni giorno 3 soldati alle 12 in punto sparano un colpo a salve a seguito di una tradizione istituita da Pio IX nel 1846 per evitare confusioni di orario. Se addrizzate le orecchie in una (rara) giornata silenziosa si può sentire lo sparo di mezzogiorno fino all’Esquilino.

Imperdibile è il Tempietto del Bramante nel cortile della chiesa di San Pietro in Montorio. Realizzato nel 1502 da Donato Bramante è uno dei maggiori esempio di architettura rinascimentale. Un piccolo gioiello nato per celebrare il martirio di San Pietro che la tradizione narra sia avvenuto proprio in quel luogo. Gli orari per visitarlo sono pochi e un po’ ristretti ma vale davvero al pena trovare il tempo per farlo.

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Luoghi di culto multietnici a Roma

Se Roma ha un difetto (e qualcuno ne ha!) non è certo la mancanza di chiese splendide da visitare, anzi c’è davvero l’imbarazzo della scelta quasi ad ogni angolo.. Più di 900 chiese e basiliche importantissime testimonianze della storia religiosa, sociale ed artistica della città eterna: costruzioni medievali, gotiche, rinascimentali e soprattutto barocche. Ma Roma non è solo il cuore della cristianità ed è aperta anche ad altri culti: troviamo infatti la Moschea, la Sinagoga e anche delle chiese ortodosse. Non è una della città più multietniche d’Europa (niente a che vedere con Londra o Berlino) ma qualche apertura c’è.

moschea

La Moschea di Roma sorge alle pendici dei Monti Parioli nella zona dell’Acqua Acetosa, a nord della città. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1984 su progetto dell’architetto Paolo Portoghesi, Gigliotti e Moussawi e fu inaugurata nel 1995. È sede del Centro islamico culturale d’Italia ed importante punto di riferimento e raccolta per i musulmani della capitale. Punto di forza è la sala di preghiera all’interno realizzata in modo da richiamare una foresta attraverso la presenza di colonne a tre steli. Fondamentale è l’uso della luce per creare un clima favorevole alla meditazione e l’utilizzo di materiali come il travertino e il cotto rosato che generano colori tipicamente romani. La Moschea è visitabile su prenotazione il mercoledì e il sabato mattina.

sinagoga

Oltre al mondo arabo la capitale offre un luogo di culto anche per gli ebrei con il Tempio Maggiore ovvero la Sinagoga situata sul Lungotevere, al confine con il Ghetto. L’edificio fu costruito tra il 1901 e il 1904, è diventato un fondamentale punto di riferimento per gli ebrei romani ed ospita il Museo ebraico di Roma. L’esterno si presenta come una struttura su base quadrata dalle pareti color sabbia e sormontata da una grossa cupola. All’interno il Tempio è diviso in due livelli: in quello più basso si trova la sinagoga piccola ed il museo ebraico mentre in quello più elevato è ospitata la sinagoga grande. È visitabile dal giovedì alla domenica escluso il sabato e offre l’occasione anche per una bella passeggiata artistico-culturale nel Ghetto di Roma.

Spostandoci completamente di religione e di zona troviamo la chiesa ortodossa di Santa Caterina martire, situata su una collina all’interno del parco di villa Abamelek sede dell’ambasciata russa in Italia. Si trova tra via del Lago Terrione e via delle Fornaci, a poca distanza dalla Basilica di San Pietro, e in questo modo il panorama ci offre una sorta di affascinante sovrapposizione tra il celebre cupolone e la cupola azzurra e oro della nuova chiesa ortodossa. La chiesa, luogo di culto per i romani di religione russa-ortodossa, è stata inaugurata nel 2009 ed è quindi di recentissima costruzione. È visitabile liberamente anche durante le celebrazioni.

Conoscevate questo affascinante aspetto multiculturale della capitale?

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Centocelle: una periferia tra storia e urbanizzazione moderna

Che ne dite di una passeggiata a Centocelle? Ok non è esattamente una zona turistica, anzi proprio il contrario, ma Roma non è solo il centro storico dalle mille bellezze ma anche (e forse soprattutto) tanti quartieri periferici in cui si svolge la vita della maggior parte delle persone. E le periferie possono riservare belle sorprese, basta dar loro l’opportunità di essere scoperte. A volte rimarremo delusi ma quello che conta è tentare.

