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Il Castello di Sambuci

Marketing - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Meraviglia, di questo piccolo paesino incastonato tra le colline verdeggianti, quanto sia piccolo in rapporto alla grandezza del castello feudale, fulcro (insieme alla chiesa parrocchiale ed al convento) della memoria storica di Sambuci, al punto che il Comune ha rilevato il fortilizio dall’ultimo proprietario, affrontando notevoli spese economiche per la completa ristrutturazione del grandioso maniero, affinché il castello torni ad essere cardine della vita cittadina e di tutti coloro che ne vogliono usufruire per tenervi congressi, attività culturali, cerimonie private e soprattutto per aprire ulteriormente al turismo, con il relativo indotto.

Le vicende del paese, il cui nucleo era abitato già al tempo dell’età del Bronzo, sono intimamente legate a quelle del Castello, la cui costruzione nelle forme attuali è avvenuta tra il XIII e il XVII secolo.
Si presenta come un ampio quadrilatero irregolare, con quattro torri angolari e si sviluppa su cinque livelli, di cui uno seminterrato, dove un tempo erano collocate le cucine e dove oggi è stato aperto un ristorante pronto ad accogliere i visitatori, dotato anche di spazio all’aperto.

Il piano terra era adibito a pratiche lavorative, allo studio e al culto, infatti come ogni castello che si rispetti c’è la piccola cappella privata, qui dedicata all’Arcangelo Michele, aggiunta dagli Astalli. Al primo piano vi erano le sale di rappresentanza, il grande salone per le feste e le stanze ad uso privato. Al secondo le stanze per gli ospiti, mentre il terzo, a tetto, come al solito caldo d’estate e freddo d’inverno, era destinato alla servitù.

Il collegamento tra i piani era garantito da uno scalone centrale monumentale che, come in tutti i castelli, veniva usato dalla nobiltà, mentre le altre due scale (una stretta scala a chiocciola interamente in pietra, che collega tutti i piani, e una terza vicina alla torre ovest) erano probabilmente usate dalla servitù. Non deve meravigliare la presenza di ben tre scale, in quanto non dobbiamo scordare che al tempo in cui il maniero era pure una fortezza, le guardie dovevano celermente salire sulle torri, per visionare dall’alto il feudo, mentre la servitù doveva salire e scendere usando la scala di servizio per non importunare i nobili!

All’interno vi sono affreschi seicenteschi che meritano di essere visti, basti dire che il pittore è Giovan Angelo Canini, avviato alla pittura dal Domenichino. Nelle sale prevale la pittura tipica dell’epoca, ricca di mitologia ed epica, nonché paesaggistica.

Purtroppo, negli anni sessanta, gli interni sono stati defraudati del mobilio e di tutti i suppellettili dall’ultimo proprietario, una società immobiliare dalla quale il Comune ha rilevato il malconcio castello, che i recenti restauri stanno riportando ad antico splendore; tanto da poter dire che gli ampi saloni, impreziositi dagli affreschi, sono davvero all’altezza di ricevere convegni d’alto livello o ricevimenti privati.

Galleria fotografica

Targa Astalli

Gerusalemme Liberata

Castello, piano terra, Sala della “Gerusalemme Liberata”. Gli affreschi sono ispirati al noto poema di Torquato Tasso, pubblicato poco prima a Roma nel 1593.

Apparizione dell'Arcangelo Michele a Goffredo di Buglione

Nella volta una grande cornice dentellata chiude l’episodio della “Apparizione dell’Arcangelo Michele a Goffredo di Buglione“.

Salone del Carro del Sole
Primo piano, “Salone del Carro del Sole”. L’affresco della metà del ‘600, fu portato qui dai marchesi Theodoli (proprietari del castello nell’ottocento), per salvarlo dalla distruzione quando fu abbattuto il loro palazzo in via del Corso a Roma.

Ercole

Particolare: Ercole.

Salone delle Prospettive

Al primo piano è il “Salone delle Prospettive”, il più ampio del castello, le cui finestre danno sul borgo e piazza Roma. Il nome lo deve alla prospettiva illusionistica, particolarmente cara nel seicento, tanto da raggiungere il virtuosismo: in primo piano, su finti piedistalli sono raffigurati Vulcano e Ganimede, Giove e Marte, Ercole e Mercurio, Nettuno e Apollo, tutti incorniciati in un doppio colonnato e sullo sfondo l’occhio spazia su scorci paesaggistici.

capitello

 

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