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L’Auditorium di Renzo Piano

Roma - Pubblicato da redazione - Nessun commento

Due parole (rivolte a chi eventualmente non lo conoscesse bene) per menzionare il grande Renzo Piano, architetto italiano noto in tutto il mondo e padre dell’Auditorium, l’ultima grandiosa opera architettonica che la città di Roma ha visto fiorire dai tempi della costruzione del Foro Italico e dell’EUR.

Si può dire che anche la nostra città a questo punto può vantare una grande realizzazione di questo architetto che ha ottenuto riconoscimenti internazionali, universitari e quelli in concorsi nazionali e mondiali. Gli sono state dedicate mostre in Europa, negli Stati Uniti d’America, in Giappone e in Australia. Sbalorditiva è poi la sequenza di opere prestigiose realizzate nelle città italiane ed estere al punto che ci chiediamo quale possa essere il segreto di questo uomo nato a Genova nel 1937. Sicuramente la sua fama è legata alla capacità di portare nel suo lavoro concetti innovativi, uniti all’uso mirato di materiali e tecnologie all’avanguardia, tuttavia non bisogna pensare che le sue opere siano avulse dal vissuto dell’umanità, lui stesso dice del suo mestiere: “Quello dell’architetto è un mestiere antico come cacciare, pescare, coltivare ed esplorare. Dopo la ricerca del cibo viene la ricerca della dimora. Ad un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi offerti dalla natura, è diventato architetto” e poi dice: “Personalmente trovo che la mia voglia di esplorare sentieri non battuti vada perfettamente d’accordo con la mia riconoscenza nei confronti della tradizione. Forse questo è un tratto europeo, forse è specificatamente italiano. Certamente è l’eredità di una cultura umanista”.

Nato dal nulla? No. E’ nato in una famiglia di imprenditori edili e dopo la laurea, ha effettuato esperienze presso gli architetti affermati degli anni sessanta, ha iniziato quindi un lavoro di sperimentazione con esiti originali, dedicandosi allo sviluppo di strutture spaziali a guscio, riproposte pure nell’Auditorium di Roma. E’ degli anni settanta il suo progetto più discusso affidatogli a Parigi da Georges Pompidou, si tratta del palazzo dell’arte contemporanea, che Renzo Piano realizzò con un impianto architettonico innovativo, utilizzando materiali inusuali, tanto più se si considera che il museo si trova nel cuore della capitale francese, tra palazzi d’epoca. Il centro suscitò un fiume di commenti sia in positivo, che in negativo e Renzo Piano divenne famoso anche tra i non addetti ai lavori tecnici. Sicuramente ormai da lui ci si aspetta l’originalità!

auditorium

La villa romana sotto l’Auditorium

Quando si mette mano a qualche opera edile, a Roma si è terrorizzati di scoprire nel sottosuolo l’immancabile lembo di muro o qualche “coccetto”, che inevitabilmente ferma i lavori di sbancamento, ma nel nostro caso l’importanza dei reperti archeologici ha comportato addirittura il riassetto del progetto di Renzo Piano. Si tratta di una scoperta di notevole valore storico-topografico, in quanto è andata a colmare in parte l’ignoranza sulle strutture agrarie dei Romani, nella zona territoriale intorno alla città. La fattoria riemersa durante gli scavi, vide la luce nel VI sec. a.C. e per tipologia appartiene ad un modello ben noto di ville che si diffusero in area centro italica a partire dall’età tardo repubblicana, quindi ciò che ha meravigliato gli studiosi è l’averla trovata in sito in un’epoca così precoce, praticamente una rarità.

Contraddistinta da ampia corte centrale, dotata di forno, di pozzo e di torchio oleario, è stata realizzata con una tecnica edilizia elementare: materiale tufaceo deperibile e pavimenti in semplice terra battuta, Con il passare dei secoli i muri (planimetria in viola) realizzati in opera quadrata, molto più solidi e più impegnativi da eseguire, parlano dell’abilità edilizia romana applicata non solo per le grandi opere pubbliche, ma anche per la costruzione delle case rurali. Con il passare del tempo la disposizione originaria degli ambienti venne radicalmente rinnovata (marrone): si fece più marcata la separazione tra la zona residenziale del padrone (pavimentata in signino, un primitivo stadio di mosaico) e quella di servizio dove lavoravano e vivevano i contadini-schiavi.

Continuò ad essere abitata fino al II sec. d.C. e come segno dell’instabilità dei confini romani, l’intero perimetro della villa venne cinto da un muro, che la separava dai campi coltivati. Si tratta del normale passaggio dell’abitazione rurale autosufficiente al castello medioevale, dotato di mura per meglio proteggersi dall’assalto nemico. Ma nel nostro caso i muri rasati ad una stessa quota fanno supporre una distruzione intenzionale.

Insomma un reperto importante che si è voluto portare alla luce, come raccordo tra passato e presente: un tempo fattoria, oggi Parco della Musica.

 

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