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Aiutare l’ambiente ristrutturando casa

Edilizia - Pubblicato da Giorgia Manieri - Nessun commento

Se arriva il momento che ti stanchi del colore delle pareti di casa tua, oppure se i soffitti lasciano intravedere le ombre delle travi, o le pareti gli sbuffi anneriti dei termosifoni, poco male, basta una bella tinteggiatura o il cambio della carta da parati e con minimo disagio ti ritrovi un appartamento pulito, fresco, rinnovato, che ti dà la gioia di respirare tra le pareti di casa tua quel qualcosa di nuovo che rallegra la vita.

Purtroppo non sempre va così, a volte una casa apparentemente bella nasconde malattie croniche come quelle legate agli impianti idraulici o elettrici fuori norma, un po’ come una signora ancora attraente che cela però numerosi acciacchi; per cui capita nella vita, prima o poi, il “triste” momento in cui nel tuo nido entra quella valanga dirompente composta da muratori, elettricisti, idraulici e tecnici vari… A nulla vale ribadire il concetto che era proprio arrivata l’ora di dover rinnovare l’impianto elettrico perché non solo non era più sicuro, ma si poteva rischiare con un banale corto circuito di far prendere fuoco alla casa, oppure ripetersi che ogni due per tre si rompeva qualche tubo, oppure che il rinnovamento è imposto dalle mutate condizioni familiari, per cui va modificato addirittura l’assetto interno. Nonostante l’autoconvincimento, la ristrutturazione del proprio appartamento è tra gli eventi più duri da affrontare (pari ad un trasloco, catalogato dagli psicologi ad alto rischio d’instabilità psicologica: living ), sia per il caos al quale siamo sottoposti, sia per le scelte non sempre facili da effettuare, sia (diciamolo!) per la spesa spesso ingente a cui andiamo incontro!
Tuttavia è in queste circostanze che dobbiamo ricordare che anche noi, con il nostro operato, possiamo contribuire a dare una mano all’ambiente, non aspettando che dipenda solo dagli altri la salvezza del pianeta Terra.
Si possono insomma effettuare un’insieme di lavori che sulle prime incidono maggiormente sulla nostra tasca, ma che a lungo andare si traducono in un risparmio economico individuale e in un aiuto al mondo della nostra e delle future generazioni.
Vediamo perché ci conviene spendere qualche soldino in più.

Il nostro ambiente
L’effetto serra, un fenomeno naturale.
Se ne parla fino alla noia dell’aumento della temperatura causato dall’intensificarsi dell’effetto serra, ma, forse, non tutti sanno che quest’ultimo è un fenomeno naturale, e quindi esistito da sempre, che ha donato al pianeta una temperatura media intorno ai 15°C. Vediamo come avviene. Le radiazioni (raggi visibili e ultravioletti) che partono dal Sole e raggiungono la Terra in parte vengono assorbite dal suolo e dai mari, e in parte riflesse sotto forma di radiazione infrarossa, che come una pallina rimbalza e attraversa nuovamente l’atmosfera, ma tale emissione non riesce ad attraversare del tutto lo spazio, poiché una parte viene trattenuta da uno strato di gas, che la riflette di nuovo verso la superficie terrestre, tornando nuovamente a riscaldare suolo e acque. Fin qui si è trattato di gas benefici presenti in natura -anidride carbonica, o biossido di carbonio o CO2 (sostanza fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali, principale gas serra presente nell’atmosfera, il cui aumento come prodotto di rifiuto della combustione di fonti fossili, è responsabile per il 70% dell’impennata dell’effetto serra), metano o CH4 (l’80% dell’emissione è di origine umana che lo estrae ed usa come carburante fossile, e animale, per il processo di digestione del bestiame; il metano come gas serra è responsabile per il 23%), ozono o O3 formato da tre atomi di ossigeno, (essenziale alla vita sulla Terra per la sua capacità di assorbire i raggi ultravioletti provenienti dal sole. Lo strato di ozono della stratosfera può essere facilmente distrutto-buco dell’ozono- dai freon, gas derivati dal metano, largamente utilizzati dall’industria del freddo ed ora messi al bando), protossido di azoto o N2O (gas esilarante per i suoi effetti euforizzanti, è usato negli spay come propellente, perché quando viene spruzzato si espande producendo schiuma) infine clorofluorocarburi e vapore acqueo- tutti questi gas naturali hanno contribuito a proteggere il globo, tanto che, se non esistessero, la Terra avrebbe una temperatura di 33°C in meno rispetto all’attuale, per cui un naturale effetto serra rappresenta il benessere del nostro pianeta, è l’abuso prodotto dall’uomo che lo sta danneggiando.

Bisogna dire che questo equilibrio è durato fino all’epoca industriale, infatti da allora in poi le attività legate all’uso di combustibili fossili, la diffusione di mezzi a motore, il riscaldamento o il rinfrescamento domestico, associati all’aumento demografico, all’agricoltura intensiva, all’allevamento bovino e suino su larga scala, e alla deforestazione (distruggendo le piante si diminuisce l’azione di fotosintesi del riciclaggio del CO2) hanno portato a un’alta concentrazione di gas nell’atmosfera e quindi al surriscaldamento del pianeta.

