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Gli infissi esterni

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Tipologie, tecnica, risparmio energetico, incentivi fiscali

Sotto il nome di infisso intendiamo comunemente sia le porte che le finestre. In questo breve excursus tecnico, ci occuperemo solo degli infissi esterni o finestre che, oltre a riempire i vani vuoti dei prospetti degli stabili, assolvono a due funzioni fondamentali, quelle di illuminare e ventilare gli ambienti interni.
Sorvolando sui decenni più recenti, negli ultimi cinquecento anni la tecnologia degli infissi è rimasta pressoché immutata, vedendoli realizzati in legno nelle varie essenze presenti sui luoghi di realizzazione, composti essenzialmente di quattro parti principali: l’imposta esterna che nei luoghi più freddi era data da uno portellone (che più si adattava a contenere le basse temperature esterne), mentre in quelli più caldi da una persiana a lamelle inclinate così detta “alla romana” (che meglio assolveva al compito di fare penombra lasciando passare l’aria); il telaio che fissato alle murature assicurava robustezza e incernierabilità delle ante; le ante propriamente dette della finestra; i vetri posti al loro interno che le completavano.

Solo recentemente gli infissi esterni (e perché no, anche quelli interni) hanno visto uno sviluppo tecnologico che li ha radicalmente trasformati, se non nel loro aspetto esteriore che è rimasto sostanzialmente uguale, nella tecnologia dei materiali utilizzati, che hanno catapultato l’infisso verso una terza funzione, divenuta oggi prioritaria, quella di contenitore delle enormi dispersioni termiche, che attraverso di esso si trasmettevano, e di barriera acustica.

IL LEGNO
È l’infisso classico, sicuramente il più bello e il più amato e, quasi sempre, il più costoso. Un buon infisso in legno deve essere in “massello” o, secondo la più moderna tendenza, in “lamellare”. Le essenze più idonee sono il Mogano, il Rovere o l’Iroko, legni particolarmente duri e facili da essiccare. Ma si può anche usare il Pino o l’Abete che bene si adattano ad essere laccati. Il legno lamellare ha il vantaggio di un minore svergolamento essendo composto da lamelle della stessa essenza, incollate con l’andamento delle fibre in contrasto fra loro, al fine di annullare le naturali tendenze alla torsione. Peraltro oggi esistono trattamenti ignifughi e cicli di verniciatura acrilica atossica che, pur rispettando le normative europee, conferiscono agli infissi sicurezza e durata anche se a continuo contatto con gli agenti atmosferici.
Questo oggi, ma in passato i problemi non erano pochi. Per quanto si trovasse legno ben stagionato, il tempo inesorabile, il sole, il freddo e la pioggia, finivano per aggredire questo materiale naturale e “vivo” che, sopratutto se non bene e costantemente protetto da una buona verniciatura, finiva per degradarsi irreversibilmente, fino a seccarsi o marcire.

L’ALLUMINIO
Negli ultimi decenni l’alluminio si è prepotentemente diffuso nelle nostre case. Il basso costo, almeno inizialmente, la facilità di lavorazione per gli artigiani, l’illusione che esso risolvesse tutti i problemi di degrado e manutenzione del legno, ne hanno spinto una diffusione ai limiti della decenza architettonica (sono purtroppo sotto gli occhi di tutti infissi in alluminio anodizzato oro in fabbricati degli anni ’50 dove le finestre classiche erano rigorosamente laccate bianche). L’amara sorpresa l’ha poi conferita il tempo insegnando che questo tipo di materiale (con i trattamenti allora usati), oltre a provocare abnormi problemi di condensa interna, degradava al pari di altri, essendo soggetto a fenomeni di coppia galvanica, ovvero, per effetto dell’accoppiamento con altri materiali come il ferro, e in presenza di forte umidità (bagni e cucine), dava adito a deterioramento per corrosione.

La tecnologia è venuta però in aiuto, ed oggi l’infisso in alluminio ha raggiunto livelli di eccellenza. I fenomeni di condensa sono scomparsi grazie a serramenti realizzati con l’accoppiamento di due semi profilati, divisi da un giunto rigido di scoppiamento del ponte termico, realizzato mediante l’interposizione di un materiale struso. Anche i fenomeni di corrosione sono stati risolti, con specifici trattamenti di ossidazione anodica. Dal punto di vista architettonico poi, vuoi per i nuovi profilati con andamento stondato, che meglio si addicono ad una finestra per civile abitazione, vuoi per i moderni cicli di verniciatura, eseguita con polveri poliestere caricate elettrostaticamente, nei colori che più richiamano gli originali, consentono un prodotto di qualità e permettono alle migliori industrie del settore di garantire nel tempo i loro manufatti.
Una cosa è certa, oggi un bell’infisso di alluminio, non sfigura più anche in un appartamento di pregio.
L’ultimo grido però è quello di accoppiare i due materiali sopra citati, il legno e l’alluminio, onde ottenere un infisso composto da due parti distinte e separate, anche se assemblate assieme, quella esterna in alluminio, quella interna in legno. In questo modo si possono coniugare i pregi delle due tecnologie ed ottenere finestre che all’interno meglio si adeguino agli arredi, e all’esterno presentino un materiale maggiormente resistente agli agenti atmosferici. Va da sé che questa unione fa lievitare i prezzi di realizzazione, ma il risultato che si può ottenere vale di certo la spesa.

