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Il restauro di Palazzo Rospigliosi

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Antico palazzo ducale, caduto nell’oblio del tempo, Palazzo Rospigliosi da molto ormai non faceva più bella mostra di sé. Ad aggravare la situazione erano intervenuti anche i terremoti del 1883 e del 1899, ma soprattutto quello violentissimo del 1915 che indusse l’allora responsabile a chiedere urgenti lavori di restauro alla Soprintendenza dell’epoca.
Lo stato in cui era ridotto il palazzo era tanto grave da riguardare ogni sua parte: i muri perimetrali delle ali, infatti, avevano subito degli spostamenti tali, da provocare lesioni a volte e soffitti, oltre che il distaccamento di porzioni pavimentali. La situazione era così seria da aver indotto l’ipotesi di abbattere il secondo piano delle ali (lavoro però mai effettivamente realizzato). A tutto ciò si debbono sommare gli inevitabili danni provocati dal succedersi di due guerre mondiali e i crolli avvenuti nel 1960, che resero necessario lo sgombero di alcuni locali.
Finalmente un progetto in due fasi sotto la direzione dello scrivente sta lentamente riportando agli antichi splendori non solo il palazzo stesso ma, con esso, l’insieme architettonico della cittadina di Zagarolo.

Diciamo in due fasi, poiché come è visibile dalle foto, le due ali del complesso hanno seguito tempi e finalità diverse. Mentre nella prima, già oggi completata e ristrutturata, ha trovato splendido alloggiamento uno dei più grandi musei del giocattolo d’Europa, oltre alla biblioteca comunale, nell’altra, di futura sistemazione, troverà sede una importante università americana, interessata ad aprirvi un moderno centro studi per master post universitari in economia e psicologia.

L’INTERVENTO DI RESTAURO
Il restauro dell’edificio è stato pensato, ove possibile, fortemente conservativo, al fine di non alterare l’equilibrio tra ciò che è autenticamente e anticamente Palazzo Rospigliosi e tutti quegli interventi che nel corso dei secoli lo hanno modellato architettonicamente e lo rendono l’edificio che oggi si presenta ai nostri occhi.
Sia dal punto di vista strutturale, che da quello distributivo, la storia ha tramandato memoria di varie fasi di intervento, che, laddove significative, è nostra convinzione rispettare, dato che esse sono da ritenersi testimonianze della mentalità e della metodologia, sia architettoniche che di vita abitativa del passato. In particolare, sono stati ritrovati resti murari inglobati nel piano di fondazione dell’Ala Ovest, che devono essere riferiti ad una fase costruttiva precedente a quella seicentesca.
Per quanto riguarda, invece, le modificazioni grossolane, adottate specialmente nel recente passato, è nostra intenzione porre rimedio, restituendo l’immagine storica del Palazzo. Esempio calzante è sicuramente incarnato dalle condizioni in cui si presentano le coperture, che, negli ambienti più importanti, subirono una forte trasformazione all’inizio del ‘900: dove, insistevano delle coperture lignee a padiglione (ala Est e Ovest) e a doppia falda (mastio centrale), vennero realizzate coperture piane in laterocemento (ala Ovest e mastio) e acciaio-laterizio (ala Est).

La trasformazione, o meglio la restituzione, delle coperture è stata già completata nell’Ala Est. A tal proposito, molto importante è stata la ricerca storica, in quanto ha potuto determinare in maniera abbastanza precisa le dimensioni e la definizione estetica dei materiali da utilizzare, interni ed esterni, del corpo di fabbrica.
Nel suo insieme il progetto conservativo dovrà essere più propriamente definito, in alcuni casi, di ripristino parziale. Qui si impone la necessaria comprensione del concetto di “riuso”, del fatto che ormai i palazzi patrizi, come questo, non possono più mantenere la loro destinazione d’uso originaria, per lo più residenziale e di rappresentanza, e di conseguenza il loro recupero oggi deve passare attraverso una trasformazione che conferisca loro, oltre che l’antico splendore, anche destinazioni consone alla loro importanza, ma nell’ottica delle esigenze pubbliche, perché restituire alla collettività un monumento tanto importante significa anche storicizzarne la bellezza, rendendolo attuale e fruibile. Va infatti ricordato che il successo di un restauro si fonda oltre che sulla capacità di mantenere l’aspetto originario dell’edificio grazie a sensate operazioni lavorative e tecnologiche, anche sulla necessaria sensibilità nell’adottare una strategia distributiva e di riuso intelligente.
Ovviamente il mutamento delle destinazioni comporta alcune modifiche di distribuzione come l’inserimento di nuovi percorsi verticali e nuove tecnologie impiantistiche.

Infine ci si è posti il problema del riconoscimento dell’identità dell’edificio in relazione alla sua consistenza materiale e storica, al fine di ottenere una futura fruibilità dell’edificio stesso legata a criteri di longevità conservativa.
Si è partiti così dal concetto che la durabilità dei materiali e un appropriato restauro passano per dei fattori imprescindibili come l’utilizzo corretto e la scelta qualitativa dei materiali da impiegare; la qualità delle operazioni di restauro che comunque vengono messe in gioco dalle mutazioni nel tempo della loro struttura chimica e fisica, anche a causa di fattori climatici e ambientali. Questo ha portato alla scelta di materiali primari come la pietra e le sue strutture, il ferro, il legno e le sue essenze. Allo stesso modo si è operato per gli impianti.

 

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