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Le case italiane consumano troppa energia

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - 1 Commento

I consumi energetici e ambientali delle abitazioni
I criteri costruttivi ed i materiali impiegati in Italia dagli anni ’60 in avanti per edificare le case, non hanno tenuto in alcuna considerazione l’efficienza energetica degli edifici che si andavano costruendo e il risultato è che la maggior parte delle case italiane consumano troppa energia: nel Nord Italia il consumo energetico medio è attorno ai 200 kWh/(mq*anno), mentre quello delle case del Centro Sud si attesta intorno a 150 kWh/(mq*anno).

Le famiglie pagano questa inefficienza con una bolletta energetica molto elevata, che ammonterebbe, per il riscaldamento invernale ed il condizionamento estivo, a circa  1.500 – 2.000 euro (fonte Adiconsum).  Sfortunatamente il prezzo che paghiamo per vivere bene nelle nostre abitazioni non è solo economico. Infatti in Italia le emissioni di CO2 sono aumentate di circa il 5% quando invece si sarebbe dovuto ridurle del 6,5% rispetto ai valori del 1990 (Protocollo di K’yoto, 1996) .

Già questa, evidentemente, è un’ottima ragione per risparmiare energia, ma non è l’unica. Vi sono anche fattori geopolitici di enorme importanza, che emergono con inequivocabile chiarezza proprio in questi mesi in cui si è tornato a parlare di un conflitto nel Medio Oriente. Sul fatto che all’origine di queste tensioni vi sia principalmente la dipendenza dei paesi industrializzati dalle risorse petrolifere concentrate in questa parte del mondo, penso si possano nutrire pochi dubbi.

Le grandi potenzialità da sfruttare
Quando parliamo di risparmio energetico, il primo e principale capitale da sfruttare è proprio l’energia che oggi viene inutilmente sprecata.
Le prospettive per raggiungere l’obiettivo di una progressiva autosufficienza energetica esistono e proprio nel settore dell’edilizia abitativa ci sono grandi possibilità.
Se la gran parte del danno ormai è stato fatto e non sono pensabili interventi su larga scala di ricostruzione del patrimonio edilizio, tuttavia alcune linee di azione sono oggi possibili ed economicamente convenienti: ovvero è possibile migliorare significativamente l’efficienza energetica di edifici esistenti con opportuni interventi.

La Certificazione Energetica degli edifici
Ognuno di noi conosce, più o meno, il consumo della propria autovettura, 5 litri, 8 litri, 10 litri per 100 km. Dell’edificio in cui viviamo nessuno è in grado di dare una informazione sul consumo effettivo.
Per questo motivo si pensa di introdurre l’obbligo di costruire pensando al risparmio energetico. L’ obiettivo è il controllo della qualità energetica di un edificio. Il problema poi diviene una questione di comunicazione e di condivisione delle conoscenze. Viviamo in un mondo altamente “specializzato”, dove il committente della costruzione di un edificio si deve affidare alle conoscenze di un esperto.

Quest’ultimo le applica lavorando nel modo che gli è stato insegnato e finendo così per applicare un certo standard, soprattutto in materia di soluzioni impiantistiche. L’utente, ovvero il soggetto maggiormente interessato e che in questo edificio vivrà probabilmente per decenni, non può inserirsi in una discussione specialistica; non sa nulla di coefficienti, di energia passiva solare. L’unica cosa che sa, è ciò che apprende per esperienza diretta dopo il primo inverno passato nella nuova casa, ovvero quando gli arriva il “conto” delle spese energetiche e che contiene quasi sempre delle spiacevoli sorprese.
La Comunità Europea ha introdotto una classificazione per gli elettrodomestici estremamente chiara. Anche chi non è del settore capisce che una classe “A” (o il colore verde rispetto al rosso) è sempre buona, e che più si va verso il basso, tanto peggiore è la qualità. Applicare questo metodo al settore edilizio significa analizzare il bilancio energetico dell’edificio. Con questo strumento possiamo individuare i fattori negativi e quelli positivi e capire come e dove intervenire.
Si tratta perciò di un sorta di passaporto dell’edificio  in cui i dati, che si riferiscono al risparmio energetico, vengono sintetizzati in una semplice tabella di facile lettura.

Conclusioni
Alla luce di queste considerazioni si possono accennare ad alcune possibili linee di azione per modificare la situazione. In primo luogo va programmata un massiccia azione per modificare la cultura prevalente nei consumatori nell’acquisto/affitto dell’abitazione: occorre integrare il criterio che privilegia la scelta della casa in funzione del suo aspetto estetico e funzionale, con un’attenzione per il consumo energetico della stessa.
In secondo luogo, le Amministrazioni Locali dovrebbero vincolare le nuove costruzioni e le ristrutturazioni degli edifici esistenti al rispetto di norme più restrittive in materia di consumo energetico ed all’impiego delle migliori tecnologie/materiali disponibili.
E fortunatamente esempi in questo senso sono già numerosi.

 

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Un commento


  • Marco

    Da mio punto di vista si può operare su due binari: Il primo è quello di incentivare l’acquisto di case bioclimatiche. Le case clima sono un ottimo esempio di risposta al crescente bisogno di diminuzione dell’impatto ambientale e dei consumi. La seconda strada vede invece le ristrutturazioni. Dovendo ristrutturare casa e non potendo permettermene una nuova ho iniziato dagli infissi. Ho cercato un pò su internet finestre a risparmio energetico ed ho trovato una soluzione di “finestra in alluminio dinamica” c’è anche un video su youtube per chi volesse vedere applicata la funzionalità. Fatto sta che questa soluzione permette il riutilizzo dell’aria calda che si forma sui vetri in inverno e la sua espulsione in estate. Se fa anche solo il 50% di ciò che promette è un buon abbattimento energetico e soprattutto nessuna emisione di C02 con riscaldamento e aria condizionata. I valori di trasmittanza sono minori di quelli richiesti dalla legge ed in più ci sono gli incentivi fiscali. Migliorare i consumi è possibile, iniziamo con gli strumenti giusti.

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