IL P.V.C.
Un materiale che nell’ultimo ventennio si è affacciato nel mondo dell’edilizia è il Cloruro di Polivinile o P.V.C.
Con questo ennesimo derivato del petrolio si fa un pò di tutto: dalle grondaie alle tubazioni, dalle canalizzazioni ai pozzetti, dalle tegole ai profilati per gli infissi.
Solo negli ultimi anni il P.V.C. perfezionando la propria formula chimica, ha raggiunto una buona stabilità temporale, superando tutti quei problemi che lo caratterizzavano come: la perdita di colore e la perdita di elasticità, che portava ad un invecchiamento precoce dovuto ad insopportabilità dei raggi ultravioletti; ecc.
Dopo i primi timidi tentativi di realizzazione di infissi, spesso naufragati in prodotti che volevano copiare, senza riuscirci, il legno, oggi l’infisso in P.V.C. ha trovato una propria dignità ed una qualità più che accettabile, che lo fa divenire un potenziale concorrente. A nostro parere i punti deboli di questo materiale restano sostanzialmente due: il primo di tipo tattile, poiché sembra che il comune limite di accettazione della plastica, non è ancora arrivato all’infisso; il secondo è il costo che ancora supera (se pur di poco) i limiti imposti da un mercato sempre più concorrenziale.

IL FERRO
Da un paio di secoli a questa parte gli infissi in ferro si sono sempre fatti, anche se quasi sempre sono stati utilizzati in ambito industriale. L’infisso in ferro ha il pregio della notevole robustezza, ma il difetto della freddezza dal punto di vista tattile, e della poca bellezza, in quanto i profilati prodotti industrialmente, sono sempre stati pensati per un impiego lontano dalla civile abitazione. Ciò stante, in taluni casi, ha trovato applicazioni anche nelle nostre case, soprattutto quando inserito nelle prime architetture moderne degli anni ’50. I processi di zincatura a caldo, hanno migliorato la resistenza alla corrosione per ossidazione e, di conseguenza, hanno ridotto notevolmente i cicli di manutenzione. Quello che nel ferro difficilmente si può risolvere, soprattutto se inserito nei moderni fabbricati in cemento armato, è il problema delle correnti vaganti che, in talune condizioni, scaricandosi attraverso le masse ferrose presenti, innescano processi di corrosione indotta.

GLI INFISSI SPECIALI
Quando parliamo di infissi esterni, non possiamo dimenticare che oltre alle comuni finestre, nelle loro varianti a una o più ante, le porte-finestre, gli angolari, la vetrata, ecc. vi sono infissi speciali necessari a risolvere problemi particolari come: dare luce ad un sottotetto o ad uno scantinato. In questi casi dovremo rivolgerci ad aziende specializzate, che raramente sono le stesse che producono i comuni serramenti. Questi allestiscono particolari infissi da inserire sulle coperture che più che essere dei lucernai sono delle vere e proprie finestre da tetto, complete di meccanismi anche elettrici di apertura, di scuri per la luce, di raccordi in piombo per l’inserimento fra le tegole del tetto, ecc. Anch’esse possono essere realizzate in legno o alluminio o con i due materiale insieme, a seconda delle esigenze del cliente. Di questo tipo di infissi vi è stato nell’ultimo ventennio un notevole sviluppo e con esso, e con l’applicazione di moderne tecniche industriali, sono considerevolmente scesi i prezzi di produzione.

Per dare aria (più che luce) agli scantinati o ai semi-interrati che tanto vanno di moda nelle recenti “villettopoli”, si opta per speciali infissi detti “finestre a bocca di lupo”. Questi sono realizzati essenzialmente da due parti: la prima è una finestra propriamente detta che viene in genere montata in alto, al limite con il livello esterno del terreno, la seconda è la vera e propria “bocca di lupo” posta all’esterno della finestra stessa, atta a contenere il terreno e a costituire il vano vuoto necessario a permettere il passaggio dell’aria e, in taluni casi, anche della luce.
Anche le “facciate continue” possono essere annoverate tra gli infissi speciali, essendo di fatto realizzate, se pure in grandi dimensioni, con profilati (in genere di alluminio) e vetro. Assolvono però a funzioni più complesse di una comune finestra, in quanto oltre ad acconsentire il passaggio di aria e luce, svolgono due ulteriori funzioni fondamentali: quella di paramento esterno dell’immobile, e quella di regolatore del clima interno, attraverso un complesso sistema di controllo dell’insolazione e della dispersione termica.