Dove si trova Centocelle? Il quartiere è situato nel V municipio nella zona denominata Prenestino-Centocelle tra via Casilina e i quartieri Tuscolano e Don Bosco. È caratterizzato dalla presenza di strade con nomi a tema botanico: via dei Castani, piazza dei Mirti, via delle Acacie, via de Gelsi, via delle Gardenie, via dei Tigli e potremmo continuare a lungo.

Ricostruiamo un po’ di storia? Il nome del quartiere deriva da Centum cellae (‘cento stanze’), una vasta cittadella militare costruita dall’imperatore Costantino I nella quale vivevano e si esercitavano i cento migliori cavalieri della guardia imperiale ed i loro cavalli. Tra le testimonianze storiche importanti ed ancore esistenti di epoche passate c’è la torre di Centocelle, risalente al XII secolo d.C e conosciuta nel Medioevo con il nome di torre di San Giovanni, che permetteva di controllare una vasta area della campagna tra la via Prenestina e la via Tuscolana. C’è poi l’acquedotto Alessandrino realizzato nel 226 per volontà dell’imperatore romano Alessandro Severo con la funzione di portare l’acqua fino alla terme di Nerone.

Importante polmone verde per il quartiere è il Parco di Centocelle che ospita ville romane interrate e reperti archeologici databili fino al VI secolo a.C. Ben 120 ettari di area archeologica (uno dei parchi più grandi di Roma) che accoglie la villa della Piscina, la villa ad Duas Lauros, un deposito repubblicano e la villa delle Terme.

centocelle

Centocelle sperimentò il suo primo grande sviluppo moderno con la costruzione dell’aeroporto (il primo aeroporto italiano) utilizzato da Wright per la prima volta nel 1909 per una serie di dimostrazioni. Prima della seconda guerra mondiale la periferia di Centocelle visse una prima forte urbanizzazione con la costruzione di chiese e scuole e il suo aspetto era un misto di elementi rurali ed urbani: sentieri di campagna, casupole e piccole osterie erano i protagonisti della scena.

Dagli anni cinquanta in poi il quartiere visse un periodo di costruzione selvaggia poi regolarizzata da un piano regolatore. Oggi la zona è uno dei quartieri più popolosi di Roma che tra qualche anno (speriamo non troppi!) sarà anche servito dalla linea C della metropolitana e collegato così più velocemente con il centro. Conoscevate la storia di questo quartiere?

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Caffarella e Parco degli Acquedotti: due oasi di natura e archeologia sull’Appia

Roma è una città caotica e rumorosa ma è anche ricchissima di ville e parchi meravigliosi in cui rilassarsi e respirare silenzio ed aria pura. Ce ne sono un po’ in tutti i quartieri ma alcuni sono più forniti di altri in merito a spazi verdi (e quindi ci piacciono di più!). Sicuramente una zona da tenere d’occhio è quella dell’Appia-Tuscolana. In zona Appia troviamo infatti il grandissimo Parco della Caffarella mentre in zona Tuscolana c’è il Parco degli Acquedotti.

La Caffarella è una estesissima valle alluvionale creata dal fiume Almone e prende il nome dalla famiglia romana Caffarelli, proprietaria della tenuta della valle. Fa parte del parco regionale dell’Appia antica e si estende da via Appia Antica a via Latina definendosi come una delle più estese aree verdi della capitale. Il parco offre moltissime possibilità che vanno da una tranquilla passeggiata a piedi, un pic-nic sui tantissimi prati a disposizione, un’escursione in bicicletta tra salite e discese fino ad un giro archeologico tra i molti reperti storici. In quest’area verde si trovano infatti varie testimonianze di epoca romana tra cui il Ninfeo di Egeria, il Colombario costiniano, il tempio del Dio Redicolo, il tempio di S.Urbano, la torre Valca. Tutte affascinanti e molto interessanti da vedere.

All’interno del parco si trova anche il casale della Vaccareccia, un complesso composto da una torre medievale ed un casale cinquecentesco realizzato dalla famiglia Caffarelli. Davanti si trova un fontanile ottocentesco dove si abbeveravano gli animali ma il casale è tuttora attivo e vi svolgono anche attività e laboratori per bambini.

