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Il quartiere Tuscolano e il palazzo di Largo Spartaco

Roma - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Il quartiere sottovalutato e ora riscoperto tra via del Quadraro e via Cartagine (1950-1954)

Erano i tempi in cui ci si preoccupava di costruire le case per il popolo di Roma, era il 1931, era l’anno in cui si predispose il piano regolatore per la città. I progettisti sognavano per la via Tuscolana, che collegava la città ai Castelli, una fila su ambo i lati di amene casette basse dotate di giardino davanti e di orto dietro: sacro e profano uniti insieme, secondo lo stile della pianura padana. Eravamo lontani dall’idea di un’edilizia intensiva, o meglio, se lo si fece nella Roma dei Savoia a fine ottocento, ora ad inizio novecento si era convinti che non andava più fatto; l’uomo doveva vivere in una condizione più umana a contatto con il verde. Ma la II guerra mondiale bloccò tutto, sicchè correva l’anno 1949 quando si preparò il piano particolareggiato. Il progetto urbanistico ebbe al suo attivo nomi famosi, architetti che si dedicavano a grandi opere e che idearono un modo innovativo di produrre edilizia per gli enti popolari, nomi come Mario De Renzi e S. Muratori, mentre al piano architettonico si aggiunsero L. Cambellotti, G. Perugini, D.Tassotti, L. Vagnetti.

Il Palazzo di Largo Spartaco

palazzo

Il palazzo con la sua forma aperta a boomerang non passa inosservato, probabilmente per l’uso (innovativo soprattutto negli anni cinquanta) di mattoni disposti in orizzontale e l’uso esterno e quindi estetico del cemento. Probabilmete si nota per la conformazione alta e maestosa a braccia aperte che pare accogliere il passante, delimitando così il comprensorio che va da via del Quadraro a via Cartagine.

Il palazzo riceve i viandanti con i suoi negozi di ogni genere, ma non li blocca, perchè al centro c’è un grande arco che lo attraversa da parte a parte, immettendo il passante nella dorsale di via Sagunto.

arco

Progettato e costruito nei primi anni cinquanta è un esempio architettonico sia per gli anni passati, sia per gli attuali. Sicuramente innovativo per tanti motivi:

  • l’orientamento garantisce la continua presenza del sole;
  • la disposizione permette all’aria di passare da un lato all’altro della casa, creando una “corrente” gradita soprattutto nei mesi caldi;
  • all’interno le scale avevano la predisposizione per il vano ascensore, che fu subito montato dagli inquilini, cosa non tanto diffusa a quei tempi a Roma;
  • sotto il palazzo erano stati predisposti i garages, cosa da sembrare avveniristica in tempi in cui ben pochi avevano l’automobile;
  • all’ultimo piano c’era sia l’alloggio per l’eventuale portiere, che non fu mai assunto, essendo gli inquilini soltanto dieci per scala, per cui l’appartamento fu diviso per dare uno “stanzino” ad ogni proprietario, mentre dalla parte opposta era stata progettata una zona comune con lavatoi e terrazze coperte per stendere i panni;
  • il palazzo sul davanti è dotato di una bella piazza trapeziodale, che all’origine era perimetrata con lastre di travertino, per la gioia dei bambini che andavano sui pattini o in bicicletta senza i pericoli della strada, e all’interno era abbellita con veri sanpietrini, montati a coda di pavone. Al riguardo non si sa più che fine abbiano fatto, perchè furono rimossi quando il Comune vi trasferì per qualche anno il mercato coperto limitrofo, bisognoso di restauro. Da pochi anni la piazza ha goduto del restauro necessario, ma i sanpietrini sono rimasti nel cuore dei vecchi abitanti.

arco centrale

Il palazzo si differenzia dagli altri caseggiati del gruppo INA, i cui appartamenti erano dati in affitto ai lavoratori dei più svariati ministeri, che solo in seguito hanno avuto la possibilità di acquistare la casa nella quale abitavano, quando gli Enti hanno dismesso tali proprietà. Invece le case del palazzo di Largo Spartaco vennero date subito negli anni ’50 a riscatto, cioè venne concertato un prezzo di vendita e la cifra suddivisa in tante rate mensili fino a completa estinzione. Il prezzo totale era di poco inferiore a quello dell’edilizia privata, quindi il vantaggio consisteva soprattutto nel poter pagare a rate, era in pratica una sorta di mutuo. L’Ente del resto poteva stare tranquillo in quanto i proprietari assegnatari erano impiegati ministeriali, con tanto di posto fisso e stipendio certo!
Prova del livello che si voleva attribuire al palazzo è l’installazione in ogni appartamento di una primordiale lavatrice posizionata all’interno della vasca. Si trattava di un piatto rotante inserito nel pozzetto della vasca da bagno a sedile. Avveniristico, per i tempi in cui le massaie erano ancora per lo più casalinghe abituate a lavare i panni a mano!

 

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