I SISTEMI DI CHIUSURA
I moderni infissi possono avere molti sistemi di chiusura, da utilizzare a seconda delle esigenze. Queste possono essere:
a battente, (la comune finestra)
a wasistas, (incernierata in basso con apertura in alto)
misto, (nei moderni infissi è sempre più utilizzato il doppio meccanismo di apertura sia a battente che a wasistas)
scorrevole, (spesso utilizzato per le vetrate, dove le due ante si sovrappongono scorrendo in senso orizzontale)
a scomparsa, (è il sistema scorrevole dove l’infisso scompare in un apposito vano ricavato nella muratura)
a ghigliottina, (è la finestra con la metà superiore fissa e quella inferiore scorrevole verso l’alto)
a compasso, (incernierata in alto con apertura in basso)
a bilico, (incernierata al centro, l’anta in genere apre con la parte superiore all’interno e quella inferiore verso l’esterno, il meccanismo ha insito un sistema di blocco per evitare il ribaltamento)
bilanciato, (usato nelle finestre da tetto, è composto da una doppia apertura con la metà superiore incernierata in alto e la metà inferiore incernierata alla metà superiore).

Un accenno è doveroso per i moderni sistemi di guarnizioni che oggi corredano ogni tipo di infisso.
La ricerca spasmodica del contenimento energetico, ha portato ad inserire nei moderni infissi vari tipi di guarnizioni atte ad evitare le dispersioni dall’interno verso l’esterno e/o le infiltrazioni di aria dall’esterno verso l’interno, quelle, per capirci, che una volta chiamavamo “spifferi”.
Questi sistemi, se da una parte hanno veramente migliorato la “tenuta” degli infissi, dall’altra, quando eccessivi, hanno provocato effetti collaterali di non poco conto come le condense interne e le muffe che spesso ne derivano. Se infatti è opportuno e necessario evitare di disperdere verso l’esterno il caldo e il fresco che climatizza un vano, tuttavia non si può eccedere sigillando gli ambienti, come facevano fino a molti anni or sono i vecchi infissi in alluminio. Le moderne guarnizioni, infatti, sono antivento, ovvero, in caso di pressione dall’esterno verso l’interno tendono a sigillare l’infisso, mentre in caso contrario, lasciano che la pressione (aria umida) scivoli verso l’esterno, evitando così il ristagno di aria viziata. Peraltro i moderni infissi prevedono comunque delle piccole fessure che permettono all’aria esterna di rientrare, compensando così le eventuali depressioni interne. Sono piccoli accorgimenti che sfuggono all’occhio del profano, ma che contribuiscono a fare la differenza fra un buon infisso ed uno scadente.

LE AVVOLGIBILI
Abbiamo accennato sui due tipi di imposte classiche che spesso corredano le finestre e che sono: gli sportelloni e le persiane. Ma soprattutto nelle città il sistema di oscuramento più utilizzato è la tapparella o avvolgibile o serranda.
Il funzionamento è ben noto e quindi non staremo a spiegarlo, diremo solo che possono essere manovrate elettricamente, per tramite di un motorino inserito all’interno del rullo avvolgitore, o manualmente in tre modi: con cinghia, con cordino continuo, con astina rigida girevole. Le avvolgibili possono essere realizzate con vari materiali come: il legno, il P.V.C., l’alluminio, l’acciaio, a seconda del grado di sicurezza richiesto.
L’avvolgibile si arrotola scomparendo in un vano che, a seconda di come è fatto assume un diverso nome. Si chiama celino se è di muratura con l’apertura di accesso posta sottostante attraverso uno sportello orizzontale che chiude il vano. Assume invece il nome di cassonetto se è costruito in legno o altro materiale (nei moderni serramenti è parte integrante della finestra stessa e l’insieme va sotto il nome di monoblocco), spesso parzialmente eccedente dal filo interno delle murature.

LE AGEVOLAZIONI FISCALI
Anche per la sostituzione dei serramenti si può beneficiare delle recenti agevolazioni fiscali con il recupero dall’IRPF dalla dichiarazione dei redditi, per una quota pari al 55% della spesa sostenuta, in tre anni. Questa pratica però non è così scontata. Vediamo quindi brevemente che cosa si deve fare.
Si deve inviare una preventiva comunicazione al competente ufficio finanziario.
I nuovi serramenti debbono avere prestazioni termiche che rispettino precisi limiti di trasmittanza calcolata, da un tecnico abilitato, in funzione della zona climatica di appartenenza, come previsti dal comma 345 della Legge 296/06 (finanziaria 2007). A questo proposito facciamo notare che per essere corrispondenti alle normative, gli infissi in alluminio debbono essere del tipo “a taglio termico”.

La detrazione è pari al costo realmente sostenuto, compresi gli oneri tecnici per le certificazioni.
La spesa deve essere pagata con bonifico bancario entro il 31/12 dell’anno di fatturazione.

 

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