Anche il Parco degli Acquedotti fa parte dello splendido Parco regionale dell’Appia antica. È delimitato da via delle Capannelle, via Lemonia, via Appio Claudio e via del Quadraro ed è un’area verde molto estesa piena di testimonianze di epoca romana, rinascimentale ed ottocentesca. Ma a cosa deve il suo nome? Ovviamente alla presenza di acquedotti di epoca romana, sei grandi acquedotti costruiti dai romani ed utilizzati nella Roma antica più uno rinascimentale. Anio Vetus (sotterraneo), Aqua Marcia, Aqua Tepula, Aqua Iulia e Acqua Felice che sono sovrapposti, Aqua Claudia ed Anio Novus anch’essi sovrapposti. Immense ed altissime arcate da ammirare in un suggestivo contesto naturalistico.

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Oltre agli acquedotti imponenti il parco è disseminato di altri reperti archeologici. Ci sono la Villa delle vignacce, la tomba dei cento scalini, una cisterna con torretta, il fosso dell’acqua mariana, il casale di Roma Vecchia.

Il parco della Caffarella e quello degli Acquedotti sono quindi due parchi splendidi ricchi di storia e natura che non ci si può far scappare per sfuggire dal caos in due quartieri molto popolosi e movimentati.

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Casalotti e il parco delle Cellulosa

Più si gira Roma e più si scoprono aree verdi estese e ricchissime di vegetazione folta ed animali diversi anche nei quartieri periferici. Boccate d’ossigeno in una grande metropoli e centri di ritrovo dove si svolgono manifestazioni di vario genere per adulti e bambini. Andando a Casalotti, zona della capitale situata dopo il quartiere Boccea e via di Cornelia, troviamo il grandissimo Parco della Cellulosa. Lo conoscete già?

Il monumento naturale parco della Cellulosa è un’area naturale protetta istituita nel 2006 da un decreto regionale e riqualificato attraverso l’impegno del comitato cittadino ma esistente già dagli anni Cinquanta. Il parco si compone di due aree ricchissime e molto interessanti dal punto di vista ambientale e naturalistico e collegate tra loro dal fosso Galeria. Se amate la natura selvaggia è il posto che fa per voi! Pensate che tra le piante ci sono la quercia, il leccio, l’olmo, il pino, il noce, l’eucalipto, l’alloro e varie specie di alberi tipici dell’area mediterranea. Ma anche la fauna non scherza in quanto a ricchezza: possiamo infatti trovare la poiana, l’upupa, l’allocco, la civetta ma anche l’istrice, il tasso e la volpe.

parco cellulosa

Se volete andarci per partecipare ad una delle tante attività che vi si svolgono soprattutto d’estate l’ingresso si trova su via della Cellulosa. Potreste fare un attività di orienteering, assistere ad una rappresentazione teatrale, ad un concerto o ad una mostra fotografica, prendere parte alle attività di Legambiente, far partecipare i bambini a laboratori o portarli all’area giochi attrezzata.

Volete sapere qualcosa in più di Casalotti, il quartiere che ospita il parco della Cellulosa? È un quartiere residenziale periferico per lo più di livello medio alto caratterizzato da villette e palazzi bassi. Dopo essere stato distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale il quartiere ha vissuto una grande fase di sviluppo edilizio negli anni Settanta. Una fase che ancora continua visto che il quartiere è tuttora in forte espansione.

Come in quasi tutte le zone di una città così culturalmente ricca come Roma anche a Casalotti sono state rinvenute testimonianze storiche di valore. Nel 1930 è stata ritrovata una villa romana risalente al II secolo d.C. e nel quartiere troviamo anche il castello di Porcareccia risalente al tardo Cinquecento. Questo è un piccolo borgo medievale composto da qualche casa, un castello e una torretta d’avvistamento (ora scomparsa) il cui nome deriva da un grande allevamento di maiali e cinghiali all’epoca presente in zona. Fu caratterizzato da una forte presenza ecclesiastica che a fine 1600 fece costruire la chiesetta di Santa Maria di Galeria all’interno del castello. Insomma Roma non finisce di riservare sorprese!

