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Le tasse nascoste sugli immobili

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Non esiste solo l’ICI, l’IMU, o come chiameranno la prossima tassazione sulla casa.
Purtroppo gli immobili sono colpiti da costi, imposte e tasse più o meno esplicite, oltre alla famigerata quanto mutevole tassazione comunale sulla proprietà.

La casa è per alcuni un punto d’arrivo, per altri un punto di partenza; molti ne desiderano una, altri ne hanno due o più; il motivo per cui se ne desidera una è palese, il motivo per cui se ne hanno di più può essere vario ma, generalmente, la seconda casa è principalmente una riserva di valore oltre ad essere spesso un luogo per le vacanze.

Riserva di valore significa che rappresenta per i possessori un investimento, anzi, l’investimento, visto che spesso si preferisce investire i propri risparmi in qualcosa che sia certo, concreto, visibile, indissolubile e la casa rappresenta in pieno queste caratteristiche, diversamente da forme alternative di risparmio, che, per quanto sicure possano essere, non daranno mai, al possessore la gratificante impressione di concretezza e sicurezza che può dare una casa. Sia se è l’unica sia se ce ne sono altre, è importante conoscere quali costi comporta il semplice fatto di possedere un immobile. Oltre ai costi diretti, quali ad esempio la manutenzione, i canoni acqua, luce, gas, ce ne sono altri non immediatamente percepibili. Una casa significa ricchezza per noi e per il fisco, che sotto varie forme prende spunto da questa manifestazione di “ricchezza” per fare cassa.

IRPEF
La casa, ovvero la rendita ad essa attribuita, è una delle voce che partecipa alla formazione del nostro reddito e quindi, incide sull’IRPEF.
Inconsapevolmente e costantemente la nostra proprietà produce reddito; questo reddito può essere palese e gratificante se viene effettivamente percepito dal proprietario dell’immobile tramite, ad esempio, la locazione dello stesso o può essere nascosto, virtuale se, invece, lo si mantiene inutilizzato.
Il reddito che produce è determinato dal catasto, in base a caratteristiche quali l’ubicazione e la dimensione e si aggiunge agli altri redditi del proprietario per andare a formare il reddito complessivo lordo, punto di partenza per la determinazione dell’IRPEF. Solo il reddito prodotto dalla prima casa, ovvero quella in cui chi la possiede o i suoi familiari dimorano abitualmente non è soggetto a IRPEF.

Il peso che l’immobile ha sulle tasche di noi contribuenti è proporzionale alla rendita attribuita e “all’aliquota di tassazione relativa alla fascia di reddito”, spieghiamoci meglio: l’imposta (lorda, la determinazione di quella netta necessita di ulteriori calcoli) si calcola moltiplicando il reddito imponibile per l’aliquota; il reddito imponibile è la somma dei redditi che fanno capo alla persona fisica e l’aliquota è variabile in base al livello di reddito ovvero a fasce più alte di reddito corrispondono aliquote più alte e quindi a parità di caratteristiche dell’abitazione, questa “peserà” di più, dal punto di vista fiscale, per chi ha redditi superiori e meno per chi li ha inferiori.

Rifiuti Solidi Urbani
Le nostre amate quattro mura o meglio chi le vive, producono rifiuti per il cui smaltimento noi partecipiamo tramite il pagamento di una tassa. Questa di norma, è di competenza comunale (Tarsu) ma, progressivamente si sta sostituendo con una tariffa di competenza del gestore del servizio di smaltimento dei rifiuti (per quanto riguarda il comune di Roma, dal 1 gennaio 2003 si è sostituita la Tarsu con la TaRi, Tariffa rifiuti di competenza dell’AMA). La tariffa è calcolata in proporzione alla superficie dell’abitazione e al numero dei componenti del nucleo familiare e prevede riduzioni per le case messe a disposizione di persone non residenti, per chi non ha a disposizione cassonetti vicino casa (entro i 1000 metri) e per chi è in grado (e capace di dimostrarlo) di riciclare nel proprio giardino di casa i rifiuti organici. Sono inoltre previste esenzioni per i nuclei familiari che comprendono persone di oltre 60 anni, minori di 18 anni, disoccupati iscritti al collocamento da almeno due anni, cassaintegrati o lavoratori in mobilità da oltre sei mesi, lavoratori che hanno perso le indennità di cassa integrazione o mobilità nell’anno precedente, persone con invalidità non inferiore al 75%, persone affette da gravi malattie che causano gravi disagi nel lavoro o nella vita sociale, persone assistite dai servizi sociali comunali. Queste condizioni devono essere associate a determinati limiti di reddito del nucleo familiare e di valore degli immobili posseduti.

IVA
Nel caso di acquisto della casa da un’impresa, l’acquirente deve versare allo stato l’Iva, ovvero l’imposta sul valore aggiunto: l’aliquota è diversa a seconda che l’abitazione acquistata sia o non abitazione principale e in base alla tipologia ( di lusso o no), le aliquote sono del 4% se si acquista la prima casa, il 10% per le altre abitazioni non considerate di lusso e il 20% per quelle di lusso; sembrano differenze minime ma così non è visto che vengono applicate su importi notevoli. Ipotizzando un costo dell’abitazione di € 100.000, se la casa acquistata è agevolata, l’Iva sarà di € 4.000, altrimenti € 10.000 (non considerando la tipologia “lusso”) a parità di casa acquistata, il prezzo varia di ben 6.000 Euro ovvero 12.000.000 delle vecchie lire. Nel caso in cui l’acquisto sia effettuato da un privato, anziché da un’impresa, non si deve pagare l’IVA ma l’imposta di registro, corrispondente al 10% del valore della casa acquistata o al 3% nel caso che l’acquisto sia di abitazione principale.

ALTRE
Quelle viste sono le principali imposte, ma ce ne sono altre di minore entità e ancor meno visibili, pensiamo ad esempio alla tassa sui passi carrai, o sulla occupazione virtuale dei balconi, sulle griglie di aerazione delle intercapedini dei palazzi, quella per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (ad esempio per i ponteggi quando si opera una ristrutturazione) o l’imposta di bollo sulle ricevute dell’affitto, e chi più ne ha, più ne metta!

 

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