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Palazzine a confronto

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

I progetti recensiti si trovano a Roma, in due differenti “Piani di Zona”, uno degli strumenti attuativi mediante i quali il Comune di Roma realizza l’edilizia convenzionata e agevolata (L. n. 865/71). Sono ubicati in posizione diametralmente opposta, ma ambedue vicinissimi al Grande Raccordo Anulare: Selva Nera (Nord-ovest) e Tor Pagnotta (Sud).
Entrambi sono stati commissionati da cooperative edilizie, e pertanto il budget consegue i normali limiti dell’edilizia economica e popolare.
La pianificazione urbanistica delineava già i “fili fissi” dei futuri fabbricati, indicando quindi anche la tipologia degli edifici e delle loro aggregazioni.

Dal punto di vista della volumetria edificabile, i due progetti partivano da premesse quantitative molto differenti: a Tor Pagnotta infatti, il volume era decisamente scarso per “riempire” i fili fissi e l’altezza imposti dalla pianificazione di massima; a Selva Nera viceversa, tutto il volume doveva essere “costretto” in un quadrato di 16 metri di lato, e di cinque piani fuori terra. Tra i due tuttavia, l’insediamento di Selva Nera consentiva distacchi piuttosto ampi e permetteva di interpretare l’edifico come elemento isolato sul lotto.
Questo aspetto dei vincoli progettuali si evidenzia nella lettura della dislocazione dei vari sottoelementi architettonici. Infatti, mentre a Tor Pagnotta i volumi tendono a rastremare sensibilmente, a Selva Nera gli arretramenti sono compensati da aggetti.

Le due palazzine hanno uno schema distributivo analogo: il corpo scala posto sull’asse dell’edificio disimpegna due alloggi per piano. L’impianto è simmetrico, e tale simmetria è proiettata sui due prospetti anteriore e posteriore. In entrambi i progetti, gli ultimi piani sono caratterizzati dalla presenza della loggia centrale, che sottolinea la differenza distributiva rispetto agli altri piani.
Mentre a Tor Pagnotta la composizione è incentrata sulle soluzioni delle due facciate, e i volumi sono trattati come sottrazioni o aggiunte rispetto all’ideale asse ortogonale alle facciate stesse, a Selva Nera l’edificio è pensato come un unico elemento volumetrico, un oggetto unitario in cui le facciate non vengono percepite ciascuna per sé, ma in quanto facenti parte appunto di una unità, scomposta in vari sottoelementi: il semiottagono centrale e i due corpi laterali, ulteriormente svuotati dai balconi dei due piani centrali.

A Tor Pagnotta, la composizione delle facciate non risente della posizione di aderenza con la palazzina adiacente, peraltro ideata da altro progettista. L’intero edificio nasce dalla composizione di due sole facciate: anche Il prospetto del terzo lato libero, infatti, avrebbe potuto essere completamente cieco come appunto quello aderente, senza nulla togliere agli alloggi, e nel pieno rispetto delle normative.
L’ingresso è evidenziato e coperto dall’aggetto del volume soprastante, che in questo caso contiene le cucine e, all’ultimo piano, una loggia.

A Selva Nera, Il grande volume semi-ottagonale aggettante contiene gli ambienti soggiorno e, all’ultimo piano, una loggia. Questo volume rappresenta senz’altro l’elemento preminente della facciata principale; al piano terra si comprime assialmente, generando un volume ridotto che forma l’androne di accesso all’edificio.
I due edifici hanno quindi soluzioni impostate sulle parti centrali aggettanti sull’androne, accentuando il tema compositivo costruito sul rapporto tra la concavità del basamento e la convessità dei piani superiori, la quale è imperniata appunto sull’elemento centrale sempre in aggetto, e coronato dalle logge sovrastate dai volumi tecnici in forma di altana.

I volumi così delineati esprimono il loro contenuto planimetrico non solo attraverso il cambio di materiale del rivestimento di facciata, ma soprattutto attraverso la articolazione per parti delle loro masse. L’uso di soluzioni volumetriche “concluse” è infatti anche indizio dell’ascendenza classicistica dei progetti.
Secondo il Piano Regolatore del 1909, che rappresentò la sistematizzazione di alcune tipologie, l’edificio di Selva Nera sarebbe stato classificato come un “villino” (4-5 piani fuori terra, almeno 4 metri di distacco dalla strada, superficie coperta 1/5 del terreno, dislocazione puntiforme nel lotto). Viceversa, l’intervento di Tor Pagnotta è di fatto un edificio in linea, anche se ricade maggiormente nel solco della “palazzina”, così come ereditata direttamente dal Piano Regolatore post-bellico, con le sue numerose varianti.

 

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