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Gli studios di Cinecittà: la storia del cinema a Roma

Roma tra le altre mille parole con cui può essere definita è anche la capitale del cinema, la città dove sono stati girati tantissimi film sfruttando la bellissima scenografia naturale ma anche quella ricostruita ai celebri studi di Cinecittà situati su via Tuscolana. Gli studi da qualche anno sono anche aperti al pubblico e visitabili grazie all’esposizione permanente “Cinecittà si mostra”.

I famosissimi studi sono stati fondati nel 1937 e qui è stata fatta la storia del cinema italiano e non solo. Sono passati da Cinecittà Fellini, Coppola, Martin Scorsese, Visconti e tantissimi altri registi noti in tutto il mondo. Gli studi di Cinecittà nacquero su volere di Mussolini come ideale prosecuzione della Cines, casa cinematografica molto attiva sorta nel 1906 e chiusa poi negli anni ‘20, per dar nuova spinta al cinema di propaganda fascista. I primi dodici teatri di posa furono ideati dall’architetto Gino Peressutti ed oltre ad essi fu progettata la realizzazione di un centro industriale cinematografico integrato con stabilimenti di sviluppo, stampa e montaggio, la nuova sede dell’Istituto Luce e quella del centro sperimentale di cinematografia.

Cinecittà

La produzione di film e documentari fu cospicua fino al 1943 e subì poi una brutta battuta d’arresto durante l’occupazione nazista della capitale. Gli stabilimenti furono requisiti dai tedeschi ed utilizzati come centro di rastrellamento dei romani catturati (specialmente nel rastrellamento del Quadraro), inoltre molto materiale presente negli studi venne requisito e portato via. La produzione cinematografica riprese solo nel 1947 ma è negli anni cinquanta che Cinecittà visse il suo boom, la sua età d’oro: vennero girati tra gli altri Ben Hur, Quo vadis e tanti altri film hollywoodiani del genere “peplum”mentre tra gli italiani ricordiamo La Dolce vita di Fellini e Bellissima di Visconti con Anna Magnani. Film che hanno fatto grande il cinema italiano.

Oggi Cinecittà è un enorme complesso che ospita 22 teatri di posa dotati di tutte le tecnologie ed i comfort e varie strutture per la post-produzione cinematografica e televisiva. Se una giornata (prendetevi tempo per visitare tutto!) andate a fare un giro nella storia del cinema agli studios di Cinecittà potrete immergervi non solo negli storici set del cinema italiano degli anni cinquanta ma anche in quello di grandi produzioni americane. C’è Gangs of New York di Scorsese di cui è stata lasciata intatta una gran parte della scenografia, l’imponente set della serie televisiva Rome riadattato poi per varie altre produzioni e si può anche passeggiare nella Firenze del 1400 ricostruita fedelmente per la miniserie italiana Francesco di Michele Soavi e riadattata per vari altri film tra cui l’americano Romeo and Juliet del 2013.

Siete già stati a visitare gli Studios?

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La nuvola di Fuksas all’Eur

Che fine ha fatto la “nuvola” di Fuksas all’Eur? Se ne sente parlare da tantissimi anni, ogni anno sembra sia quello in cui la vedremo finalmente comparire ma poi per questioni di lentezza e soprattutto di soldi (ce ne vogliono veramente tanti!) non succede mai. Ma sapete di cosa si tratta? La cosiddetta “nuvola” realizzata da Massimiliano e Dorina Fuksas diventerà il nuovo palazzo dei congressi di Roma ed in prospettiva il primo polo congressuale d’Italia. Grandioso, innovativo, moderno anzi futuristico e molto originale ma altrettanto dispendioso e perciò di questi tempi difficilmente realizzabile.

Gli albori del progetto risalgono al 2000 ma ha acquisito concretezza nel 2008 e sembrerebbe (condizionale più che d’obbligo) che i lavori potrebbero finire nel 2015. Ci speriamo tutti che si possa chiudere questo infinito cantiere per evitare che ricada nella lista della opere incompiute di Roma, ma chissà. Per ora prosegue a rilento anche se ha ricevuto recentemente un ulteriore finanziamento (molto criticato) di 100 mila euro che sembra incoraggiante e potrebbe dare ossigeno alla realizzazione dell’opera anche se mancano ancora 70 milioni (una bella cifra!).