Protocollo di Kyoto
Che non fosse una sensazione soggettiva l’aria divenuta irrespirabile soprattutto in città e nei pressi dei poli industriali, ma un dato rilevato dagli studiosi di tutto il mondo, è emerso nella volontà di siglare una carta planetaria dell’ambiente, un accordo internazionale sottoscritto a Kyoto, nel 1997, che impegna gli stati aderenti ad attuare una serie di tagli sulle emissioni dei gas serra. Ma nonostante che le polveri sottili attanagliano il respiro, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, per cui il protocollo è divenuto operativo solo otto anni dopo, cioè nel 16 febbraio 2005, allorché è stato ratificato da un numero di paesi (tra cui anche la Russia) tali da costituire il 55% delle emissioni globali di anidride carbonica stabilite nel 1990. Oggi gli stati aderenti, i grandi inquinatori, sono 150, per una quota di emissioni pari al 62%(sigh!). Purtroppo non è stato sottoscritto dagli Stati Uniti, poiché secondo gli USA ridurre i gas serra significa modificare i processi produttivi, con il rischio di contraccolpi economici. Certo che (bontà loro!) dovranno prendere a breve termine in considerazione il problema, visto che “per caso” anche gli americani stanno subendo una catastrofe ambientale appresso all’altra, causata indubbiamente dal mutamento climatico naturale, al quale l’uomo ha dato una vistosa accelerata.
I Paesi in via di sviluppo dovranno mantenere le stesse emissioni rilevate circa vent’anni fa, cosa davvero difficile da concretizzare se si pensa ai giganti industriali nascenti come la Cina, l’India e altri paesi orientali.
Per l’Unione Europea il compito è più gravoso, deve abbassare le emissioni fino all’8%, considerando che l’obiettivo generale da raggiungere tra il 2008 e il 2012 è una riduzione del 5% rispetto i livelli del 1990.
Per l’Italia, le difficoltà sono rilevanti, in quanto le sue emissioni anziché calare del 6% sempre rispetto i livelli del 1990, sono aumentate del 12%.

L’aria pulita in Borsa
Pare assurdo solo pensarlo ed invece è una realtà, praticamente le aziende che sono riuscite a ridurre le proprie emissioni oltre la quota stabilita, possono vendere il surplus alle aziende più inquinanti, che non hanno raggiunto il loro obiettivo e quindi “acquistano aria pulita”! In fondo, a guardar bene, si tratta di una compensazione a livello mondiale.
La commercializzazione delle quote di CO2 è ammessa dal protocollo di Kyoto ed è legata unicamente ai paesi aderenti, il prezzo è stabilito dalla Borsa di Londra, aggirandosi attualmente intorno ai 10 dollari la tonnellata.

Arginiamo il problema facendo la nostra parte
In considerazione della limitatezza della disponibilità di combustibili fossili, a parte il discorso del nucleare che va diffondendosi (volenti o nolenti) a macchia d’olio in tutto il mondo, resta da incentivare lo sfruttamento delle energie rinnovabili, prodotte cioè da fonti inesauribili come sole e vento, onde e correnti marine, calore prodotto dalla terra, riciclaggio di rifiuti industriali e urbani, utilizzo di biomassa.
Il 1° Gennaio 2008 inizieranno le verifiche sul raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto, l’Italia però è indietro rispetto agli altri paesi europei perfino per quanto riguarda il solare, nonostante la buona esposizione alla radiazione solare sul nostro suolo: dei 1.004,063 megawatt di energia prodotta in Europa nel 2005, ben 794 provengono dalla Germania e solo 30,3 dall’Italia.
L’Italia è povera di impianti solari, di quelli che all’inizio ti costano per l’installazione, ma poi senza altra spesa ti regalano acqua calda come per magia, come se fosse un gioco alchemico. Non vogliamo paragonarci con il nord Europa? Allora facciamolo con quella mediterranea: è pazzesco per noi Italiani, turisti a Rodi (un esempio tra tanti), dover vedere che sui tetti delle basse abitazioni di questa isola greca, sono cresciuti come funghi i pannelli solari!

Certo bisogna essere obiettivi, in città è possibile e da poco obbligatorio (almeno a Roma) realizzarlo nei palazzi di nuova costruzione, più difficile è concretizzarlo in quelli già esistenti, a causa delle problematiche di installazione delle condutture dell’acqua calda, che dal tetto devono essere portate attraverso i piani, nelle singole abitazioni.Un lavoro quasi apocalittico, paragonabile a quello di quando scoppiò il boom dell’istallazione dell’impianto di riscaldamento centralizzato o di ascensore, negli anni cinquanta e sessanta, nei palazzi che ne erano privi.
C’è da chiedersi: se nelle grandi città ci sono delle difficoltà oggettive da superare, perché il solare non prende piede nei piccoli centri o nelle abitazioni uni-pluri-familiari?

Inoltre ci dobbiamo sensibilizzare sulla necessità di migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici, regolando il più possibile il livello delle dispersioni (soffitti, pareti, vetri, pavimenti), ciò significa risparmiare sulla bolletta per dover scaldare meno casa d’inverno e doverla rinfrescare meno d’estate. In Italia le abitazioni consumano in media ben il 30% del fabbisogno energetico nazionale arrivando a quantitativi di energia 3-5 volte superiori rispetto a paesi dal clima più rigido, come la Germania, l’Austria, la Danimarca, che ricorrono a un buon isolamento termico, con il quale migliorano il clima interno, risparmiando o meglio non sprecando energia e danneggiando meno l’ambiente.

 

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