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Amministratore di condominio e reati tributari

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Per molti anni si sono succedute pronunce della Suprema Corte di Cassazione volte ad interpretare, ai fini penali, l’attività svolta dagli amministratori di condominio.
Nello specifico, si è cercato di comprendere se il tipo di attività ascrivibile all’amministratore di condominio fosse tra quelle che la legge italiana ritiene essere professionali ed assoggettate all’obbligo di tenuta delle scritture contabili e fiscali.
E così, nel tempo, si rilevano varie pronunce, spesso in contrasto tra di loro, della Corte di legittimità che, di volta in volta, prima assimilando l’amministratore di condomini ad un professionista (rientrante, pertanto, nelle previsioni dell’art. 13 D.P.R. 600/73), in altri casi facendo rientrare l’attività dell’amministratore tra i “rapporti di collaborazione coordinata e continuativa” (rientranti nelle previsioni di cui all’art. 49 D.P.R. 597/73), hanno creato confusione ed imbarazzo proprio nelle persone che, asservendo la propria opera alla gestione di un bene comune, non erano messi nella condizione di sapere con certezza quali fossero gli obblighi da rispettare.

Le scritture contabili e fiscali

Per quanto riguarda l’argomento in questione, è accaduto che l’obbligo di tenuta delle scritture contabili sia stato fatto discendere o dalla presenza di “una organizzazione strutturalmente preordinata allo svolgimento dell’attività da espletare” (C. Cass., sez. III penale, 16/1/1998, n. 1954; sez. III, 21/4/1998, n. 6308), o dal mero esercizio abituale dell’attività di amministrare i condomini (C. Cass., sez. III, 14/4/1998, n. 6453) senza, peraltro, ritenere necessaria la gestione o meno di una pluralità di condomini (C. Cass., sez. III, n. 6308, già citata).
Si potrà notare, inoltre, che le sentenze sopra richiamate, nonostante siano provenienti dalla medesima sezione della Corte di legittimità, variano tra di loro circa l’individuazione dei requisiti richiesti per l’assoggettabilità dell’amministratore del condominio all’obbligo di tenuta delle scritture contabili ed I.V.A.
Alle pronunce di cui sopra ha fatto seguito, poi, la sentenza n. 5056 della stessa III sezione della Corte di Cassazione emessa in data 10/3/1999 la quale riprende e supera definitivamente i concetti espressi nelle precedenti occasioni.
Nel provvedimento del 1999 si elencano una serie di condizioni al verificarsi delle quali è fatto obbligo all’amministratore di condomini di istituire e tenere le scritture contabili e fiscali.
E’, pertanto, fatto obbligo di tenuta delle scritture contabili e fiscali nel caso di attività professionale, esercitata con abitualità e retribuzione periodica e con l’approntamento di una struttura organizzata.
Di conseguenza, l’amministratore di condomini che utilizzi “una stanza ben attrezzata, munita di due scrivanie, un fax, una calcolatrice, un armadio contenente il carteggio dei vari condomini, una macchina da scrivere, un computer, una stampante, una linea telefonica e un cellulare” sarà tenuto all’istituzione e tenuta delle scritture contabili prescritte dall’art. 19 D.P.R. 600/73.

Le sanzioni penali

Nella speranza di aver contribuito a chiarire gli obblighi e la natura dell’attività svolta dagli amministratori di condominio, si deve ora delineare la casistica dei reati fiscali conseguenti a detta attività.
In primis, si deve sottolineare che, con l’emanazione del D.L.vo 74/2000, “le condotte di omessa o irregolare tenuta o conservazione delle scritture contabili, già previste come reato dall’art. 1, comma 6, L. 516/82, a seguito dell’abrogazione di tale disposizione, non assumono più, di per sé, alcun rilievo penale, non trovando esse corrispondenza in nessuna delle nuove ipotesi criminose introdotte con il medesimo D.L.vo n. 74/2000 (C. Cass., sez. unite, 13/12/2000, n. 35).
Ciò non toglie, però, che altri reati possano essere commessi anche in correlazione alla tenuta delle scritture contabili e fiscali.
Nello specifico, comunque, l’amministratore di condominio, come ogni altro professionista, può essere soggetto ai reati previsti dal D.L.vo. 74/2000 ed, incorrere, pertanto, nelle sanzioni ivi previste.
Tralasciando di specificare il noto significato di fattura e dichiarazione annuale dei redditi, si deve, di contro, sottolineare, come specificato dalla norma, che il fine di evadere le imposte è comprensivo anche del fine di conseguire indebiti rimborsi o inesistenti crediti d’imposta.
Pertanto (art. 2 D.L.vo 74/2000), risponderà del reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti” (reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni), l’amministratore di condominio che, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, utilizzando fatture o altri documenti attestanti operazioni inesistenti, indica nelle dichiarazioni annuali relative a queste imposte, elementi passivi (e, pertanto, elementi di spesa) inesistenti.
Per la configurabilità del reato sarà, però, necessaria la registrazione delle fatture o dei documenti di cui sopra nelle scritture contabili obbligatorie.
La pena è, invece, da 6 mesi di reclusione a 2 anni se le spese fittizie dichiarate sono inferiori ad € 154.937,07.
Risponderà del reato di “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” (art. 3 D.L.vo 74/2000, reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni) l’amministratore di condominio il quale, ai fini di evasione, mediante una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie, esponga nelle dichiarazioni annuali entrate inferiori al reale o spese insussistenti impedendo l’accertamento dei valori effettivi con mezzi fraudolenti (ad esempio, incassi di somme con assegni non intestati all’effettivo prenditore).