Ma come sarà fatto questo nuovo e ormai leggendario palazzo dei congressi? Tre sono gli elementi di cui si compone: una teca, una lama e una nuvola. Un grosso parallelepipedo di acciaio e vetro racchiude all’interno una sala-auditorium realizzata da un contenitore a forma di nuvola avvolto da una membrana di fibra di vetro e silicone, che conferisce l’impressione di galleggiamento nella teca. La sala auditorium sospesa a 15/18 metri di altezza ospiterà all’incirca 1.800 persone mentre la struttura potrebbe arrivare ad accoglierne complessivamente 8.000. Una capienza molto importante. Questo diventerà il centro congressi e a fianco sorgerà un altro edificio alto e stretto, chiamato “la Lama”, che ospiterà un albergo a 4/5 stelle utile per i fruitori nazionali ed internazionali del centro congressuale e fonte di entrate economiche.

nuvola di fuksas

L’opera sorge in un punto strategico dell’Eur e non intaccherebbe lo skyline del quartiere perché sono state previste altezze non eccessive, né dovrebbe portare ripercussioni alla viabilità. La “nuvola” di Fuksas è stata inoltre pensata come ecosostenibile grazie all’utilizzo di impianti fotovoltaici e alla presenza di strutture di protezione per evitare il surriscaldamento dell’edificio. Voi siete stati a vedere il cantiere? Che ne pensate di questa grande opera per Roma? Siete favorevoli o contrari?

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San Basilio: quartiere periferico in grande rinnovamento

Alla periferia nord-est di Roma, vicino alle zone di Rebibbia e Ponte Mammolo, San Basilio è un quartiere residenziale e popolare non esattamente famoso per la sua bellezza e non molto conosciuto. Differentemente dal Pigneto e dal quartiere Ostiense non ha sviluppato una movida serale che possa farne centro di attrattiva ma si sta facendo conoscere per un importante piano di riqualificazione attuato negli ultimi mesi.

Si tratta del progetto San.Ba che ha coinvolto cittadini del quartiere e giovani artisti di street art in opere di design urbano allo scopo di dare un nuovo volto e nuova vita ad aree in disuso del quartiere. Il leccese Agostino Iacurci e lo spagnolo Liqen, consultandosi con gli abitanti della zona molto attivi e partecipi, hanno realizzato quattro giganteschi e bellissimi murales su facciate di edifici resi disponibili dall’Ater e che adesso grazie a loro esplodono di colori.

san basilio

Nella riqualificazione del quartiere sono stati coinvolti anche gli alunni di tre scuole della zona: i bambini della scuola elementare Gandhi hanno realizzato un murales tridimensionale di pensieri in via Fabriano, nella piazza vicino al circolo bocciofilo SanBasilio gli studenti della scuola superiore Von Neumann hanno realizzato in legno una stazione immaginaria della metropolitana (il quartiere non è ancora ben collegato dai mezzi pubblici) e i ragazzi della scuola media hanno tappezzato il quartiere con locandine artistiche create durante un corso di serigrafia.

Ma quando inizia la storia di San Basilio? Il quartiere è nato negli anni Trenta-Quaranta ed ha avuto un forte sviluppo negli anni successivi alla seconda guerra mondiale con la realizzazione degli edifici dell’Unnra (organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite). Negli anni cinquanta fu realizzata la parrocchia di San Cleto e l’omonima borgata su lottizzazione abusiva in cui possiamo trovare i ruderi della Torre del Coazzo, un insediamento monastico del duecento sorto sui resti di un’antica villa romana. Sempre negli anni Cinquanta sorse la borgatella Tidei su lottizzazione abusiva e negli anni Ottanta l’area della Torraccia.

San Basilio ospita anche luoghi di interesse storico-artistico. Il Casale di San Basilio è un edificio risalente al XIII/XIV secolo: si tratta di una villa con atrio rettangolare e giardino contornato da portico in cui tutto intorno c’erano varie stanze anche ricche di mosaici. Troviamo poi la villa romana di San Cleto risalente ad età tardo repubblicana – inizio età imperiale. La Villa romana di via Pollenza risalente al periodo imperiale è stata in parte distrutta, i locali sopravvissuti risalgono al I secolo e si presentano in tufo e pavimenti bicromatici a mosaico. Di storia più recente c’è anche il Casale Scorticabove, realizzato nel XX secolo.

