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Cohousing: pro e contro

Marketing - Pubblicato da redazione - Nessun commento

Il cohousing è un costume soprattutto statunitense ed è molto simile al nostro “affitto camere”. Nelle abitazioni statunitensi, ogni figlio ha la propria stanza. Intorno ai 18-20 anni, i figli vanno ad abitare al college o si rendono autonomi.

Questo significa che resta una stanza vuota, che viene spesso utilizzata con il cohousing. Come funziona? Il proprietario affitta la stanza lasciata vuota a un altro studente o a un giovane che ha necessità di abitare in zona per lavoro (solitamente, l’età degli inquilini non supera i 35 anni).

L’inquilino (pagando un affitto sulla stanza) vive a casa del proprietario e gli accessori vengono messi in comune per il quieto vivere. Naturalmente, anche l’inquilino ha degli obblighi: non può organizzare una festa con musica a palla se non è casa sua!

Le regole devono essere messe ben in chiaro nel contratto di affitto (che è identico a livello legale alle altre forme di locazione dell’appartamento). Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Iniziamo dai pro. Di questi tempi, avere della liquidità aggiuntiva fa sempre comodo, considerato che anche le bollette verrebbero divise equamente a metà tra proprietario e inquilino. Inoltre, se il proprietario è anziano o solo, avere la compagnia dell’inquilino (non di una badante!) potrebbe essere utile.

L’inquilino ha il vantaggio di risparmiare sull’affitto di un appartamento: considerato il target, alla fine serve solo un posto dove dormire e dove ristorarsi dopo una lunfa giornata al lavoro o all’università.

Passiamo agli svantaggi. Non sempre ci può essere compatibilità di carattere con l’inquilino, anzi. Entrambi ci perdono in termini di privacy. Negli States l’idea di avere un estraneo che gira per casa è più naturale rispetto al Bel Paese.

Tutto questo solo per un aiuto sulle spese. Sono in tanti quelli che ci pensano per cercare di tirare la cinghia e nelle grandi città il cohousing diventa un modo per combattere il generale rialzo dei prezzi per quanto riguarda gli affitti.

Ecco qualche dato: nel 2012 (fonti TG2 del 9 Gennaio 2013) si è rivolto al cohousing il 14% in più di proprietari rispetto al 2011, che aveva visto un aumento sul 2010 dell’11%.

Molte città si stanno già adeguando alla novità: è il caso di Bologna, che ha deciso di sfruttare il cohousing per risolvere i problemi degli studenti fuori sede che abbiano un reddito basso (ISEE alla mano), in accordo con l’Adisu locale.

Voi cosa ne pensate di questo fenomeno? Affittereste una stanza della vostra casa o accettereste di stare in affitto in casa del vostro proprietario? Vivete già un’esperienza simile e volete raccontarla? Lasciate un commento!

 

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