Per questo reato, la punibilità è prevista solo nei casi in cui, congiuntamente:
a)l’imposta evasa è superiore, per taluna delle imposte previste, ad € 77.468,53;
b)l’ammontare delle entrate sottratte all’imposizione, anche in virtù dell’utilizzo di voci di spesa fittizie, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo delle entrate realmente indicate in dichiarazione o, comunque, superiore ad € 1.549.370,70.
L’art. 4 D.L.vo 74/2000 punisce (reclusione da 1 a 3 anni), al di fuori delle previsioni delle norme precedenti, la mera “dichiarazione infedele” (ovvero entrate e/o spese non veritiere) che non trova il suo fondamento in fatture o documenti “falsi” e senza una falsa rappresentazione nelle scritture contabili.
Ovviamente, detta norma sarà applicabile anche a quegli amministratori di condominio che, non rientranti nella sfera dell’attività professionale e strutturata, non sono costretti alla tenuta delle scritture contabili.
Come per il reato di cui all’art. 3 è previsto che la punibilità sia subordinata a che, congiuntamente:
a)l’imposta evasa è superiore, per taluna delle imposte previste, ad € 103.291,38;
b)l’ammontare complessivo delle entrate sottratte al fisco, anche mediante l’indicazione di spese fittizie, è superiore al 10% delle entrate complessive dichiarate o, comunque, superiore ad € 2.065.827,60.
L’ ”omessa dichiarazione” di cui all’art. 5 D.L.vo 74/2000, punisce con la reclusione da 1 a 3 anni la condotta di chi, essendovi obbligato ed al fine di evadere le imposte, non presenti le dichiarazioni annuali.
Condizione di punibilità è che l’imposta evasa sia superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, ad € 77.468,53.
Altre fattispecie di reato previste dal D.L.vo 74/2000 sono l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per consentire a terzi l’evasione delle imposte (art. 8, reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni; reclusione da 6 mesi a 2 anni se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture od altri documenti è inferiore ad € 154.937,07 per periodo di imposta) nonché l’ ”occultamento o distruzione di documenti contabili” anch’essa finalizzata all’evasione delle imposte od a consentire a terzi l’evasione delle imposte in argomento (art. 10 D.L.vo 74/2000).
Sanzione penale (reclusione da 6 mesi a 4 anni) è prevista, poi, nei confronti dell’amministratore di condominio (e, come per il resto della previsioni normative suesposte, nei confronti di chiunque altro) che, per sottrarsi alla procedura di riscossione coattiva delle imposte o delle sanzioni ad esse connesse per un importo superiore ad € 51.645,69, simula la vendita dei propri beni o compie altri atti fraudolenti sugli stessi (fra i quali la distruzione od il depauperamento).

Conclusioni

Il legislatore del 2000, come anche l’attuale con riguardo al reato di falso in bilancio, ha inteso modificare strutturalmente il complesso dei reati tributari previsto fino a quell’epoca dalla L. 516/82.
Fino ad allora, infatti, la normativa in vigore era improntata alla punizione di ipotesi delittuose di mero pericolo così sanzionando condotte che non necessariamente avrebbero determinato un evento di danno.
Nello specifico, secondo la normativa previdente, sarebbe stata sufficiente ai fini della punibilità penale qualsiasi condotta formalmente antigiuridica per qualsiasi importo “evasivo” perseguito.
Il nuovo impianto normativo dei reati tributari (ed ora anche di quelli societari), immettendo soglie di punibilità da raggiungere (eccezion fatta per i reati di cui agli artt. 2 e 10 L. 74/2000) stabilisce termini e modalità tali da non consentire una facile generalizzazione delle condotte astrattamente punibili richiedendo, pertanto, un rinvio caso per caso per poter conoscere la reale rilevanza penale dell’illecito.
In linea di massima, visti gli importi previsti dalla legge quali soglie di punibilità, in molti casi, con riguardo ai normali redditi maturati da un amministratore di condominio, la condotta evasiva, al di fuori delle ipotesi previste dagli artt. 2 e 10 L. 74/2000, non raggiungerà i valori stabiliti per la punizione penale.

C. Cass., Sez. III, 10marzo 1999, n. 5056:

“Per individuare quali amministratori di condominio sono soggetti all’obbligo di tenuta delle scritture contabili, penalmente sanzionato dall’art. 1 comma 6 l. n. 516 del 1982 per come modificato dalla l. n. 154 del 1991, occorre riferirsi non tanto alla disciplina dell’I.V.A. quanto al combinato disposto degli artt. 13 d.P.R. n. 600 del 1973 e 49 d.P.R. n. 597 del 1973. Dopo la formulazione innovativa dell’art. 49 del Tuir l’amministratore di condomini non è considerato esercente una professione, e quindi non è soggetto né all’I.V.A. né all’obbligo di tenere i registri contabili, solo se non esercita altra attività professionale e amministra un determinato condominio senza impiego di mezzi organizzati”.

 

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