San Basilio è quindi un quartiere tra storia e rinnovamento artistico che, seppur periferico, meriterebbe più attenzione di quella che gli è stata riservata finora. Che ne dite di una breve passeggiata nella street art?

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La street art emergente nel quartiere Ostiense

L’Ostiense è un quartiere storico di Roma nato nei primi anni del Novecento come zona industriale di cui riporta ancora qualche antica traccia come il Gazometro, i capannoni, i magazzini generali e la Centrale Montemartini recentemente riconvertita a spazio museale. Fino a poco fa non era generalmente una zona meta di tour o passeggiate tranne per la sua vicinanza con Garbatella e Testaccio e per la presenza di tanti locali notturni.

Negli ultimi anni però la zona sta vivendo una grande fase di cambiamento, innovazione e fermento culturale: è stato costruito il modernissimo ponte delle scienze che collega i due quartieri di Ostiense e Garbatella ed inoltre molti palazzi si stanno colorando delle splendide opere di street-art realizzate da giovani e bravissimi artisti italiani e stranieri per riqualificare la zona.

Se amate questa forma d’arte contemporanea e o siete semplicemente persone curiose potete fare un piccolo giro alla scoperta della street-art che sta fiorendo ad abbellire e vivacizzare vecchi edifici del quartiere Ostiense. Vi va? Vi sembrerà di stare a Brooklyn, Miami, Berlino o Londra più che nella cara vecchia Capitale.

Possiamo partire da via delle Conce in cui troviamo un murales realizzato dall’artista brasiliano Herbert Baglione: un muro nero su cui si stagliano figure maschili e femminili bianche immerse nell’acqua e dalla cui mente fuoriesce un grande caos di idee e pensieri. Sull’altro lato della strada c’è il locale Rising love: qui troviamo una porta rossa di ingresso che tutto intorno è stata decorata dagli artisti “Lex&Sten” con un mega stencil di figure maschili in bianco e nero.

via delle conce

Dopo il sottopassaggio a via del Porto fluviale angolo via delle Conce l’artista Blu (uno degli street artist più famosi al mondo) ha trasformato drasticamente le pareti di una vecchia caserma dell’Aeronautica oggi occupata. Da palazzo grigio e triste è diventato un edificio coloratissimo su cui sorgono alieni fluo gialli, verdi, rosa, blu con finestre al posto degli occhi. Una vera bellezza. Sempre ad opera di Blu sono state realizzate le auto gialle incatenate a decorare la facciata del palazzo Alexis, centro sociale su via Ostiense 124 attualmente occupato.

In via del porto Fluviale Agostino Iacurci in occasione del Outdoor festival 2001 ha realizzato l’opera chiamata “il nuotatore”, sulla facciata della Pescheria Ostiense. Questa si è trasformata in una vasca a cielo aperto in cui un nuotatore con costume, occhialetti e cuffia rossa si muove in un mare di pesci volanti.

street-art-ostiense
In via dei Magazzini generali troviamo uno di fronte all’altro due murales dai colori opposti. Uno è “The wall of fame”, un muro tutto rosso lungo 60 metri in cui l’artista JB Rock ha dipinto i suoi idoli in un ordine alfabetico che va da Dante a Zorro. Ci sono tra gli altri Obama, Frida Khalo e Yuri Gagarin. Sul palazzo di fronte invece si staglia l’opera “The Black and white power” realizzata da Lex&Sten: una galleria di grandi ritratti di gente comune in bianco e nero su fondo blu elettrico.

Lasciatevi guidare dall’istinto alla scoperta della street art in fermento di Roma. Ci sono tanti altri murales in giro e sta nascendo una nuova inaspettata capitale underground che potrebbe piacerci oltre che stupirci.

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Lo stadio Olimpico, uno dei simboli moderni di Roma

Che si sia tifosi di calcio oppure no è impossibile non conoscere o non aver mai visto lo stadio di Roma. Lo stadio Olimpico, all’interno del Foro Italico e situato nel quartiere Trionfale, caratterizza il paesaggio della città ed è centro di grandi eventi importanti nella vita della Capitale. Dalle partite di Roma e Lazio, alle partite di rugby, all’atletica leggera fino a concerti di grandi artisti durante la stagione estiva. Per un motivo o per l’altro, trombette alla mano o no, ci siete stati tutti almeno una volta, giusto? Oppure bisogna rimediare!

