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Perchè si riproducono le muffe

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Spesso quando diciamo ad un cliente che quella macchia all’angolo del soffitto non è umidità ma sono muffe, si offende e sbraita che a casa sua sono puliti e che siamo noi, tecnici, a non saper riconoscere una infiltrazione di acqua. In vero, qualunque tecnico preparato riconosce senza tema di errore la differenza tra una macchia dovuta ad infiltrazione ed un’area infestata dalle muffe, e queste non sono, quasi mai,
segno di scarsa pulizia.

Le muffe sono spore che comunemente fanno parte dell’aria che respiriamo come tanti altri milioni di batteri, di virus, di bacilli, ecc. Vagano senza meta trasportati dal vento, entrano ed escono dalle nostre case senza che ce ne rendiamo conto, se non quando si impiantano, prolificano e si manifestano, sotto forma di alone nerastro su un angolo di casa.
Immaginiamole (in fondo lo sono) come dei piccolissimi funghi visibili solo al microscopio, che in condizioni di normale umidità restano inattivi e incapaci a riprodursi. Invece, proprio come quei parenti più grandi che tanto ci piacciono alla brace o nel sugo delle fettuccine, si nutrono e crescono in ambiente particolarmente umido.

Nelle nostre case esistono tre ambienti particolarmente e rischio muffe e sono, il bagno, la cucina, le stanze da letto. Mentre le prime due sembrerebbero scontate, visto il fatto che sono luoghi deputati alla produzione di umidità (sopratutto nel periodo invernale) con docce bollenti che nulla hanno da invidiare alle più accreditate saune svedesi, o con pentole sbuffanti, per non parlare di quanta umidità produce una pizza napoletana o un arrosto con patate che si cuociono (e si asciugano) al forno. Il luogo più impensabile ed impensato è invece la stanza da letto, ma se ci dormo solo come fa ad essere umida Il punto è proprio questo! Due persone che dormono tranquillamente … (ho detto tranquillamente!!!), in otto ore di sonno producono con il loro respirare umidità equivalente a 45 centilitri, ovvero, quasi un litro di acqua, che rilasciano nell’aria della stanza, la quale d’inverno è sempre ben chiusa.
Figuriamoci se non dormono tranquillamente!

Va da sé che se al termine delle nostre attività casalinghe come lavarsi, cucinare, dormire … non si aprono le finestre per permettere un totale quanto rapido ricambio dell’aria ambiente, quella umidità prodotta dalle comuni faccende, resta imprigionata all’interno delle nostre mura e, con il tempo e con altra umidità prodotta da altre attività, aumenta la propria concentrazione.

In condizioni di pareti umide, quindi, si favorisce il processo di attecchimento delle spore di muffa, le quali trovano la situazione ideale per moltiplicarsi.
Nutrendosi delle sostanze presenti sulle pareti, e ce ne sono tante a cominciare dalle stesse tinte, ai grassi, ecc., e sopratutto nutrendosi della stessa umidità condensata, si riproducono con un processo moltiplicativo al raddoppio, proprio come le cellule umane. Da una diventano due, poi quattro, otto, sedici, trentadue, sessantaquattro, ecc. E’ evidente che data la loro piccolissima dimensione l’occhio umano non le percepisce fintanto che non diventano milioni e per arrivare a ciò, di norma, occorrono dai due ai tre anni, tranne casi ambientali particolarmente favorevoli che possano accelerare il processo. Quando diventano visibili, appaiono come macchiette circolari nerastre e il centro di ognuna di esse indica il punto dove ha attecchito a suo tempo una spora.
Da quando diventano visibili il progresso evolutivo, per quel fenomeno del raddoppio,  diventa sempre più rapido (un conto che da una si passi a due, altro è che da un milione si passi con un raddoppio a due milioni) e con esso la loro visibilità.

Non è detto che la propria espansione sia in forma circolare, anzi, di norma segue una forma che indica la zona fredda (ponte termico) della parete o del soffitto, poiché è sempre in corrispondenza di queste zone che si condensa l’umidità ambiente, senza la quale le muffe non sopravvivrebbero, come travi in cemento o pilastri armato, travetti del solaio se siamo all’attico. Ma possono svilupparsi anche dietro armadi, magari se la parete è esposta a Nord, poiché in queste zone la circolazione dell’aria è estremamente difficoltosa e quell’aria umida tende a restare ferma tra l’armadio e il muro, anche in caso di normale ventilazione dell’ambiente.

 

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