Lo stadio Olimpico è il secondo stadio più grande d’Italia dopo il Meazza di Milano e la sua costruzione risale agli anni Trenta, durante il periodo fascista. L’inizio dei lavori per la sua realizzazione infatti è datato 1927 su progetto dell’architetto Enrico Del Debbio nell’ambito della Città dello sport chiamata Foro Mussolini e rinominata poi Foro Italico dopo la seconda guerra mondiale. I lavori però non sono stati semplici e lineari e la sua costruzione ha attraversato in sintesi tre fasi.

stadio olimpico

La fase iniziale è quella dello stadio dei Cipressi inaugurato nel 1932, composto solo dal primo anello e da terrazze erbose senza opere murarie. Dopo varie vicissitudini tra cui l’interruzione per il secondo conflitto mondiale venne nuovamente riaperto il cantiere per completare l’opera affidandolo all’ingegnere Carlo Roccatelli e all’architetto Cesare Valle. L’opera fu però portata a termine da Annibale Vitellozzi ed inaugurata nel 1953 con la partita di calcio Italia-Ungheria e la tappa Napoli-Roma del giro d’Italia. Lo stadio fu chiamato Stadio dei centomila ed il motivo è facilmente intuibile: la capienza dei posti per gli spettatori. Come si è arrivati invece all’odierno stadio Olimpico?

Lo Stadio Olimpico fu così denominato in occasione dei Giochi Olimpici del 1960 che furono ospitati all’interno della struttura. L’Olimpico aveva una capienza di 65000 posti ed una bassa elevazione da terra che gli conferiva un aspetto visivo molto piacevole ma, come piccola pecca, non prevedeva coperture per le gradinate e presentava un’eccessiva lontananza delle curve dal campo da gioco.

Quella che più o meno ci ricordiamo tutti è la ristrutturazione effettuata per i Mondiali di calcio del 1990. L’impianto fu demolito quasi totalmente e ricostruito in cemento armato, le curve furono avvicinate al campo di parecchi metri, furono aggiunte gradinate, tutti i settori sono stati coperti con una tensostruttura bianca, sono stati installati due maxischermi all’interno delle curve e seggiolini senza schienale in plastica azzurra. Lo stadio Olimpico è quindi diventato uno stadio più moderno e funzionale, sede di tanti eventi clou per la vita di Roma e dei romani (ma non solo).

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Luneur, il lunapark di Roma dai mille ricordi

Quanti sabato pomeriggio con gli amici del liceo o domeniche in famiglia da bambini trascorsi al Luneur! E che “nostalgia canaglia” ora che da qualche anno è stato dichiarato chiuso. La casa dell’orrore, il bruco mela, le montagne russe un po’ spaventose ma accessibili, la celebre ruota panoramica che caratterizzava lo skyline di Roma, le bancarelle che vendono ogni tipo di dolciume, il fascino retrò, decadente e magico della struttura e le prove di coraggio a cui ci ha sottoposto. Tutto questo non c’è più e non si sa se tornerà (forse nel 2015) ma comunque in un’altra forma. Per chi non sapesse cos’è diciamo subito che stiamo parlando di un grande luna park, lo storico parco di divertimenti di Roma (in via delle Tre Fontane), uno dei più grandi d’Europa ed il più antico d’Italia. Fu infatti realizzato nel 1953 nel quartiere dell’Eur da cui prende il nome.

Negli anni ’80 e ’90 ha vissuto il suo periodo d’oro. È stato un’attrazione di punta e di gran moda per i giovani e le famiglie romane e quindi fonte di tantissimi ricordi per coloro che lo hanno vissuto. Il Lunapark di Roma per ben 55 anni non si può mica dimenticare facilmente! La sua definitiva chiusura ad aprile 2008 è stata infatti vissuta tristemente dai romani e con varie proteste da parte dei tanti lavoratori del parco.

luneur
Da Luna park in cui si pagava un biglietto per ogni singola attrazione scelta si era trasformato nel 2007 scegliendo di adottare la soluzione del biglietto unico per l’ingresso. Il tentativo era quello di risollevarne le sorti dopo un periodo di crisi ma evidentemente non ha avuto successo. Tutto cambia, nascondo nuove mode e nuove abitudini e anche lo storico parco purtroppo ne ha risentito.

Vi ricordate quali erano le attrazioni principali? Quella più amata dai bambini più piccoli e un po’ timorosi era sicuramente Nessie, il mostro di Lochness: un family coaster in cui il treno con i seggiolini era rappresentato da un serpente marino che faceva un giretto tranquillo intorno ad un laghetto artificiale. Un’altra attrazione adatta anche a bambini paurosi ma comunque di gran fascino era il treno delle miniere, un vagoncino che viaggiava all’interno di una miniera in cui si incontravano nanetti di Biancaneve, minatori e vari altri personaggi di ispirazione Disney.

C’erano poi le leggendarie montagne russe, chiamate Himalaya, presenti nel parco fin dal 1968 e che hanno sfidato il coraggio di molti di noi. Varie case più o meno dell’orrore da percorrere a piedi o su seggiolini, castelli, il galeone dei pirati e varie attrazioni “frulla-stomaco” completavano l’affascinante quadro di cui i romani hanno un’inevitabile nostalgia.

ruota panoramica roma

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L’Aventino: le chiese, il roseto e il Giardino degli Aranci

Quella di cui vogliamo parlare è una delle zone più suggestive, romantiche ed affascinanti di Roma, anche se è difficile stilare una classifica nella città eterna con tutte le sue meraviglie. Si tratta dell’Aventino, uno dei sette colli di Roma, ed in particolare della passeggiata che iniziando dal roseto comunale ci conduce a scoprire chiese medievali e lo splendido Giardino degli Aranci col suo panorama mozzafiato, fino ad arrivare a piazza dei Cavalieri di Malta. La piazza realizzata da Giovanni Battista Piranesi ci permette di sbirciare dal buco della serratura e vedere San Pietro che svetta all’orizzonte. È impossibile non trovare la porta e comunque ve ne accorgerete dalla fila di turisti che vogliano godersi lo spettacolo della basilica che sembra stare proprio di fronte a voi.

Ma andiamo con ordine. Siete mai stati al roseto in primavera? È l’unica stagione in cui è aperto, per ovvie ragioni, ma è un vero peccato farsi scappare l’occasione di visitarlo ed ammirare i tantissimi tipi di rose provenienti da tutto il mondo e di tutti i colori che possano venire in mente. A maggio-giugno è un autentico splendore, segnatelo in agenda.

Dopo aver visitato il roseto comunale bando alla macchina e proseguite a piedi per godere a pieno la bellezza della zona, ricca tra l’altro di palazzine e villette eleganti, signorili e tranquille: un vero paradiso. Nel percorso incontrerete tantissime chiese di grande pregio. Troviamo la Basilica di Santa Sabina: risalente al V secolo e costruita sulle rovine della casa romana della matrona Sabina, la chiesa paleocristiana ha subito nei secoli varie modifiche tra le quali nel Cinquecento e Seicento ad opera di Domenico Fontana e Francesco Borromini. C’è poi la Basilica dei santi Bonifacio e Alessio: fu costruita tra il III e il IV secolo e dell’epoca antica mantiene come testimonianza solo un campanile romanico, la cripta e un portico medievale mentre le successive modifiche sono settecentesche. Infine Santa Prisca, più piccola delle due chiese precedenti fu edificata nel V secolo e racchiude al suo interno un mitreo scoperto recentemente e risalente al II secolo.

Come non fare tappa al Giardino degli Aranci per una sosta rilassante? Il parco Savello (questo il suo nome autentico) fu costruito nel 1932 ad opera dell’architetto Raffaele De Vico, è un giardino simmetrico non troppo grande, circondato da mura medievali di un antico castello della famiglia Savelli. Il giardino tranquillo e ricco di verde vede il suo punto di forza nella vista spettacolare che si gode dalla sue terrazza. Un panorama bellissimo che va dall’ansa del Tevere alla Basilica di San Pietro. L’Aventino con tutte le sue meraviglie vi aspetta.

giardino degli aranci